mercoledì 25 marzo 2026

SCIENZE - Geologia Lo zolfo di Agrigento

GEOLOGIA - La geologia moderna secondo il geologo inglese Charles Lyell è divisa in tre parti : litologica, stratigrafia e tettonica. La geologia studia le rocce e i minerali (litologica) di un posto, la loro giacitura, dimensione, spessore ed estensione ( stratigrafia). Il loro spostamento, sollevamento ed deformazione (tettonica). 


AGRIGENTO - Dove si trova ? Agrigento è un comune italiano di 55 205 abitanti, capoluogo dell'omonimo libero consorzio comunale in Sicilia. 


AGRIGENTO - Agrigento la sua storia. Fondata dai Greci intorno al 580 a.C., Agrigento sorge in un territorio in cui si insediarono i vari popoli che lasciarono traccia nell'isola. Già sede di popoli indigeni che mantenevano rapporti commerciali con egei e micenei, il territorio agrigentino vide sorgere la polis di Akragas, fondata da Geloi di origine rodio-cretese. Raggiunse il massimo splendore nel V secolo a.C., prima del declino avviato dalla guerra con Cartagine. Nel corso delle guerre puniche venne conquistata dai Romani, che latinizzarono il nome in Agrigentum. --


AGRIGENTO - Sono stati una piaga sociale per diversi decenni in Sicilia e in particolare nella povera provincia di Agrigento. I “carusi”, termine con cui in dialetto siciliano si intende un ragazzino sui 5-12 anni, venivano mandati a lavorare in miniera. La storia inizia intorno al 1700 e attraversa due secoli, fino ai primi decenni del 1900. Di loro si sono occupati Prefetti, onorevoli, studiosi, per denunciare le condizioni di lavoro a cui erano sottoposti. Ma fu tutto inutile. Nel 1863 il Prefetto di Girgenti Carlo Bosi era molto preoccupato per "l’improba fatica" di quei ragazzi, i carusi, che a migliaia lavoravano nelle miniere della provincia. Per il rappresentante del governo si tratta di un lavoro "che nuoce al loro sviluppo e altera la loro fisica costituzione, in guisa che gli zolfatari muojono giovani ancora". (dal discorso inaugurale del consiglio provinciale di Girgenti del 1864, pronunziato dal Prefetto Carlo Bosi). Ma è soprattutto l’inchiesta parlamentare di Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino del 1876 a mettere sotto accusa la condizione dei fanciulli nelle miniere: "percorrono coi carichi di minerale sulle spalle le strette gallerie scavate con pendenze talora ripidissime...Il carico varia secondo l'età e la forza del ragazzo, ma è sempre molto superiore a quanto possa portare una creatura di tenera età, senza grave danno alla salute e senza pericolo di storpiarsi". * Balarm 

AGRIGENTO - In una relazione del 1880 di un medico di Girgenti al consiglio sanitario leggiamo : "I modi che gli imprenditori di questi fanciulli ( n.d.r. che erano i picconieri) adoperano per sollecitarli nel trasporto dello zolfo sono dapprima i più crudeli pizzicotti, tali da lasciare nelle carni delle livide sugellature per molti giorni; poscia, quando questi non bastano bruciano, o fanno bruciare dai commessi, per mezzo delle lucerne accese i garretti o i polpacci delle gambe dei poveri fanciulli sino a produrre delle scottature sulla cute. Io sono stato chiamato parecchie volte dagli istruttori e dai pretori per riferire sulla natura e sulla causa di siffatte maniere di violenze. Io ne posso fare testimonianza" (citato in Luigi Valenti, Le miniere di zolfo in Sicilia, Torino 1925,).
* Elio Di Bella 2021


CARUSI - “I Carusi” è un dipinto del 1905, presentato all’ Expo Internazionale di Milano nel 1906, oggi conservato nella Galleria d’Arte Moderna di Palermo. L’opera fu preceduta da una serie di bozzetti attestanti un attento lavoro di indagine fatto “sul campo” (durante il soggiorno presso il barone La Lumia proprietario di alcune miniere di zolfo) seguendo il principio realista della “verità oggettiva” senza infingimenti ed edulcorazioni a costo di suscitare scandalo. Qui, l’autore potè fare esperienza diretta delle condizioni di vita e lavoro indicibili dei ragazzi delle miniere, del loro calvario quotidiano: chiusi nel sottosuolo, dovevano muoversi in cunicoli bassi e stretti, in rettilineo e in verticale; dovevano sopportare la  carenza e spesso la privazione dell’acqua e del cibo necessari; vivevano in condizioni di orribile promiscuità, alla mercè delle botte e spesso degli abusi sessuali dei loro aguzzini.








AGRIGENTO - La scienza. La geologia di Agrigento ci dice che prima si sono deposti i gessi di Realmonte nel Miocene, poi calcari marnosi bianchi che si trovano presso Scala dei Turchi nel Pliocene, poi le calcareniti gialle di Agrigento presso la cava di Cusa. -- Lungo la linea di vista di Agrigento si giunge alla Scala dei Turchi, luogo famoso per il mare ma anche per il promontorio che mostra le rocce bianche e tenere che formano il sottosuolo. Una roccia tenera e farinosa fatta da sedimenti fini e piccoli gusci di microscopici fossili datata pliocene, posti sopra i sali e gessi del Miocene. Il posto per n pò ci ricorda le bianche scogliere di Dover (Inghilterra) per colore, posizione e simile genesi. -- Cusa è una antica cava di pietra arenaria di colore giallo di origine marina estratta dal sottosuolo agrigentino. E' stata cavata, tagliata, scolpita per fare i templi di Agrigento. Si tratta di una pietra sabbiosa, porosa di origine marina, che dopo essere stata cavata diventa dura e resistente per fare colonne e blocchi di pietra per fare mura e pareti interne delle abitazioni. In pochi casi è stata usata per ornamenti e sculture perché tenera e dura pochi anni perchè facilmente friabile. Nonostante tutto è stata usata anche per grosse statue antiche, i Talamone di Agrigento. Un Telamone è una grossa scultura in calcarenite.






AGRIGENTO - L'economia - La Sicilia è terra ricca di storia, arte, cultura e tradizioni frutto delle mani e delle menti sapienti di filosofia, principi, artigiani, agricoltori e pescatori. Nel secolo nasce l'industria chimica in Europa si trova in Francia, Germania e Inghilterra. Lo zolfo di Sicilia è stata una delle più importanti risorse minerarie della Sicilia, non più sfruttata. L'area interessata dai grandi giacimenti è quella centrale dell'isola ed è compresa tra le province di Caltanissetta, Enna ed Agrigento: L'area è anche nota ai geologi come altopiano gessoso-solfifero. La domanda di zolfo è elevata e viene estratto da rocce siciliane, cotto e colato in stampi di legno. Trasportato a destinazione come : Marsiglia e Londra da navi italiane, inglesi e francesi. Nelle miniere di zolfo si scava a mano e con pochi mezzi in mezzo alla polvere e al caldo, ci si illumina con torcia e candele. Il rischio del gas velenoso e di una esplosione è sempre presente. Nella letteratura e nell' arte siciliana parlano della vita dei siciliani, dei minatori e dei ragazzi (caruso) costretti dalla miseria ad estrarre il minerale che andrà ad arricchire poche persone. Il padre dello scrittore siciliano Luigi Pirandello premio Nobel possiede e gestisce una solfatara. Pirandello ha lavorato e ha parla delle miniere di zolfo nei suoi romanzi.  Oggi le miniere sono state chiuse per esaurimento del minerale e  restano solo vecchi ricordi, foto, mappe, studi e attrezzi di miniera che riempiono un museo, libri, film che raccontano la dura vita dei minatori siciliani. * Elio Di Bella


REALMONTE - Alla fine del Miocene circa 30 ma i movimenti lenti dei continenti come Africa e Europa chiudono lo Stretto di Gibilterra, così il Mediterraneo diventa un grande lago salato. In seguito al clima caldo e secco l'acqua di mare evapora e sul fondo del mare si depositano sali e gessi. I resti di questi sali ancora si trovano sul fondo del mare coperti da nuovi sedimenti. Solo in pochi punti riaffiorano, sollevati, piegati e schiacciati dai movimenti tettonici. In Sicilia ci sono molte zone dove è possibile vedere questi sali e gessi come a : Caltanissetta e Agrigento. La cattedrale di sale di Realmonte è una miniera dove viene ancora estratto conto mezzi moderni sale minerale. Chiamata cattedrale per le dimensioni, per il tetto, la volta che ci avvolge man mano scendiamo nelle viscere della terra. Qui nel profondo la roccia viene grattata da macchine meccaniche e il sale caricato su nastri mossi da motori elettrici che lo portano fuori. Tran parte del sale è destinato all' agricoltura e all'industria chimica. Le macchine meccaniche producono fumo e il ricambio d'aria operato da potenti pompe è obbligatorio. Il sale evaporitico viene estratto dalla miniera di Realmonte. * Antonio Fiannanca 2025


ZOLFO - Il ritrovamento di alcuni frammenti di una Tabula Sulfurea con scritto in rilievo “Officina Commodiana” presso c.da Puzzu Rosi, conferma che  gli antichi romani sfruttassero il minerale Comitinese a partire dal 180 d.C. e che già nel XVI sec. a.C. gli abitanti  di un villaggio preistorico sul colle Cumatino (monte Castellaccio), pare intensificassero commerci legati allo zolfo con i popoli Egei. -- A fine ottocento lo zolfo viene estratto da decine di miniere ad Agrigento. Il minerale di colore giallo viene poi macinato e fuso e colato in stampi di legno. Forni di pietra a forma di torre vengono caricati dall'alto e poi viene acceso il fuoco grazie alla legna. Il calore del forno fond lo zolfo che dopo cola e fuoriesce dal basso e riempie gli stampi   Si ottengono i pani di zolfo del peso di 30 kg. 

CALCARONE - I calcarone erano disposti a piano inclinato con mura robuste e più alte nella parte anteriore dove si apriva l'apertura per l'uscita del minerale. L'operazione di riempimento era condotta con grande perizia: il minerale, trasportato dai carusi con gli stiratura, era preso in carico dagli inchitura che deponevano i pezzi più grossi per formare i curritura cioè le vie che dovevano attraversare la massa fusa, mentre il resto si ammassava avendo cura di lasciare gli sfiatatoi o pupalori che alimentavano e favorivano l'accensione. Dopo che il calcarone era colmo si ricopriva con rosticci di zolfo, lasciando libera qualche parte per l’accensione. Qualche giorno dopo cominciava la culata dell’ogliu, che poteva durare anche un mese; l’olio, scorrendo attraverso un canaletto fisso, era raccolto in forme di legno, i graviti. Terminata la fusione, gli scarcaratura, dopo il raffreddamento, abbattendo il diaframma costituito dal muro dalla parte anteriore del calcarone, cominciavano dal basso lo svuotamento deponendo i rosticci o ginisi ad una certa distanza. 



 
Foto di miniera di sale di realmonte




Foto dipinto di minatori di zolfo di Renato Guttuso




Foto di minerale cristalli di zolfo




Foto di marne bianche (Fm Trubi) costa agrigentina a Scala dei Turchi




Foto di tempio di Agrigento


Foto di calcarenite di cava di Cusa 

Foto di Talamone in calcarenite



LETTERATURA :

Baldacci Luigi 1877 - La carta geologica della Sicilia 

Barone Giuseppe 2000 - Zolfo: economia e società della Sicilia industriale

Curcuruto Michele 2001 - I signori dello zolfo .

Mottura Sebastiano - Lo zolfo di Caltanissetta 

Ruggieri giuliano 1970 -  Crisi di salinità del Messiniano 













martedì 24 marzo 2026

SCIENZE - GEOLOGIA IL MERCURIO DEL MONTE AMIATA (SIENA)




SIENA - Esistono paesi che vivono la loro storia con tragica intensità, la percorrono come un racconto ben scritto dove ad ogni tappa fondamentale si condensano emozioni intense, lacrime amare e affetti profondi. Abbadia San Salvatore, in provincia di Siena, è uno di questi paesi. Negli occhi dei suoi uomini si ritrovano la tenacia e la passione di chi ha vissuto un destino spesso imposto dagli eventi, ma invece di rimpianto e lamentazione hanno saputo riconoscervi senso del dovere e di appartenenza. Il paese riposa all’ombra del Monte Amiata, una terra selvaggia e generosa. La “montagna madre” provvede alla sua famiglia con acqua, carbone, legname e castagne. Ma il destino della regione cambia radicalmente quando nell’ottocento viene scoperto un enorme giacimento di cinabro, la materia prima da cui ricavare il mercurio. L'”argento vivo” è di fondamentale importanza per la produzione di strumenti di precisione e per l’industria bellica, e così cominciano ad aprire le miniere. Prima quelle del Siele nel 1866, poi le miniere di Solfarate nel 1873, Cornacchino nel 1879 e Abbadia San Salvatore a inizio secolo. Il mercurio amiatino arriva a costituire il 50 percento della produzione mondiale, e solo nella miniera di Abbadia verranno a impiegati fino a 2000 uomini. All’inizio i minatori sono costretti a lavorare senza alcuna protezione e senza assistenza sanitaria. La paga non è fissa, ma dipende dalla quantità di minerali estratti, perciò si lavora in qualunque condizione, anche le più pericolose. Le frane, gli esplosivi difettosi, i pesanti carrelli con cui trasportare minerali e persone. In miniera ogni angolo nasconde una minaccia, ogni momento è fatica e sacrificio. Il novecento apre le porte alle contestazioni sociali, alla sinistra operaia, alle proteste per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. In tanti vengono incarcerati o mandati al confino con l’accusa di comunismo. Viene fondata la Società di Mutuo Soccorso per riportare la pace sociale in periodi di lotte operaie e per controbilanciare la riduzione dei salari nei periodi di crisi economica. A partire dal 1910 si costruiscono opere di interesse collettivo come fognature, teatri e scuole. Arrivano le colonie estive per i figli dei minatori, le attività sportive e culturali, la banda e la compagnia teatrale. La “grande mamma” ora è la miniera, e il paese che allatta cresce fino a comprendere oltre 8500 abitanti negli anni sessanta. Ma le strutture create vanno ben aldilà delle modeste dimensioni della comunità badenga. Le piscine, i teatri, i musei, sono “struttre tipiche di una cittadina ben più importante, che ora facciamo fatica a mantere” ammette il vicesindaco e assessore alla cultura Patrizia Mantengoli. Infatti la storia raggiunge un altro punto di svolta nel 1976, quando chiude per sempre l’ultima miniera amiatina. L’industria chimica ha creato materiali sintetici molto più economici del mercurio, e ora il cinabro è diventato obsoleto. Il paese regredisce, la popolazione è in calo, c’è bisogno di nuove risorse e nuove attività economiche. Eppure non bisogna dimenticare gli uomini e le donne che con il loro sacrificio hanno permesso anni di prosperità e sviluppo. Con tale scopo viene fondato il Parco Museo Minerario, dove sono racchiusi la storia, i cimeli e le testimonianze di questo straordinario percorso. La Galleria Livello VII, una sezione restaurata della miniera, è un percorso guidato che illustra da vicino la vita in miniera e le fasi del’estrazione. A guidare i visitatori sono alcuni ex minatori, come Paolo Contorni, classe 1932, minatore, figlio e nipote di minatori. I modi gentili e pacati, la voce che talvolta tradisce un’emozione sincera, il signor Paolo racconta con parole che lui stesso definisce “semplici e modeste” cosa voglia dire essere un minatore. Quel senso di appartenenza a una comunità che senza lamentarsi, senza accusare le ingiustizie del destino, giorno dopo giorno entrava nel sottosuolo fino a veder scomparire ogni traccia di luce dietro di sé. Il rapporto indissolubile tra il minatore esperto e il suo giovane aiutante, pronti entrambi a sacrificare la vita per il compagno, consapevoli della sua fondamentale presenza senza mai riuscire a vederlo. La paura e l’angoscia ad ogni allarme. Il buio. Ecco cosa significa per il signor Paolo essere badengo, appartenere a una comunità di minatori. Una comunità legata alla sua montagna, ai castagni che vi crescono in superficie e ai minerali celati nel sottosuolo. * Flavio Alagia

 

MERCURIO - Il mercurio veniva usato dai dentisti per fare delle otturazioni dentali.Dopo avere scavato un dente, questo veniva riempito di una lega di mercurio. L’amalgama dentale che viene utilizzata dai dentisti per riempire le cavità dei denti dei loro pazienti è tradizionalmente composta da una miscela di mercurio e una lega metallica, che contiene argento, stagno e rame. Nel giorno della Conferenza di Ginevra sulla Convenzione di Minamata, parliamo di mercurio: un metallo pesante dannoso per ambiente e salute. Ecco dove si trova ancora nelle nostre vite quotidiane e quali sono le alternative. Sono passati più di due anni dall’entrata in vigore della Convenzione internazionale di Minamata, un trattato globale per proteggere la salute umana e l’ambiente dagli effetti negativi del mercurio, ma la produzione di svariati prodotti contenenti questo metallo pesante continua in tutto il mondo. Da oggi, fino al 29 novembre, si tiene a Ginevra (Svizzera) la terza conferenza di aggiornamento della Convenzione: la buona notizia è che è stata sviluppata un’ampia gamma di alternative, sicure e altamente funzionali, ai prodotti contenenti mercurio. * Francesco Rasero

MERCURIO - Indossi gioielli d’oro? Se è così, è possibile che chiunque abbia estratto il metallo che è finito in un anello, negli orecchini o in una collana, abbia usato il mercurio per separare l’oro dagli altri materiali con cui esso viene estratto. Infatti, l’estrazione artigianale dell’oro rappresenta la più grande richiesta di questo metallo pesante a livello mondiale ed è anche il più importante fattore che contribuisce alle emissioni combinate di mercurio. Nel 2018, stando ai dati delle Nazioni Unite, l’estrazione su piccola scala ha emesso circa 800 tonnellate di mercurio nell’aria, circa il 38% del totale globale, e ha anche rilasciato circa 1.200 tonnellate nella terra e nell’acqua. L’avvelenamento causato da tale metallo pesante rappresenta anche una seria e diretta minaccia per la salute dei circa 15 milioni di persone che lavorano nel settore in tutto il mondo. * Francesco Rasero

MERCURIO - Le batterie a bottone, usate in molti apparecchi elettronici di piccole dimensioni (dagli utensili da cucina agli orologi, fino alle scarpe per bambini che si illuminano quando camminano), di solito contengono mercurio. La quantità è tale da non rappresentare una minaccia per l’ambiente o la salute umana se le batterie vengono riciclate in modo appropriato, ma qualora finiscano in un inceneritore o in una discarica inadeguata, allora il contenuto al loro interno può fuoriuscire e contaminare l’aria o le acque sotterranee.

MERCURIO - Nella combustione del carbone. La combustione del carbone, innanzitutto per produrre energia elettrica, oltre a essere tra i principali responsabili dell’inquinamento atmosferico e del cambiamento climatico, è responsabile di circa il 24% delle emissioni globali di mercurio. Tale dato è triplicato dal 1970, con la sempre maggiore richiesta di energia. 

 

 FOTO : Sotto foto di roccia cinabro e minerale di mercurio, polvere di mercurio detto il vermiglione, il vulcano Monte Amiata, batterie elettriche contengono mercurio 

 

Cinabro - Wikipedia

 

Cinabro - Pigmenti.net

 

 

 Mercurio nella vita quotidiana: dove si trova, quali alternative -  eHabitat.it

 

 

lunedì 15 settembre 2025

SCIENZE - La scala dei tempi e fossili che racconta la storia della vita

 PALEONTOLOGIA - Paleo significa vecchio e antico. paleontologia è lo studio di cose antiche come : la preistoria, i fossili e le ere geologiche, i cambiamenti ambientali verificatisi nel nostro pianeta Terra. Il paleontologo è una naturalista e un naturalista è sempre un pò Rpaleontologo. Il naturalista studia cose vive come le piante e gli animali. Il paleontologo studia resti fossili di piante e animali morti, sepolti, che si sono conservati in mezzo alle rocce del sottosuolo. Una volta scoperti, i fossili vengono cavati ed estratti dal sottosuolo..Famosi paleontologi e geologi sono : George Cuvier (---------) naturalista francese, Charles Darwin (-------) naturalista inglese; Giovanni Cappellin  (--------) natuiralista di Bologna; Gaetano gemmellaro (---) naturalista di Catania e Palermo.   


 .



FOSSILI - I fossili sono i resti di animali e piante vissuti molti milioni di anni fà, in epoche passate chiamate ere geologiche come : Paleozoico, Mesozoico e Cenozoico o periodi geologici come : Giurassico, cretaceo, Miocene. Lee ere geologiche sono quattro e durano centinaia di milioni di anni (ma). I periodi geologici durano meno.  Vediamo lo schema sotto dal piu giovane e recente  : 

Antropozoico (Pleistocene) dura 2 ma

Cenozoico dura 70 ma

Mesozoico dura 186 ma

Paleozoico dura 296 ma





LEONARDO - Chi è stato il primo paleontologo ? Leonardo da Vinci è pertanto considerato da alcuni studiosi come il padre fondatore della paleontologia, in quanto interpretò la vera natura dei due maggiori gruppi di fossili, ossia i resti fossili (residui del corpo di organismi) e gli icnofossili (tracce lasciate da esseri muovendosi su un substrato).



PLEISTOCENE - Un periodo breve di 2 ma dove compare la specie umana homo sapiens cioè la nostra specie e genere a cui apparteniamo l'Uomo.  Un periodo che vede importanti cambiamenti come le glaciazioni e la migrazione di fauna e flora. Quando cambia l'ambiente anche le specie si adattano, si spostano o muoiono. L'alternarsi di caldo e freddo seleziona le specie. Un orso polare vive al polo nord. La sua pelliccia è di colore bianco come il ghiaccio e lo tiene caldo. Una giraffa ed un elefante vivono in Africa, in una zona calda e ricca di vegetazione.  Quando arriva una glaciazione gli animali indossano una pelliccia per ripararsi dal freddo. E' il caso dell'elefante lanoso o Mammuth. 

MAMMOUTH - Quando muore un Mammouth le sue ossa se sono sepolte possono conservarsi e non andare distrutte. Dono i fossili di Mammuth che troviamo sparsi in Europa, in Siberia, In America nelle zone vicino il polo nord ed in zone fredde. Trovare un fossile di Mammouth è un fatto raro ed importante. Questo significa che dopo uno attento studio paleontologico da parte di un naturalista che cura, conserva ed espone i resti fossili dentro un museo di scienza naturali. Vediamo anche fossili nei film e nei libri per ragazzi, nei documentari, nei cartoon. Dove sono stati trovati i mammouth ? In Italia in Toscana ... Lo sapevi che il mammut L’Aquila, uno degli scheletri più completi in Europa, fu scoperto quasi per caso? Questa scoperta, fatta nel 1954 vicino alla città abruzzese, ci offre una finestra su un passato remoto davvero sorprendente.


FIRENZE - I fossili di animali morti milioni di anni fà si trovano al Museo di geologia e paleontologia di Firenze. Per fortuna i resti fossili non sono andati distrutti. Si sono conservati in mezzo a strati di sabbia e argilla. Spesso si trovano fossili di animali vertebrati preistorici (tigri, elefanti, cervi) vicino i laghi o fiumi. La conservazione in fondo al lago dei resti animali veniva garantita dai sedimenti  di argilla che si depositavano sulle carcasse ed agivano praticamente da isolante. Questi detriti hanno anche provocato la formazione del particolare fenomeno naturale delle Balze del Valdarno. Gli innumerevoli ritrovamenti sono stati possibili specialmente grazie agli scavi avvenuti nell’ex bacino minerario di Santa Barbara, più recentemente a Pian di Scò nelle vicinanze del torrente Resco, ma anche casualmente dai contadini nelle campagne. Alcuni reperti si trovano al Museo Paleontologico di Montevarchi, ma vista l’enorme quantità di ritrovamenti, molti altri si trovano anche al Museo di Storia Naturale di Firenze. Fossili esposti al Museo di Firenze.






EOCENE - All’inizio dell’Eocene la distribuzione delle terre emerse e dei mari non differisce molto dall’attuale. Questo significa che l'Europa, l'America e l'Asia era in parte emersa. Si ha, infatti, una grande area continentale in corrispondenza dell’Europa del Nord sulla quale si estendono mari epicontinentali (es.: bacino di Parigi) e un vasto dominio marino mediterraneo a Sud. Successivamente si ha un’importante inversione del rilievo, poiché, in seguito al manifestarsi dei fenomeni orogenetici alpini, si delineano grandi catene montuose in corrispondenza delle precedenti depressioni geosinclinali. Infatti i movimenti dell’orogenesi alpina, già enunciatisi nel periodo precedente, si accentuano e portano alla formazione della catena pireneo-provenzale. L’attività magmatica è piuttosto intensa in relazione ai movimenti orogenetici. Il clima è ben differenziato e in tutta l’Europa ha carattere tipicamente tropicale. I resti fossili in buona parte marina denunciano una grande diffusione di foraminiferi, particolarmente delle Nummuliti, una ricca fauna di lamellibranchi e gasteropodi, di crostacei brachiuri, di pesci, e un notevole sviluppo di mammiferi. -- I più famosi strati dell'Eocene sono probabilmente quelli di Bolca nel Veneto, in cui sono stati rinvenute più di 160 specie di pesci, 250 specie di piante, crostacei, insetti, rettili ed uccelli. Un altro giacimento a conservazione eccezionale di età eocenica è quello di Messel in Germania, che ha fornito moltissimi resti di vertebrati tra i quali il Buxolestes ed il Diacodexis.




Echinidi dell' eocene della Florida, USA. 




EOCENE -  le nummuliti sono piccoli fossili della dimensione di una moneta. Tagliate e lucidate le rocce le sezioni mostrano quello che si vede nella foto sotto :






Ecco come si presenta l'eocene nella parte emersa. Una costa con pianura, poche colline e una catena montuosa che si sta sollevando. Grandi mammiferi e vertebrati vivono in mezzo a prati e boschi e foreste. Ci sono tutti le classi : pesci, anfibi, rettili, uccelli e e mammiferi. Manca solo l'uomo.  Ci sono gli antenati dei maiali soprattutto i Ruminanti (pecore, capre e vacche), che avendo saputo sviluppare un apparato digestivo particolare, li fece diventare gli erbivori dominanti.
 
   










CRETACEO - Il Cretaceo prende il nome da creta un sedimento fine che si deposita nel bacino di Parigi.  I dinosauri sono enormi rettili che si sono estinti a fine Cretaceo. I rettili compaiono nel Permiano. Agli inizi i rettili erano animali che discendono dagli anfibi e il nome significa che strisciavano. Hanno 4 zampe piccole  come i coccodrilli. I dinosauri si evolvono nel Giurassico e alla fine del Cretaceo sono estinti. Sono caratteristici del Mesozoico. Comparvero nel Trias e già alla fine di questo periodo erano diffusi abbondantemente. Questo significa che ci sono rettili sia a terra che a mare. Anche un tipo di rettile inizia a volare. Durante il Mesozoico conquistarono tutti gli ambienti: acqua, aria e, in particolare, terra, dove avevano un ruolo dominante, con forme sia erbivore (Diplodoco) sia carnivore (Tirannosauro), anche ad andatura bipede; la maggior parte era di dimensioni eccezionali (fino a 40-50 t di massa), ma alcuni non erano più grandi di un gatto (fig. 1). Al termine di questo periodo i Dinosaurri. si estinsero completamente, per cause non ancora del tutto chiarite. la teoria dell'asteroide spiega che la Terra fu colpita da un meteorite e le polveri si sollevarono oscurando il sole. In seguito l'inverno glaciale fece morire i dinosauri sopravvissuti all'impatto di fame e di freddo. Senza luce le piante sono destinate a morire. Se muoiono le piante non ce cibo per gli erbivori, e senza erbivori i carnivori sono destinati pure a morire. Avevano cranio piccolo con due arcate temporali, osso quadrato fisso, denti impiantati in alveoli (tecodonti), vertebre di tipo vario (opistocele, procele, anficele, platicele), ossa cave, arti anteriori meno sviluppati dei posteriori, corpo talora rivestito di dermascheletro, in forma di solida corazza con placche e aculei. 




UCCELLO - In Germania veniva estratta una pietra da incidere e usare per la stampa su carta (Xilografia). In mezzo alle rocce venne trovato un famoso fossile di uccello rettile. L' Archeopteyix  è un uccello fossile che vive tra la fine del Giurassico e l'inizio del Cretaceo rinvenuto a fine ottocento in una cava di pietra in Germania :













GIURASSICO - Il giurassico prende il nome dalle montagne del Giura al confine con Francia, Italia e Svizzera. In questo posto in mezzo alle rocce si trovano conchiglie fossili come le ammoniti. hanno dimensioni sia piccole che grandi, e sono fatte da un guscio carbonatico avvolto a spirale. Compaiono nel Giurassico e arrivano fino al Cretaceo. hanno una rapida evoluzione, questo significa che registrano lenti ma continui cambiamenti nella dimensione, nella forma e nelle abitudine. Ogni genere contiene specie diverse. E' il segno che l'evoluzione è un continuo cambiamento di animali e piante. Se vogliano fare un paragone pensiamo alle monete o alle automobili. Tutte simili ma mai uguali e ognuna segna un determinato periodo di tempo. Se studiate danno indicazione ambientali sul tipo di mare, vita e biologia.

   
 









LETTERATURA :

Ardito Desio - Geologia Applicata ed Milano

Lupia Palmieri - Globo terrestre e la sua evoluzione ed zanichelli 

Stoppani Antonio 1873 - Geologia statigrafica ed Milano 

Treccani 1938 - I dinosauri ed Roma






domenica 14 settembre 2025

SCIENZE - Geologia Il terremoto in Italia e nel mondo

 

ANTICO - Il periodo antico ha registrato numerosi terremoti che hanno lasciano segno e memoria nei documenti scritti da storici e filosofi. Il cinese Zhang Heng nel 132 d.C. inventò il primo sismoscopio in grado di rilevare la direzione di un sisma. Zhang Heng (132 d.C.): In Cina, inventò il primo sismoscopio, uno strumento in grado di rilevare le scosse e la direzione di un terremoto attraverso dei dragoni e delle palline che cadevano in appositi contenitori. Nel 1751, l'italiano Padre Andrea Bina costruì il primo sismografo a pendolo, mentre in Italia si sono distinti anche geologi come Giuseppe Mercalli e fisici come Padre Atto Maccioni e Padre Timoteo Bertelli. A livello internazionale, nomi chiave sono Robert Mallet, che compilò la prima carta sismica del mondo, e Inge Lehmann, che scoprì il nucleo solido della Terra attraverso lo studio delle onde sismiche. Chi studia i terremoti ? Padre Andrea Bina (1751): Sacerdote benedettino italiano, ideò il primo sismografo a pendolo, uno strumento capace di registrare le caratteristiche di un sisma lasciando solchi nella sabbia. Robert Mallet (1854): Il geologo inglese pubblicò la prima carta sismica del mondo, studiando la distribuzione globale della sismicità e le sue relazioni con la geografia terrestre. Padre Timoteo Bertelli (1868): Religioso italiano che realizzò il primo tromometro (strumento per registrare fenomeni microsismici), avviando la rilevazione continua dell'attività sismica. Giuseppe Mercalli (1902): Geologo e sacerdote italiano, creò una scala di intensità sismica (la scala Mercalli) basata sugli effetti del terremoto. Inge Lehmann (1936): Geofisica danese, scoprì l'esistenza del nucleo interno solido della Terra, fondamentale per comprendere la struttura del nostro pianeta attraverso l'analisi delle onde sismiche. Padre Atto Maccioni: Monaco francescano italiano vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, si distinse nello studio dei precursori sismici. 


SANTORINI - L'eruzione minoica di Thera, anche riferita come eruzione di Thera o eruzione di Santorini, fu una vasta e catastrofica eruzione vulcanica che si stima si sia verificata nella metà del secondo millennio a.C. L'eruzione fu uno dei più grandi eventi vulcanici accaduti sulla Terra, documentata storicamente. L'eruzione devastò l'isola di Thera (o Santorini), compreso l'insediamento minoico ad Akrotiri come pure aree comunitarie e agricole sulle isole vicine e sulle coste di Creta. L 'eruzione sembra avere ispirato certi miti greci e può avere causato scompiglio in Egitto. In aggiunta, si è congetturato che l'eruzione minoica e la distruzione della città di Akrotiri avesse fornito la base o altrimenti l'ispirazione a Platone per la narrazione del mito di Atlantide.

 Misteri Del Passato - IL MITO DI ATLANTIDE La prima volta che venne  menzionata l'isola leggendaria conosciuta con il nome di Atlantide, fu nei  dialoghi Timeo e Crizia scritti nel IV secolo

CRETA - Il terremoto di Creta del 365 o terremoto di Alessandria è stato un evento sismico con epicentro nel mare a sud dell'isola di Creta, avvenuto il 21 luglio del 365. Lo tsunami che ne derivò causò distruzioni ad Alessandria d'Egitto, note dalla testimonianza di Ammiano Marcellino che si trovò presente all'evento (il "giorno dell'orrore")  Si trattò del terremoto più forte registrato nel mar Mediterraneo (con una magnitudo ricostruita compresa tra 8,3 e 8,5), determinato dallo scontro della placca tettonica europea che si immerge (subduzione) sotto la placca egea lungo il piano di subduzione del cosiddetto arco ellenico. 


SPARTA - Sì, Sparta fu gravemente colpita da un terremoto nel 464 a.C., che causò danni significativi e diede il via a una grande rivolta degli Iloti, schiavi messeni, dando inizio alla terza guerra messenica. Sebbene l'antica Sparta non sia stata completamente distrutta, il terremoto fu un evento catastrofico che indebolì la città e contribuì all'escalation delle tensioni con la rivale Atene. Approfittando del caos, gli Iloti si ribellarono, scatenando la "Terza guerra messenica", un lungo e difficile conflitto per Sparta. Sparta chiese aiuto ad Atene, ma la delegazione ateniese fu rispedita indietro a causa di un incidente che aumentò la sfiducia tra le due città. Questo episodio indebolì la posizione degli spartani filo-ateniesi ad Atene e contribuì alla rottura dell'alleanza. Il terremoto rappresentò un grave colpo per le infrastrutture e l'economia di Sparta, costringendola a concentrare le proprie risorse sulla repressione della rivolta degli Iloti. L'incapacità di Sparta di gestire la crisi, insieme all'ascesa di Pericle ad Atene, portarono le due città su posizioni sempre più opposte, culminando nella guerra del Peloponneso. 

 

Il terremoto a Sparta, antica Grecia, 464 a.C., da Hutchinson's History of  the Nations, pub.1915 

 

 

 

MESSINA - Nel 362 d.C., un terremoto devastò Messina e Reggio Calabria, causando anche un maremoto e causando la scomparsa di numerosi centri abitati minori, con una drastica diminuzione della popolazione della Sicilia nord-orientale e della Calabria meridionale. Le città di Messina e Reggio Calabria furono devastate, e numerosi centri abitati minori scomparvero. Si verificò una drastica diminuzione della popolazione in quelle aree. 

ROMANO -      Rinvenimenti archeologici testimoniano che un disastroso terremoto seguito da un maremoto devasta le città di Messina e Reggio Calabria, causando la scomparsa di numerosi centri abitati minori e una drastica diminuzione della popolazione della Sicilia nord‑orientale e della Calabria meridionale. Colpita anche la città di Tindari. A Reggio dopo questo terremoto vengono ricostruite le terme pubbliche e restaurato il vicino palazzo del tribunale I romani riportano nei loro archivi notizie del terremoto del 56 aC e della distruzione della colonia romana di Potentia nel Picenum (3 km a sud di Porto Recanati). Nel 346 viene devastato il Sannio, tanti morti e città  danneggiate in un tratto dell'Appennino Meridionale.  I romani osservano e registrano che zone come Napoli e Capri, Pompei ed Ercolano sono zone sismiche. Tra un terremoto e l'altro passono mesi e anni. Un tempo breve che i romani registrano e segnano sull'annuario. Resta famosa l'eruzione e la distruzione di Pompei nel 79 dC. Anche la Sicilia e la Calabria sono zone sismiche. 

  Rinvenimenti archeologici testimoniano che un disastroso terremoto seguito da un maremoto devasta le città di Messina e Reggio Calabria, causando la scomparsa di numerosi centri abitati minori e una drastica diminuzione della popolazione della Sicilia nord‑orientale e della Calabria meridionale. Colpita anche la città di Tindari. A Reggio calabria dopo questo terremoto vengono ricostruite le terme pubbliche e restaurato il vicino palazzo del tribunale. Benevento viene distrutta la maggior parte di edifici importanti dell'epoca crollano o subiscono danni, in quella occasione datata 375 dC  morirono la metà degli abitanti della città  Roma, la città eterna non viene risparmiata. I romani credono che i terremoti siano punizioni divine, forse vengono puniti per le persecuzioni contro i cristiani.      La città fu colpita da un terremoto che fece crollare statue e i «portici nuovi», forse da identificare con le due parti del portico del Teatro di Pompeo. A questo terremoto è stata inoltre attribuita la responsabilità di un crollo nella navata maggiore della Basilica di San Paolo fuori le mura. Danneggiati anche il Colosseo e l'Anfiteatro romano

Crolli al Colosseo: questo terremoto ha avuto origine nella Marsica presso la zona del Lago Fucino. Qui un movimento di carattere distensivo ha dato origine a un fortissimo terremoto di magnitudo alta (6,5-7 Mw). Il sisma si è risentito in tutto il centro Italia, ma i danni maggiori si sono concentrati nella Marsica. 

 

MEDIOEVO - Nel Medioevo si conoscono pochi terremoti devastanti spesso sono quelli in zone sismiche come Italia ed Europa. Il terremoto del 701 devasta Selinunte e la Sicilia occidentale. Successivamente la città fu interessata solo ancora in modo episodico da insediamenti, per altro molto modesti (e.g. nell'alto medioevo divenne dimora di eremiti e comunità religiose). Il colpo di grazia, infine, le fu inferto da un violentissimo terremoto che, in epoca bizantina (VI-IX secolo), ridusse i suoi monumenti a un cumulo di rovine. Un ultimo vano tentativo di farla rinascere fu fatto in epoca araba (IX-XI secolo) - il cronista Edrisi la chiama "Rahl'-al-Asnam" cioè "villaggio dei pilastri" - dopo di che di Selinunte si perse pure la memoria.  ---  Quello che succede lontano oltre i confini del mondo, poco sappiamo e poco è stato scritto. Zone sismiche sono quelle dell'estremo oriente e dall'Asia come l'India e la Cina. Altri terremoti sono quelli della cintura del pacifico che gli indiani d'America subiscono e con cui sono costretti a convivere. 

 

undefined 

 

 

 

 


 FRIULI - Il terremoto del Friuli del 25 gennaio 1348 ebbe magnitudo massima stimata M ≈ 7,0: si stima che le vittime siano state, complessivamente, tra 9.900 e 20.000 fu un antico terremoto descritto nei libri di storia locale. Secoli dopo altri terremoti sempore nella stessa zona in Friuli, quello del 6 maggio e l’11 ed il 15 settembre 1976 di cui molti ancora si ricordano. Il sisma fu di magnitudo massima stimata M ≈ 7,0 e del X grado della Scala Mercalli, nelle zone più prossime all’epicentro. Il suo epicentro fu tra il Friuli e la Slovenia. Secondo le cronache del tempo, si verificarono 3 scosse: la prima debole, la seconda più forte e la terza, verso le 23:00, rovinosa (le ultime due molto ravvicinate). Ad esse seguirono forti scosse di assestamento fino al 5 marzo. L’evento causò notevoli danni a chiese, a case ed a castelli; molti villaggi furono distrutti; la terra iniziò ad emanare cattivi odori. I danni suddetti interessarono larga parte dell’Italia, nonché la Slovenia ed il vicino Stato austriaco della Carinzia, dove, ad esempio, Villach fu in gran parte distrutta da una frana, innescata dal terremoto: lì non rimase in piedi nemmeno una casa, crollarono molti edifici (tra i quali tutti i conventi ed il duomo) e molte furono vittime; nel contado, poi, furono rasi al suolo oltre 60 tra castelli e ville. Si stima che le vittime siano state, complessivamente, tra 9.900 e 20.000, non solo in Friuli, ma (in Italia) pure nel Bellunese, nel Veronese, nel Vicentino, a Venezia ed in Lombardia. Le scosse sismiche furono avvertite distintamente fino a Pisa, alla Germania ed alla Dalmazia. Danni si ebbero pure assai lontano, ad esempio anche a Roma e, addirittura, a Napoli. In Carnia le vittime furono più di 1.000 ed i danni ingenti: ad esempio, a Tolmezzo crollò il castello; a Gemona del Friuli più della metà delle abitazioni crollò subito o fu successivamente demolita ed il campanile del duomo fu fortemente lesionato seriamente; a Venzone vi furono danni ingenti ed il campanile del duomo fu abbattuto. * Alessandro Martelli Gen 2023

  

  

 

NOTO - Il terremoto della Val di Noto consistette in uno sciame sismico che coinvolse la Sicilia orientale tra il 9 e l’11 gennaio 1693, con epicentro nella costa a largo di Catania. Per tale ragione, dopo i tre terremoti la popolazione sopravvissuta dovette pure affrontare un violento maremoto che coinvolse l’intera costa ionica. Arrivando a colpire pure le zone più lontane dall’epicentro come la Calabria e Messina. Il tutto seguito dall’eruzione dell’Etna, connessa alle scosse, giusto per non farsi mancare nulla.


Val di Noto / Il terremoto del 1693 che sconvolse la Sicilia 

CALABRIA -  Terremoto a Reggio (Calabria) il 28/12/1908. I soldati cercano tra le macerie le vittime del terremoto. Illustrazione di Beltrame Achille Beltrame (Arzignano, 19 marzo 1871 – Milano, 19 febbraio 1945) è stato un illustratore e pittore italiano autore delle copertine del settimanale La Domenica del Corriere dal 1899 al 1944.

MESSINA - Quando si parla di Sicilia e terremoti, il pensiero corre alla terribile scossa avvenuta il 28 dicembre 1908, all’alba, con epicentro proprio sullo stretto di Messina, provocando morte e distruzione. Quel giorno, metà della popolazione della città siciliana perse la vita, mentre dall’altra parte dello stretto, a Reggio Calabria, morì un terzo della popolazione.Complessivamente, oltre 70mila persone, secondo alcune stime addirittura 82mila persone, morirono a causa di quella scossa: si tratta della tragedia più grande di sempre, legata a un evento naturale, mai avvenuta in Europa. Ma non è questa la scossa di terremoto più forte mai percepita nella Sicilia orientale. l’evento sismico più potente a livello nazionale fu il terremoto del 1693 che quasi cancellò Catania.

Il terremoto di Messina del 1908: la più grande catastrofe naturale  europea- Corriere.it

 

MARSICA - Il principale e più disastroso evento sismico storico che ha colpito l'area del Fucino è il terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915, un sisma di magnitudo 7 che ha raso al suolo Avezzano e altri centri della Marsica, causando oltre 30.000 morti e segnando un momento cruciale nella storia della regione. 

 I morti della Marsica sono tanti e sembra non ci siamo ricordi in memoria. Le noltizie viaggiano a mezzo stampa, visto che la radio entra in servizio solo nel 1924. La radio italiana è nata il 6 ottobre 1924 con la prima trasmissione regolare dell'Unione Radiofonica Italiana (URI), l'ente che rappresenta il nucleo dell'attuale RAI. La voce della violinista Ines Viviani Donarelli annunciò l'inaugurazione da Roma, un evento che diede inizio a un nuovo mezzo di comunicazione e intrattenimento per il paese. 

 Il terremoto della Marsica, anche conosciuto come “terremoto di Avezzano”, uno dei centri urbani più devastati dalla scossa. Alle 7:53 del 13 gennaio di cento anni fa, un terribile terremoto di magnitudo 7 (11° grado della scala Mercalli) causa più di 30mila vittime, colpendo un’area molto vasta dell’Italia centrale, con danni anche a Roma.  

  L?Ingv ricorda il terremoto della Marsica del 1915

 

 2015 - Ad aprire la manifestazione, il Presidente dell’Ingv, Stefano Gresta, il Capo del Dpc, Franco Gabrielli, il sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio, il Presidente dell’Istituzione centenario del terremoto della Marsica, Giovanbattista Pitoni e l’Assessore alla Protezione civile regionale, Mario Mazzocca. “Ricostruzioni: Marsica 1915, L’Aquila 2009” è, invece, il titolo del convegno che si terrà sabato 17 gennaio a Pescina (AQ), presso la Sala Conferenze del Teatro San Francesco. 

 

 

 

 BELICE - 14 gennaio 1968, il terremoto nel Belice A partire dal 14 gennaio del 1968 una serie di forti terremoti creava gravi danni nella zona della Sicilia occidentale conosciuta come Belice, fra Trapani e Palermo. Le scosse più forti si verificarono nella notte fra il 14 ed il 15. La più forte di tutte ebbe magnitudo momento 6.1 e causò le distruzioni maggiori. A Gibellina Vecchia, Montevago e Salaparuta Vecchia, venne raggiunto il X grado nella Scala Mercalli cioè distruzione totale. Le vittime di quel sisma furono centinaia. Oggi sui luoghi dove sorgeva Gibellina vecchia è sorto un monumento, il cretto di Burri (vedi foto più in basso). 1976, i terremoti di maggio e settembre nel Friuli. Nel 1976 una serie di forti terremoti sconvolse il Friuli. L’evento più potente, di magnitudo 6.5, si verificò il 6 maggio 1976 alle 21 della sera, e venne seguito da numerose repliche nei giorni e nei mesi successivi. Il bilancio fu molto pesante, con 990 vittime e migliaia di sfollati. Le aree più vicine all'epicentro furono i comuni di Gemona e Artegna. Dopo una relativa calma durante i mesi estivi, l’11 settembre e il 15 settembre, si verificarono altri forti terremoti, con magnitudo compresa fra 5.8 e 6.0. 

 

I terremoti del '900: Il terremoto del 15 gennaio 1968 nella Valle del  Belice (Parte 2) – INGVterremoti 

 

 FRIULI - Il terremoto del Friuli del 6 maggio 1976. fu un evento catastrofico che colpì la regione del Friuli-Venezia Giulia, causando circa 990 vittime, distruggendo numerose case e infrastrutture e lasciando centinaia di migliaia di persone senza tetto. Il sisma, soprannominato "l'Orcolat", ebbe una scossa principale di magnitudo 6,4-6,5 sulla scala Richter e fu seguito da altre scosse distruttive a settembre. Divenne però anche un esempio di forte resilienza e solidarietà, con la nascita di un modello di ricostruzione che coinvolse la comunità locale e portò alla costituzione della Protezione Civile. 

 

 

 

 

Terremoto Friuli, “Orcolat spezzò vite ma non piegò lo spirito della gente” 

 

 

TERREMOTI RECENTI -  Numerosi sono i terremoti che devastano l'Italia negli ultimi anni del novecento, a cavallo del secondo millennio. Quello del 1997 è il terremoto dell' Umbria. La regione ha un vasto e diffuso patrimonio fatto di centri storici nati prima e che conservano carattiri ch e ci riportano al medioevo. Il centro storico ben conservato, un patrimonio urbano e artistico da proteggere e tutelare.  Quello del 26 settembre 1997 è conosciuto come il terremoto in Umbria e Marche. Una serie di forti terremoti colpìsce l’Appennino centrale fra il 26 settembre 1997 ed il marzo del 1998. Il più forte ebbe magnitudo momento 6.0. Il bilancio fu di 11 morti, centinaia di feriti ed almeno 80.000 case danneggiate. Il terremoto colpì le aree dell’Appennino umbro-marchigiano, causando gravi danni anche al patrimonio artistico ed architettonico, con il crollo della volta della Basilica di San Francesco, ad Assisi, il crollo della lanterna del palazzo comunale di Foligno, ed il danneggiamento degli antichi borghi medievali di montagna. Passano 5 anni e il 31 ottobre 2002, è la volta del terremoto del Molise. I sismometri si muovono e indicano una zona sismica , un tratto dell' Appennino meridionale.  I geologici ci dicono che un terremoto di magnitudo momento 5.7 colpisce il Molise, in particolare la provincia di Campobasso. Le scosse causano il crollo di una scuola a San Giuliano di Puglia, in provincia di Campobasso. Nel crollo muoiono 27 bambini ed una maestra, durante l’orario delle lezioni. Il bilancio generale del sisma è di 30 morti. 

 L' ACQUILA - Il 6 aprile 2009, un altro il terremoto tremendo colpisce la città dell’Aquila. Anche questa volta l'energia liberata supera il quinto grado della scala Mercalli. -- Un terremoto di magnitudo momento 6.3 devasta la città de L’Aquila, in Abruzzo, e decine di Comuni limitrofi. Il terremoto coglie le persone in piena notte e le vittime sono 309. Almeno 80.000 gli sfollati. Crollano anche strutture pubbliche come la Casa dello Studente e parti dell’Università e dell’Ospedale. Il terremoto viene avvertito molto distintamente in tutta l’Italia centrale, anche a Roma, dove vengono lesionate alcune strutture archeologiche. Ancora una volta emerge una totale impreparazione dell’Italia al continuo succedersi di terremoti forti, nonostante siano note da tempo le aree a maggior rischio. L' area dell' Acquila è stata tormentata da tutta una serie terremoti come quelli dei secoli passati. L'Aquila è stata colpita da diversi terremoti storici di rilievo, i più distruttivi dei quali sono quelli del 1703 (il più violento, con oltre 6.000 vittime), del 1461 (con magnitudo 6.5), e il piu recente quello del 2009 (con 309 vittime e ingenti danni). Altri sismi importanti terremoti storici includono quello del 1315, del 1915 (terremoto della Marsica) e quelli altri che verranno dopo come quelli del 2016.   

 Accadde oggi: 6 aprile, un terribile terremoto colpisce L'Aquila -  Fremondoweb

 EMILIA - Il 20 maggio 2012, il terremoto in Emilia. A partire dal 20 maggio 2012 una serie di forti terremoti scuote la pianura padana emiliana, fra le province di Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia, Bologna e Rovigo. Il 20 maggio il terremoto più forte ha una magnitudo momento 6.1. Il 29 maggio una nuova forte scossa, con magnitudo momento 5.9, aggrava i danni e causa nuove vittime. Le vittime dei crolli sono 27. La serie di terremoti continua fino al 2016-2017, un arco di tempo durante il quale viene scosso il terremoto un pezzo dell'Appennino Tosca-emiliano dell’Italia centrale. Fra l’agosto del 2016 ed il gennaio del 2017 si sono verificati forti terremoti sull’Appennino centrale, fra Lazio, Umbria e Marche. L’evento sismico più forte è stato quello del 30 ottobre, con magnitudo momento 6.5, un terremoto meno forte del terremoto più forte in Italia da quello dell’Irpinia del 1980. Ma i danni sono enormi e i morti superano il centinaio. Il terremoto del 24 agosto ha creato devastazione fra i Comuni di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, causando 299 morti. Ad ottobre 2016 ed a gennaio 2017 i terremoti hanno colpito anche le aree più settentrionali, lungo la catena dei Monti Sibillini, causando ancora gravi danni. A cosa servono tutti questi terremoti se la memoria è destinata a cancellare i momenti più dolorosi e considerare i geologi italiano, bravi e preparati, come figli di un Dio minore.  

 A 12 anni dal sisma in Emilia cantieri ancora aperti - Il Sole 24 ORE

 

 

LETTERATURA :

Desio Ardito 1985 - Geologia applicata all' Ingegneria ed Hoepli 

INGV - Istituto Nazionale Geofisica  Vulcanologia di Roma, Napoli, Catania

Martelli Alessandro 2023 - Il terremoto in Friuli 

Mercalli Giuseppe 1907 - I vulcani e i terremoti dell'Italia meridionale

Stoppani Antonio 1883 - La bell' Italia ed Milano

Trevisan & Giglia 2003 - Introduzione alla Geologia, Stratigrafia, Tettonica ed Pacini Firenze

Gresta Stefano 2015 - Il terremoto di Avezzano del 1915 ed INGV Roma

Protezione Civile Italiana -  

 Gabrielli Franco - Protezione Civile Roma

 Università di Chieti e Pescara - Le costruzione di inizio Novecento 

 Regione Abruzzo - Archivio storico 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

giovedì 28 agosto 2025

STORIA - MAGNA GRECIA BRONZI DI RIACE

BRONZO - Il bronzo è una lega antica fatta di rame e stagno. La storia del bronzo è strettamente legata all'Età del Bronzo (circa 3000-1100 a.C. o 2300-800 a.C. a seconda della regione), un'epoca storica caratterizzata dalla scoperta e dall'uso diffuso di questa lega metallica, composta principalmente da rame e stagno. La lega permise di creare strumenti e armi più resistenti rispetto alla pietra o al rame puro, rivoluzionando le tecniche di produzione e favorendo lo sviluppo di società più complesse, con artigianato specializzato, commercio e aumento della demografia. L'introduzione del bronzo segnò la fine dell'Età della Pietra e l'inizio dell'Età dei Metalli, un passaggio cruciale nella storia umana.  Nella Grecia antica il rame era chiamato "χαλκός (chalkós)" ed era un metallo fondamentale, utilizzato per la creazione di utensili, armi e oggetti artistici come le statue fin dall'antichità. Il termine "rame" deriva anche dal greco Κύπρος (kýpros), il nome dell'isola di Cipro, famosa per le sue miniere di rame, da cui deriva il termine latino cuprum.  Il termine greco kassíteros (κασεσίτερος) significa "stagno". Le Cassiteridi, o "Isole dello Stagno", erano un'area geografica distante nell'antichità, ritenuta situata ai confini occidentali delle coste europee.  le Cassiteridi nome dato in antico a più isole dell’arcipelago britannico sud-occidentale (forse le Scilly) e alla Cornovaglia, per via dei giacimenti di stagno (gr. κασσίτερος). Scoperte dai Fenici e dai Cartaginesi, le miniere ebbero importanza fino al 1° sec. d.C. L’Età del Bronzo ha avuto inizia oltre 5.000 anni fa, intorno al 3000 a.C., in diversi luoghi del Medio Oriente, della Mesopotamia e dell’Egitto. Si tratta di una lega metallica, cioè di una combinazione tra due o più elementi di cui almeno uno è un metallo, composta principalmente da rame e stagno. In genere i bronzi contengono anche fosforo, piombo, zinco o berillio, a seconda dalle necessità di lavorazione. Il nuovo materiale fu usato fin da subito nella produzione di armi, per la facilità di lavorazione una volta definita la combinazione corretta, e in seguito per farne medaglie e monete, fino a giungere alle opere d’arte, prodotte a partire dal 2000 a.C. Bronzo usato nell'arte greca per fare statue. I Bronzi di Riace sono due famose statue in bronzo della Grecia antica, rinvenute nel 1972 a largo di Riace Marina, in Calabria. Raffigurano due guerrieri nudi, identificati come Bronzo A (il "giovane") e Bronzo B (il "vecchio"), e sono considerati capolavori dello stile Severo. Le statue sono esposte al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e sono oggetto di studi per determinarne la datazione, la provenienza e l'identità dei personaggi rappresentati.
 



 LETTERATURA :

Paola Bersi, Carlo Ricci 2025 - Storia dell’arte 560 pag

Emanuela Pulvirenti  2022  - Storia dell'arte Ed Zanichelli 632 pag