mercoledì 2 luglio 2025

GEOLOGIA - L' ORO BRASILIANO DI SERRA PELADA

 BRASILE - Brasile è un paese del sud America. E' bagnato dall' oceano Atlantico e ha un territorio coperto da una fitta foresta tropicale nota come Amazzonia, attraversato dal fiume e dagli affluenti del Rio delle Amazzoni. Il paese nasce con l 'arrivo dei portoghesi nel 1500, infatti la lingua in Brasile parlata è il portoghese. Originariamente abitato dai popoli indigeni dell' America del sud, il territorio che oggi appartiene al Brasile, oltre che al resto dell'America meridionale, già era spartito tra le due potenze europee, Portogallo e Spagna, ancor prima della sua scoperta ufficiale. Il trattato di Tordesillas, firmato nel 1494, fu un accordo importante per definire la futura frontiera del Brasile, che divideva il continente da nord a sud, dall'attuale stato di Pará fino alla città di Laguna (Santa Catarina), che fu modificata in seguito con l'espansione portoghese a ovest. Ufficialmente fu l'esploratore Pedro Álvares Cabral, che avvistò terra il 21 aprile e arrivò all'attuale Porto Seguro, nello stato di Bahia, il 22 aprile del 1500. L'occupazione effettiva però ebbe inizio nel 1532 con la fondazione di São Vicente, grazie a Martim Afonso de Sousa, donatario di due capitanie (concessioni amministrative concesse dal re portoghese), insieme con la capitania della Nova Lusitânia (Pernambuco), ma entrambe faticavano a prosperare. Insoddisfatto, Giovanni III del Portogallo decise di creare un governo centrale per correggere i problemi e abolire le capitanie. Fu inviato Tomé de Sousa come primo governatore generale che il 29 marzo 1549 fondò la città di Salvador come capitale del Brasile. 

BRASILE -  L'esplorazione delle Americhe doveva apparire, a quei tempi, come un'impresa straordinariamente difficile, anzitutto perché doveva attirare persone per popolare il continente americano. Gli ostacoli, in questo senso, furono così grandi che nel XVI secolo si riflessero nel controverso problema dei banditi: rendere il Brasile la loro meta pareva una forma per vincere la naturale resistenza al trasferimento in una terra che offriva non poche prospettive. Un altro ostacolo erano le penose condizioni di lavoro nella colonia accanto alle debolissime possibilità di arricchimento, ma anche questo poteva essere superato con più alte retribuzioni per i lavoratori. 

 BRASILE - Durante il XVI secolo ebbe inizio la schiavitù, inizialmente quella degli indigeni e, a partire dagli ultimi decenni del secolo, anche quella di alcune popolazioni africane, già utilizzate dai portoghesi nella madre patria. Nello stesso secolo cominciarono anche le prime esplorazioni del territorio interno del Brasile, da parte soprattutto dei cosiddetti bandeirantes. I tassi di mortalità degli schiavi impiegati nella produzione dello zucchero e nell'estrazione dell'oro erano altissimi e spesso, a causa della mancanza di cibo o di altre condizioni sfavorevoli, era impossibile far aumentare la popolazione schiavile in maniera autonoma. Alcuni schiavi scapparono dalle piantagioni e cercarono di stabilire degli insediamenti, detti quilombos. Questi insediamenti, tuttavia, vennero quasi tutti smantellati da truppe private o governative. Gli africani divennero comunque una parte significativa della popolazione brasiliana e, molto prima della fine della schiavitù, avvenuta nel 1888 (legge aurea promulgata dalla principessa Isabella), cominciarono a fondersi con la popolazione di origine europea. 

 

 BRASILE - Nel 1808 la Corte portoghese, scappando dalle truppe di Napoleone che avevano invaso il Portogallo, trasferì, scortata dall'esercito britannico, una grande flotta e tutta la sua burocrazia in quella che era una sua colonia, il Brasile, stabilendosi a Rio de Janeiro. Da lì il re portoghese governò il suo regno per tredici anni fino a che, a causa dell'instabilità che si era creata in patria, anche per via dell'assenza dei reali, non fu costretto a tornare in Portogallo. Per i dettagli del trasferimento e della permanenza della Corte a Rio de Janeiro si può consultare il libro 1808 del giornalista brasiliano Laurentino Gomes. 

MINIERA - L' ultima miniera d'oro a oro Serra Pelada in Brasile negli anni 80. Serra Pelada è stata una famigerata miniera d'oro a cielo aperto nel Brasile amazzonico, nota per le sue condizioni di lavoro estreme e il gran numero di cercatori d'oro. Aperta nel 1980 e chiusa nel 1986, attirò decine di migliaia di persone nella speranza di arricchirsi, trasformandosi in un vero e proprio "formicaio umano". Posizione: Si trovava a circa 430 chilometri a sud della foce del Rio delle Amazzoni.  Apertura e Chiusura: La miniera fu operativa dal 1980 al 1986. * Cotroneo Rocco novembre 2019

Lago di Serra Pelada - Wikitinera.it 

Grandezza: A causa della natura caotica dell'attività mineraria, il numero esatto di lavoratori è sconosciuto, ma si stima che abbiano partecipato almeno 100.000 persone, rendendola una delle più grandi miniere del mondo, se non la più grande. Condizioni di Lavoro: Le condizioni nella miniera erano estremamente difficili e pericolose. I minatori lavoravano manualmente, spostando grandi quantità di minerale in condizioni di sovraffollamento. Impatto Ambientale: La miniera ha lasciato un'enorme voragine, che ora è un lago inquinato dal mercurio utilizzato per l'estrazione dell'oro. Rappresentazione Artistica: Le fotografie di Alfredo Jaar e Sebastião Salgado e il film "Powaqqatsi" hanno immortalato la vita nella miniera, mostrandone le condizioni e la folla di lavoratori. * Cotroneo Rocco novembre 2019

JAMES P. BLAIR/National Geographic Miniera Serra Pelada, Brasile | Museo di  Roma

CINEMA - Il sale della terra, film è un documentario del 2014 diretto da Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado, è incentrato sul fotografo brasiliano Sebastião Salgado, alcune delle cui opere più conosciute hanno per protagonisti i minatori della Serra Pelada

 

SERRA PELADA - Sulla miniera d'oro di Serra Pelada, Ahntonio Ferraiuolo  scrittore ha scritto un libro ed passerino editore. La Serra Pelada è un villaggio brasiliano, nel comune di Curionópolis, nel sud-est dello Stato del Pará. Il villaggio nacque intorno ad una grande miniera d’oro di 430 chilometri a sud della foce del Rio delle Amazzoni. La miniera divenne tristemente nota in tutto il mondo grazie alle immagini di Alfredo Jaar e successivamente di Sebastião Salgado. Godfrey Reggio nel 1988 girò un documentario, Powaqqatsi, che mostrava un formicaio di operai che spostavano a mano grandi quantità di minerale. A causa della natura caotica dell’operazione, stimare il numero di minatori era difficile, ma si pensava che fossero presenti almeno 100.000 persone, rendendo la Serra Pelada una delle miniere più grandi del mondo. Oggi la miniera di Serra Pelada è abbandonata e la gigantesca fossa creata a mano, si è riempita d’acqua, creando un piccolo lago inquinato. * Antonio Ferraiuolo 

FAR WEST - L’uomo da 1.300 kg d’oro - «Mio padre non ha guadagnato quasi nulla, ci dovrebbero 120 chili di oro di royalties che non abbiamo mai visto», racconta l’ex proprietario della terra. Ma quanti sono diventati davvero ricchi a Serra Pelada? Genesio dice che non arriva a contarli sulle dita di una mano. «Quasi tutti tornarono a casa, o sono rimasti a vivere qui senza un soldo. C’era un meccanismo per cui si vendevano le pepite per comprare altri “barrancos” o semplicemente si sperperavano i soldi in feste e soprattutto donne». Una parte delle ricchezze del «garimpo» finì infatti nelle tasche delle migliaia di ragazze che arrivarono da tutto il Brasile per prostituirsi. Una delle leggende racconta che la più accorta di tutte risparmiò tanto che aprì un negozio a Belem e oggi guida una catena di abbigliamento. Una storia (questa invece sicura) di arricchimento è quella di Zé Maria da Silva, all’epoca 30enne, che trovò in poche settimane 1.300 chili d’oro, presto investiti in case e fazendas. Oggi è un signore benestante della vicina Marabá, che lo celebra anche per aver aperto in città il Golden Motel, «un luogo dove i miei compagni potessero divertirsi con le donne in modo finalmente dignitoso, e non in quelle baracche fetenti a Serra Pelada» come spiegò in una intervista. Altre storie venne poi mitizzate in film e serie tv nate sull’epopea della corsa all’oro. Chi c’era respinge però la ricostruzione di un Far West dove la morte e l’inganno erano la norma. «Al contrario, erano tutti armati, quindi un luogo relativamente tranquillo» ricorda Josiel Torres. * Cotroneo Rocco novembre 2019 

 Serra Pelada Hoje: como está a 'maior mina de ouro' atualmente - Portal  Canaã | Notícias de Canaã dos Carajás e todo o Pará

LAGO - Al posto del cratere verso l’inferno c’è un lago, e l’esuberanza della foresta che si è ripresa quel che le apparteneva. Erano 40.000 folli sognatori, oggi pochi anziani con il volto cotto dal sole bivaccano all’ombra delle stesse baracche di legno, in un villaggio da spaghetti western. E aspettano ancora di diventare ricchi. Quarant’anni fa, novembre 1979, nacque il mito di Serra Pelada, la scoperta nell’ Amazzonia brasiliana che fece scatenare una leggendaria corsa all’oro. «Una pietruzza luccicante nello straccio di una bambina che era andata a prendere acqua nel ruscello», racconta Genesio Silva, figlio dell’allora proprietario della fazenda dove tutto accadde, oggi titolare di una tv locale nella vicina Parauapebas. «Un contadino andò in città e la voce si sparse. Nei primi tre giorni arrivarono in 800. Poi successe il finimondo. Piovve gente da tutto il Brasile, e non solo». Qualche tempo dopo passò da qui anche Sebastião Salgado e i dannati di Serra Pelada finirono per sempre nell’Olimpo della grande fotografia documentale. Era arrivato per tutt’altro motivo, un servizio su una miniera di ferro vicina. * Cotroneo Rocco novembre 2019

 Serra Pelada vira destino turístico | VEJA

 LAGO - Il lago di Serra Pelada si è formato nella voragine lasciata dalla miniera d'oro a cielo aperto di Serra Pelada, in Brasile, dopo la sua chiusura. Questo lago, profondo 200 metri, si trova dove un tempo sorgeva una collina completamente asportata dallo scavo. La miniera, attiva tra il 1980 e il 1992, ha lasciato un'enorme buca che ora è riempita d'acqua, creando un lago inquinato.  Serra Pelada era un'area di estrazione dell'oro molto estesa, con più di 100.000 lavoratori che cercavano fortuna nella regione, ma trovando condizioni di lavoro precarie e un basso ritorno economico. L'attività mineraria ha avuto un impatto ambientale significativo, e il lago è oggi testimonianza di quel periodo.  In sintesi, il lago di Serra Pelada è un lago artificiale formatosi in seguito all'abbandono della miniera, che ha trasformato il paesaggio e lasciato una cicatrice profonda nel territorio. 

Serra Pelada (2013) – 'De dia é trinta, de noite é trinta e oito!' | CINEMA  SEM FRESCURA


LETTERATURA :

Ferraiuolo Antonio - Serra Palada ed Passerino

Cotroneo Rocco  - Serra Pelada ed Corriere Sera

Serra Pelada ed Wikipedia.it


 



domenica 15 giugno 2025

SCIENZE - Il grano egizio, l'olio greco e il vino romano

AGRICOLTURA - La scoperta dell’agricoltura coincise con l’inizio del periodo neolitico, cioè "nuova età della pietra", e in seguito al lunghissimo paleolitico ("antica età della pietra"), iniziato circa due milioni e mezzo di anni fa, quando le specie del genere Homo precedenti al sapiens iniziarono a usare rudimentali oggetti in pietra (un’età intermedia, il mesolitico, interessò solo alcune aree geografiche).

 




GRANO - Il grano è una delle piante piu antiche che coltiva l'uomo. dal grano si fa farina e poi il pane. Insieme al pane, si coltiva l'uva da vino. Nel vangelo Gesù prese il pane lo spezzo e lo diede ai discepoli, prese il calice pieno di vino e lo offre ai discepoli. Ma cosi si arriva alla coltivazione del grano e del vino ? facciamo un passo indietro.   La scienza è la storia dell'uomo e delle sue scoperte. L' uomo primitivo vive nelle caverne e scopre il fuoco. Caccia animali e mangia la frutta. nasce l'agricoltura e inizia a piantare delle piante e ad allevare animali domestici. Si costruisce abiti con le pelli e inizia cosi l'artigianato e il commercio. Fonde le pietre e scopre i metalli e il vetro. Inizia a costruire armi come l'arco e pugnali. Costruisce l'aratro e un carro a due ruote. Pianta grano e dalla macina di pietra dura fa farina produce farina per fare il pane. la parola farina deriva dalla pianta di farro, altra pianta antica di cui gli cibavano antichi popoli.

 







PANE - Coltiva il vino e produce la birra. le prime piante tessili sono : il cotone e il lino. Costruisce le prime abitazioni come recinti e poi muri spessi e alti e strade ortogonali, sorgono le prime città e le piramidi. Naviga nei fiumi e costruisce barche che vanno sempre piu lontano.  Il bacino del Mediterraneo vede sorgere città sulla costa e nell'entroterra sui monti. Le città sorgono lungo i fiumi e presso dei laghi. Nasce la scrittura, l' arte e la religione in medio oriente. Sorgono i templi e le divinità. poi la venuta di gesù Cristo a salvare il mondo dal peccato. Nell' ultima cena prese il pane e alzo il calice di vino da offrire ai suoi discepoli !




ROMA - La coltivazione della vigna e la produzione del vino a Roma proviene dopo che i romani conquistano l' Italia e la Grecia. I romani sconfiggono gli Etruschi che entrano a far parte del nascente impero romano. I Romani e gli Etruschi sono due civiltà distinte che hanno interagito e influenzato reciprocamente, soprattutto durante il periodo monarchico romano. Gli Etruschi, originari della Toscana, esercitarono una significativa influenza su Roma, sia in ambito politico che culturale, prima di essere gradualmente assimilati dalla cultura romana. 

Gli Etruschi e il vino III: la produzione – Guado al Melo 
 
 
I Romani conquistarono la Grecia gradualmente, a partire dal II secolo a.C. La conquista non fu un evento singolo, ma un processo che si sviluppò attraverso diverse fasi e guerre. La Grecia, una volta conquistata, fu integrata nell'Impero Romano, prima come provincia della Macedonia e poi, con la divisione dell'Impero, come parte dell'Impero Romano d'Oriente (Impero Bizantino). 

 
Gli antichi Romani conoscevano le tecniche per la coltivazione della vite e per la vinificazione, avendole apprese da Etruschi, Greci e Cartaginesi. Infatti già all’epoca degli Etruschi, intorno al V sec. a.C, la penisola Italica era nota come “Enotria“, ossia produttrice di vino. Solo un paio di secoli più tardi Marco Porzio Catone (234-149 a.c.) mise la vigna come la prima delle culture italiche. 
 
Gli Etruschi e il vino – tuttatoscana 
 
In epoca romana le prime piantagioni di vino si trovano in Campania, alle pedici dei monti Petrino e Massico, da cui proveniva il Vinum Falernum. L’area era caratterizzata da terrazzamenti drenanti, che permettevano di conservare la giusta dose di umidità e calore. Columella, nel suo De re rustica, descrive vigneti con la distanza di circa 3 m (dieci pedes) tra un filare e l’altro, con vigneti maritati ad alberi o sostenuti da pali in legno. Nel tempo, l’alberata etrusca venne sostituita da filari con intrecciata di canne, fino ad arrivare ad impianti a cordone, simili al guyot. 
 
Come si vinificava il vino ai tempi dei Romani 
 
Un ettaro di vigneto arrivava a produrre più di 150 quintali di uva, quindi con rese analoghe a quelle dell’epoca moderna, con rese che potevano arrivare anche a 200-300 ettolitri per ettaro. Questa produttività dei vigneti locali contribuì al crollo delle importazioni dei vini greci a favore del consumo della produzione locale. Columella nel suo De re rustica del I sec. d.C. descrive la tecnica della vinificazione in uso nell’Antica Roma. I grappoli venivano vendemmiati ben maturi, con coltelli a forma di falce, e portati in cantina in ceste. 
 
Vino in anfora...no non è una moda e l'Italia insegna! - Enolò 
 
Il mosto veniva fatto fermentare nei dolia, che venivano tappati ed interrati per 3/4 della loro altezza, che era attorno ai 2 m. Se il vino ottenuto era torbido veniva chiarificato con bianchi d’uovo montato a neve o latte fresco di capra. La fermentazione ovviamente non era controllata e pertanto il grado alcolico dei vini poteva variare di molto.
 
Quelli immaturi ed alterati servivano per produrre il vino degli schiavi.  Gli antichi Romani ovviavano a questo inconveniente effettuando dei tagli, ossia mescolando i vini meno alcolici con quelli più forti, o aggiungendo miele o aromi al mosto. La maggior parte dei vini venivano anche addizionati con sale, acqua marina concentrata, resina e gesso, una vera e propria sofisticazione, mentre i vini migliori e più strutturati, non venivano trattati, ma arricchiti aggiungendo il defrutum, un mosto concentrato che alzava la gradazione di uno o due gradi alcolici. 
 
 
 
Al vino finito venivano spesso aggiunti estratti di erbe, miele, legni odorosi, essenze vegetali, mirra, assenzio profumi e rose, creando un’incredibile varietà di vini aromatizzati, spesso anche sottoposti a cottura assieme ad ingredienti in infusione. I vini di pregio venivano travasati in anfore a doppia ansa chiamate seriae, da 180 a 300 litri, impermeabili e con una punta che si conficcava nel pavimento. Per il trasporto via mare si usavano anfore di ceramica con una capacità di una ventina di litri, chiuse ermeticamente con tappi di sughero sigillati con pece. Sulle anfore vi era un’etichetta stampigliata, che portava il luogo di provenienza del vino, il nome del produttore e quello del Console in carica. Verso la fine del I° sec. d.c., l’anfora inizio a scomparire, sostituita dalla “botte”, trasportabile anche da due soli uomini e caricabile sui carri. Il consumo del vino nell’Antica Roma.
 
Ritrovate antiche anfore romane che rivelano la maestosa arte dei bottai di  un tempo - Wine Meridian 

Il vino all’epoca degli antichi Romani era presente in ogni banchetto, per lo più diluito con acqua calda o fredda, secondo i gusti e la stagione. Inoltre spesso i vini venivano aromatizzati o anche cotti, per evitare che inacidissero. Il “magister bibendi” doveva astenersi dalla bevanda e aveva il compito di stabilire quante parti di acqua, calda o fredda, vi si mescolavano. Gli “haustores” erano i sommeliers dell’epoca, che  classificavano i vini in base alle loro qualità e al loro utilizzo. 
 
 Il Banchetto nella Roma antica | ROMA EREDI DI UN IMPERO
 
Per gli antichi Romani il vino non aveva le implicazioni religiose della cultura greca (vedi il simposio) dove colui che beveva era posseduto dal vino e dalle divinità, era piuttosto più una bevanda che una droga e veniva servito in accompagnamento a carni ed altre pietanze. Oltre che nelle case i vini si bevevano al “thermopolium“, una locanda di piccole dimensioni con un bancone nel quale erano incassate grosse anfore di terracotta, atte a contenere le vivande. I brindisi propiziatori erano comuni all’epoca degli antichi Romani. Si brindava alla salute di un amico,  di una persona importante o della donna amata. Si brindava anche per onorare un defunto, o una divinità, o semplicemente a un progetto: un accenno alla Dea Fortuna c’era sempre.
 
 
Il vino nell’antica Roma proviene dalla Grecia e Magna Grecia. Le uve mature attiravano le api che venivano usate per produrre miele. Altre uve arrivano da “Balisca” l'antica Durazzo in Albania scrive Columella. Plinio il Vecchio (23-79 d.c.) scrive nella “Naturalis Historia” che almeno due terzi della produzione di vino proveniva dall’Impero. Di vino parlano pure : Catone, Varrone, Virgilio, Columella. I vini più diffusi nell’antica Roma provenivano dal Lazio, dalla Campania e dalla Sicilia all’inizio del regno di Augusto. Sotto Augusto buona reputazione ebbero anche i vini di Sorrento. Nell’Antica Roma ricchissimo era il commercio del vino. Basti pensare al Testaccio, una collina alta 35m e con un perimetro di 850m alla base, poco distante dal Tevere, la cui origine deriva dallo scarico dei cocci delle anfore vinarie e olearie gettati via dai mercati del vicino Emporium. 
 
 
 
L’espansione della viticoltura in Sicilia e nell’Italia meridionale ben presto fece crollare le importazioni di vino dall’Egeo e dalla Grecia secondo Plinio il Vecchio. La lavorazione dei vigneti e del vino era affidata in Italia di schiavi orientali, più esperti di vigneti e di vinificazione dei romani. Già nel III sec. a.c. l’Italia non si limitava più a produrre vino per i fabbisogni interni, ma anche per l’esportazione. Come i Greci avevano portato la viticoltura in Italia, così i Romani la trasmisero nel resto dell’Europa. Essi portarono la vite in Provenza, nel Nord della Francia, in Germania, sul Reno e sulla Mosella. L’impossibilità di smaltire il prodotto portò nel tempo all’abbandono di tanti vitigni italiani, e dell’agricoltura in generale in quanto, non vincendo più guerre, non si avevano più schiavi. Per giunta la Spagna stava cominciando a diventare un grosso produttore di vino, e per produrre vino si era tolta la produzione di grano procurando fame a tutto l’Impero. Nei primi due secoli dell’Era Cristiana, l’Italia diventò così il maggiore importatore di vino dell’Impero facendolo pervenire dalla Grecia, dalla Spagna e dalla Gallia.

 


VENDEMMIA - In Grecia, la vendemmia era celebrata con riti religiosi dedicati a Dioniso, il dio del vino e dell’ebbrezza. Durante le Anthesterie, una delle feste più importanti in onore di Dioniso, i Greci celebravano la nuova produzione di vino, che veniva gustato per la prima volta. La vendemmia aveva un significato sacro, e il vino prodotto veniva utilizzato non solo per il consumo quotidiano, ma anche per i sacrifici agli dèi. A Roma, la vendemmia era altrettanto importante. Le Vinalia, celebrazioni legate al vino, erano feste in cui si ringraziavano gli dèi per il raccolto. Il poeta Virgilio, nelle sue opere, descrive con precisione i riti della vendemmia e le tecniche di coltivazione della vite, mostrando come già all’epoca esistessero pratiche sofisticate per ottenere vini di qualità. I Romani perfezionarono la viticoltura, introducendo tecniche di potatura, innesto e conservazione del vino, molte delle quali sono ancora in uso oggi. Con la caduta dell’Impero Romano e le invasioni barbariche, la viticoltura europea subì un declino. Tuttavia, durante il Medioevo, furono i monasteri a preservare e sviluppare l’arte della vendemmia e della vinificazione. I monaci benedettini e cistercensi, in particolare, giocarono un ruolo cruciale nella diffusione della viticoltura in Europa, selezionando varietà di uva, sperimentando nuove tecniche di coltivazione e conservazione, e documentando le loro conoscenze.






venerdì 17 gennaio 2025

GEOLOGIA VENETO - TRENTINO - FRIULI VENEZIA GIULIA

 

mesozoico : l'era dei rettili

 

INDICE :

TRENTINO / DOLOMITI

VENETO / PIAVE / VERONA / PADOVA / VENEZIA

FRIULI / CARNIA

 


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TRENTINO - Trentino È il territorio della prov. di Trento (6207 km2 con 541.098 ab. nel 2019, ripartiti in 175 Comuni; densità 86,7 ab./km2), attraversato longitudinalmente dal medio corso del fiume Adige, che ne costituisce l’asse centrale. Con l’Alto Adige costituisce la regione Trentino-Alto Adige. L’area trentina, tutta compresa nella regione alpina e individuata nella sua unità fisica, si situa nelle Alpi Retiche meridionali e nelle Dolomiti. La natura è pertanto tipicamente montuosa, con una geomorfologia aspra e complessa, che colloca più del 70% dell’intero territorio al di sopra dei 1000 m s.l.m.; la quota più alta è costituita dalla cima del Cevedale (3769 m), la più bassa dal livello medio del Lago di Garda (67 m). L’intreccio di dorsali variamente orientate e ramificate compone un sistema privo di pianure che non siano le piatte fasce di fondovalle, esito di escavazione fluvioglaciale.* Treccani.it

Trentino Alto-Adige: ricerca di geografia | Studenti.it
 
 
TRENTINO - Il trentino ha un territorio montuoso, diviso in due, la provincia di Trento piu a sud e la provincia di Bolzano a Nord. Il Trentino-Alto Adige può essere divisa in due grandi aree geologiche: quella prevalentemente silicea, che si estende nella parte occidentale e settentrionale, e quella prevalentemente calcarea-dolomitica, nella parte meridionale e orientale. Anticamente furono gli abitanti locali a estrarre minerali dalle miniere di ferro e rame, da vendere ai ricchi romani. Gli strati piu profondi sono di calcare oolitico del giurassico (Bosellini, Masetti 1972). Fra i fossili del trentino si trovano ammoniti (Petti Fabio Massimo 2011)  del giurassico, che oggi fanno parte di collezioni esposte nei musei locali ...
 

 
 
 
 


TRENTINO - Il Trentino-Alto Adige è ricco di corsi d'acqua, fiumi e laghi. Dai monti scendono  il fiume Adige e il Piave.   Il fiume Brenta nasce in Trentino-Alto Adige e sfocia nel mare Adriatico. Le precipitazioni piovose cadono prevalentemente in estate sulle Dolomiti e sull'Alto Adige, mentre nel settore meridionale della regione i picchi di piovosità si osservano durante le stagioni intermedie. In inverno prevalgono precipitazioni a carattere nevoso, più abbondanti sui rilievi. Appartiene al Trentino-Alto Adige la parte settentrionale del lago di Garda, il maggiore lago della regione e d'Italia, suddiviso tra Trentino-Alto Adige, Veneto e Lombardia.  

TRENTINO - La parte antica della città di Belluno sorge su uno sperone di roccia in prossimità della confluenza del torrente Ardo con il fiume Piave. A nord si stagliano verso il cielo l'imponente gruppo dolomitico della Schiara (2565 s.l.m) con la caratteristica Gusela del Vescovà, il monte Serva (2133 s.l.m) e il monte Talvena, mentre a sud le prealpi separano il Bellunese dalla pianura veneta. Sempre a sud, nella zona del Castionese, si erge il Nevegal (pronuncia: Nevegàl) sul quale sono situati impianti di risalita e piste da sci.

IDROGRAFIA - Fiumi e torrenti hanno scavato una fitta rete di valli che per lo più gravitano, direttamente o attraverso facili corridoi, sull’asta atesina, di gran lunga la più aperta e importante: essa raccorda non solo la struttura fisica, ma anche quella economica e insediativa, di tutta l’area e rappresenta la direttrice di più facile percorribilità. I laghi sono numerosissimi: se ne contano 297, variamente distribuiti; la fascia di maggior addensamento è tra i 2000 e i 2300 m, ma i più estesi sono disposti tra i 67 e i 1200 m. Il clima è quello delle regioni alpine, ma caratterizzato da notevole varietà tipologica. Si passa dal tipo mediterraneo, nella regione gardesana, a quello di transizione fra mediterraneo e continentale, nella valle dell’Adige e nelle valli a quote poco elevate, fino al clima tipicamente alpino nelle valli a maggior altitudine. Temperature e precipitazioni, anche nevose, sono pertanto molto variabili.

 Mappa del Trentino Alto Adige - ItaliaDaScoprire

 

 

TRIAS - Con l’inizio del Mesozoico, nel Triassico inferiore, dopo alcune fasi di emersione si instaurò sul margine passivo subsidente un ambiente marino poco profondo caratterizzato da bassifondi sabbiosi dove vivevano numerosi molluschi costieri. Nell’Anisico medio il mare invase nuovamente le aree emerse; si individuarono così due elementi paleogeografici: un’area di mare basso (piattaforma) su cui si deposero calcari e dolomie, e una di mare profondo (bacino) in cui calcari, marne e argille erano i litotipi predominanti. Nel Ladinico, la subsidenza del margine continentale si accentuò notevolmente; si svilupparono così numerose costruzioni coralligene che costituivano nell’insieme una estesa piattaforma carbonatica spessa 800-1000 m.A partire dal Ladinico medio-superiore, la situazione paleogeografica e paleotettonica cambiò rapidamente: la subsidenza cessò e si sviluppo una intensa attività vulcanica. Nel Retico, con l’inizio della frammentazione della piattaforma costituente la dolomia principale, sprofondarono diversi settori e si deposero dei calcari di ambiente marino profondo.

TRENTINO - Il trentino è una regione montuosa come la Svizzera, dai monti scendono gli affluenti che si vanno a riversare e ingrossare il fiume Adige. Le rocce di questi monti provengono da depositi marini come quelli di una piattaforma carbonatica che si era sviluppata nel giurassico, sul margine settentrionale della Tetide. ... La Tetide era l'antico golfo che si affacciava sull'oceano giurassico. Gli strati piu antichi sono quelli del Giurassico inferiore, sono i Calcari Grigi della Piattaforma di Trento (Monaco Paolo, Giannetti, Alice 2001). Sui fondali del mare durante il giurassico si sviluppano calcari a coralli, poriferi (Bizzarrini 1990). 

DOLOMITI - Le dolomiti anche dette Monti pallidi (Dolomiten in tedesco, Dolomites in ladino, Dolomitis in friulano), sono un insieme di gruppi montuosi delle Alpi Orientali italiane, comprese tra Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli, tra le province di Belluno, Bolzano, Trento, Udine e Pordenone. Le Dolomiti prendono il nome dal naturalista francese Déodat de Dolomieu (1750-1801) che per primo studiò il particolare tipo di roccia predominante nella regione, battezzata in suo onore dolomia, costituita principalmente dal minerale dolomite (MgCa(CO3)2) ovvero carbonato doppio di calcio e magnesio. La dolomite si forma nella spiaggia sommersa nella zona tidale, qui per evaporazione delle acque marine il calcio della calcite viene sostituito in parte da atomi di magnesio presente in acqua molto salata. Infatti la dolomite risulta esssere meno solubile della calcite. In passato l’Italia durante il giurassico e mesozoico si trovava in fondo al mare, un paleoceano conosciuto come Tetide. A quei tempi il clima era caldo tipico delle zone equatoriali e tropicali. Le acque calde favorivano lo sviluppo delle scogliere coralline, costruite da spugne, coralli e madrepore, lamellibranchi e pesci. Questi organismi erano costruttori con il loro scheletro carbonatico, delle vaste scagliere e piattaforme carbonatiche che costituiscono oggi buona parte della catena alpina ed appenninica italiana.


DOLOMITI - La denominazione “Monti Pallidi” è da sempre associata alle Dolomiti in Val di Fassa, nei pressi di Moena. Il caratteristico colore chiaro, quasi di ghiaccio, caratterizza comunque gran parte delle Dolomiti in Trentino per via della particolare composizione della roccia, la Dolomia.Le Dolomiti prendono il nome dal naturalista francese Déodat de Dolomieu (1750-1801) che per primo studiò il particolare tipo di roccia predominante nella regione, battezzata in suo onore dolomia, costituita principalmente dal minerale dolomite (MgCa(CO3)2) ovvero carbonato doppio di calcio e magnesio.


DOLOMITI - 
Passo Croce d’Aune é uno dei valichi alpini più belli delle Dolomiti. Riconosciute come Patrimonio dell’Umanità Unesco, le Dolomiti sono senza dubbio una delle mete più ambite dai turisti di tutto il mondo e, tra questi, i bikers di tutta Europa non fanno di certo eccezione! I valichi e i passi alpini presenti lungo questa catena montuosa sono davvero tanti, tutti in grado di far vivere, motociclisticamente parlando, forti emozioni. Qui si trova il birrificio Padavena --- Partiamo da Belluno e ci dirigiamo verso Feltre seguendo la SS50 del Grappa e del Passo Rolle per 29,8 chilometri in direzione di Viale Giuseppe Mazzini a Feltre. Fermiamoci per una veloce rifocillata, parcheggiamo la nostra moto e facciamo un giro per la cittadina.



ADIGE - è un fiume dell'Italia nordorientale, per lunghezza – circa 410 km – il secondo fiume italiano dopo il Po, il terzo per ampiezza di bacino dopo Po e Tevere e il quarto per volume d'acqua dopo Po, Ticino e Tevere, con 235 m³/s di portata media annua presso la foce. Attraversa to città di Trento, Verona, e Rovigo. Sulle sue sponde crescono piante a foglia larga (latifoglie) . Una catastrofica alluvione nel VI secolo (589), secondo le cronache di Paolo Diacono (monaco) provocò morte e distruzione a Verona e nelle campagne. Nel novembre 1966 la città di Trento conobbe la più grande alluvione della sua storia.



ADAMELLO - L’adamello è un monte del Trentino … I plutoni dell'Adamello, delle Vedrette di Ries, della Cima d'Asta, di Bressanone nel Trentino-Alto Adige, tutti di età terziaria, sono costituiti in gran parte da adamelliti, granodioriti e tonaliti. Una tonalite è un tipo di roccia granitica.





TRENTO – Territorio abitato da antiche popolazioni italiche come : i Veneti, gli Etruschi e i Galli. Gli archeologi trovano fibule di bronzo, e collane d'oro, perle di quarzo ametista nei corredi funebri. La conquista romana del Trentino avvenne nel corso del I secolo a.C.  Il nome Trentino come Trento, è un antico municipio romano chiamato con il dal di Tridentum. Le vie cittadine si svilupparono in maniera ordinata, parallelamente all'impianto del cardo e del decumano secondo i principi dell'urbanistica romana. Dopo essere stata evangelizzata, nel secolo 4° viene costruita la cattedrale di Trento. Nel secolo 5° si hanno le prime invasioni barbariche (Svevi, Alamanni, Vandali e Burgundi). Gli Unni sono guidati da Attila, che distrugge Trento, poi Teodorico re degli Ostrogoti, conquista la regione e la usa come avamposto militare. La rewgione è piena di chiese e di castelli medievali. Nel corso del Duecento, l'architettura e la scultura si svilupparono nel segno della tradizione romanica.


BOLZANO - ... Lasa è un comune italiano di 4 mila abitanti della provincia di Bolzano, situato in Val Venosta, lungo il corso del fiume Adige. ... Lo stemma comunale di Lasa rappresenta un martello e due scalpelli rossi, disposti in banda su sfondo bianco rigato di nero. Il campo bianco e nero simboleggia i giacimenti di marmo, il martello e gli scalpelli gli strumenti per la sua lavorazione. L'economia di Lasa in passato si è basata sulla lavorazione del marmo.


PORFIDO -  Il porfido è una roccia magmatica acida, che si forma per una eruzione … Il nome porfido deriva dal greco, che significa di colore viola. Nel porfido  si vedono i cristalli (fenocristalli 25% ) su una pasta di fondo microcristallina. Il colore varia dal rosso al marrone al viola al grigio. Il porfido puo essere quarzoso o granitico. Il cosiddetto porfido rosso antico è in realtà un'andesite.  In Trentino una spessa sequenza di lave e tufi hanno dato origine a banchi di porfido su un'area di 750     km2 con spessore variabile dai 400 agli oltre 1000 m. Uso roccia resistente per pavimentazione tagliata in lastre o cubetti chiamati sanpietrini   (ed. Wikipedia)

PORFIDO – Roccia vulcanica si trova in : presso le prealpi bergamasche e bresciane, in bassa Valsesia (Piemonte), all'isola d'Elba, sul Monte Amiata (Toscana), nei pressi di Civitavecchia (Lazio) e in Sardegna. Porfidi quarziferi in gran parte trasformati dal metamorfismo alpino in scisti cristallini occupano parte delle Alpi Liguri tra Cuneo e Savona. In Trentino, specialmente nei comuni della Val di Cembra e sull'Altopiano di Piné, il porfido ha una colorazione variegata, da rosso, marrone, bordeaux, grigio a violaceo. Un altro sito estrattivo si trova a Cuasso al Monte in provincia di Varese.



PORFIDO – Tufi porfirici si trovano nelle Alpi in prossimità delle grandi colate di porfidi quarziferi del Luganese, della Valsesia, delle Prealpi Lombarde, del Trentino e dell'Alto Adige. Spesso questi tufi hanno acquistato, per profonda diagenesi, una compattezza tale da renderne difficile la distinzione dai porfidi stessi e come questi ultimi anzi meglio di questi ultimi sono stati oggetto d'intense azioni dinamometamorfiche, così da costituire rocce distintamente laminate, come scisti sericitici o porfiroidi.

PORFIDO - , da cave di proprietà imperiale sul Mons Porphyrites o Mons Igneus, un massiccio montuoso oggi chiamato Gebel Dokhan situato ad ovest di Hurghada, nel deserto orientale egiziano. Si tratta di un materiale estremamente duro e difficile da lavorare, già utilizzato dai sovrani egiziani ed estremamente apprezzato, per il suo acceso colore rosso, associato alla dignità imperiale. Il porfido era quindi usato per opere destinate all'imperatore e alla ristretta cerchia della sua famiglia. Dal V secolo il suo colore rosso venne assimilato al culto del corpo di Cristo, riservandone l'uso all'onore dei soli imperatori, secondo una tradizione che si mantenne nell'Impero bizantino e che poi venne emulata anche da altri regni europei. Per esempio nella basilica di Santa Sofia a Costantinopoli la posizione dell'imperatore alle funzioni è segnalata da un disco rosso di porfido, anche nella Basilica di San Pietro in Vaticano, sul pavimento all'inizio della navata centrale, è visibile il disco di porfido rosso (la cosiddetta Rota Porphyretica) originariamente ai piedi dell'altare dell'antica basilica costantiniana (Antica basilica di San Pietro in Vaticano), sul quale Carlo Magno si inginocchiò per ricevere dal papa la corona imperiale. Sempre in porfido sono i sarcofagi della madre di Costantino I (sant'Elena) e di Federico II, posto nella cattedrale di Palermo. (ed. Wikipedia)

PORFIDO -  Condanne per 76 anni al processo contro le infiltrazioni della ’ndrangheta calabrese nell’economia e nella politica di una valle a una quindicina di chilometri da Trento, la val di Cembra: qui si estrae una pietra rossa di un certo valore, chiamata anche “oro rosso”. Il porfido. Le grandi lastre di porfido estratte dalle cave vengono ridotte a cubetti utilizzati per la pavimentazione di strade e piazze nei centri storici delle città. Uno accanto all’altro, i cubetti formano estesi motivi geometrici, risultato di un paziente lavoro di posa. A Roma sono conosciuti come sanpietrini, fatti di leucitite, una pietra più chiara, mentre con il porfido si fanno i cosiddetti bolognini, di diverse sfumature tra il rosso e il marrone. La val di Cembra è dove se ne estrae di più in Italia – 639mila tonnellate all’anno, secondo gli ultimi dati – e circa il 40 per cento finisce all’estero: i piazzali dello stadio Khalifa, in Qatar, del Natural History Museum di Londra e del quartiere Les Halles di Parigi sono fatti con il porfido estratto in Trentino.

 

PORFIDO - La prima cava fu aperta ad Albiano tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Nei decenni successivi, soprattutto dagli anni Sessanta, se ne aggiunsero molte altre a Lona-Lases, San Mauro di Baselga di Pinè, Fornace, Cembra, Camparta, Capriana, Ceola e Lisignago. Sono comuni da poche centinaia di abitanti, dove tutti si conoscono. È difficile passare inosservati, eppure la ’ndrangheta è riuscita a insinuarsi nel tessuto economico, politico e sociale. Ci sono voluti almeno due decenni. Le persone finite a processo si sono prese prima le aziende, poi le amministrazioni. Hanno gradualmente acquisito piccole attività artigianali, aziende di medie dimensioni, infine le cave. Hanno ottenuto concessioni molto costose pagandole un sacco di soldi arrivati dalla Calabria. Hanno fatto eleggere consiglieri e assessori conniventi con il sistema criminale. La ’ndrangheta è riuscita a radicarsi anche grazie alla progressiva sottrazione dei diritti a cui sono stati sottoposti i lavoratori del porfido a partire dagli anni Novanta. Sono di fatto dipendenti, anche se sulla carta risultano come artigiani. Vengono pagati a cottimo a seconda di quanta pietra spaccano ogni giorno. È un lavoro pesante, logorante, con poche tutele.

 PORFIDO - I giovani che negli anni Sessanta e Settanta cominciarono a lavorare nel settore sono invecchiati nelle cave, sostituiti da persone arrivate inizialmente dal Marocco, poi da Tunisia, Albania, Macedonia e dalla Cina. Sfruttare i lavoratori stranieri era più semplice. Gli imprenditori avevano dalla loro un’arma in più: il posto di lavoro come unico modo per mantenere il permesso di soggiorno. Minacciati, non pagati, in alcuni casi picchiati violentemente per aver chiesto mesi di paghe arretrate, i lavoratori del porfido hanno sopportato condizioni di sfruttamento estremo.

 



PREDAZZO - A inizio Ottocento, il geologo Giuseppe Marzari Pencati notò nella zona di Predazzo la particolare compresenza di graniti, lava e sedimenti marini. Scienziati e studiosi, attratti dalla neo-scoperta geologica e stratigrafica delle Dolomiti, iniziarono in un crescendo a visitare il paese, riunendosi nello storico albergo "la Nave d’Oro", noto proprio per essere centro di aggregazione e studio in questo periodo. Alcuni nomi di rilievo: A. von Humboldt, F. von Richthofen, D. de Dolomieu, M.M. Gordon.[9]


PEJO – La fonte di acqua minerale … Peio, scritto a volte impropriamente Pejo, è un comune italiano sparso di 1 828 abitanti della provincia autonoma di Trento, sito nell'omonima valle e noto per le sue sorgenti di acqua ferruginosa e per le sue terme.

ADIGE - Il Trentino-Alto Adige è ricco di corsi d'acqua, fiumi e laghi. Dai monti scendono  il fiume Adige e il Piave.   Il fiume Brenta nasce in Trentino-Alto Adige e sfocia nel mare Adriatico. Le precipitazioni piovose cadono prevalentemente in estate sulle Dolomiti e sull'Alto Adige, mentre nel settore meridionale della regione i picchi di piovosità si osservano durante le stagioni intermedie. In inverno prevalgono precipitazioni a carattere nevoso, più abbondanti sui rilievi. Appartiene al Trentino-Alto Adige la parte settentrionale del lago di Garda, il maggiore lago della regione e d'Italia, suddiviso tra Trentino-Alto Adige, Veneto e Lombardia.  

BELLUNO  - La parte antica della città di Belluno sorge su uno sperone di roccia in prossimità della confluenza del torrente Ardo con il fiume Piave. A nord si stagliano verso il cielo l'imponente gruppo dolomitico della Schiara (2565 s.l.m) con la caratteristica Gusela del Vescovà, il monte Serva (2133 s.l.m) e il monte Talvena, mentre a sud le prealpi separano il Bellunese dalla pianura veneta. Sempre a sud, nella zona del Castionese, si erge il Nevegal (pronuncia: Nevegàl) sul quale sono situati impianti di risalita e piste da sci.


TRENTINO-ALTO ADIGE – Durante il permiano si hanno potenti eruzioni vulcaniche di lave (fm del porfido) ed ignimbriti. Questo darà origine alla formazione nota come Piattaforma Porfirica Atesina, La composizione delle lave è acida cioè ricca di quarzo, ha una tessitura porfirica, ed in Trentino-Alto Adige raggiunge una una superficie di oltre 750 kmq con spessore variabile dai 400 agli oltre 1000 m. Pubblicazioni : Carta geologica della Provincia autonoma di Trento, Servizio geologico Scala 1:25000 ed. SELCA Firenze

BOLZANO - ... Lasa è un comune italiano di 4 mila abitanti della provincia di Bolzano, situato in Val Venosta, lungo il corso del fiume Adige. ... Lo stemma comunale di Lasa rappresenta un martello e due scalpelli rossi, disposti in banda su sfondo bianco rigato di nero. Il campo bianco e nero simboleggia i giacimenti di marmo, il martello e gli scalpelli gli strumenti per la sua lavorazione. L'economia di Lasa in passato si è basata sulla lavorazione del marmo.


PORFIDO –  Il porfido dl Trentino è una roccia che è stata eruttata da vulcani, che puo riempire filoni. Il colore varia dal rosso al marrone al viola al grigio, hanno una ottima resistenza e durezza all'usura, per questo sono usati per pavimentazione stradale, di marciapiedi e di piazze. …  Il porfido viene estratto in provincia di Bolzano, Varese, Brescia, a Bienno, Val Camonica, specialmente nei comuni della Val di Cembra e sull'Altopiano di Pinè.



CANTON TICINO - ... Il canton Ticino è una zona montuosa e ricoperta da foreste, l’acqua dei torenti riempie i laghi Verbano e Ceresio, e alimentano il Ticino il principale fiume del Cantone. Il suo bacino idrografico  nord-ovest è formato dalla Val Bedretto e la Valle Leventina. Il fiume si riversa nel lago Maggiore in corrispondenza delle "Bolle di Magadino"., una zona paludosa presso Locarno, scelta come riserva naturale di rilevanza nazionale, costituita dalle foci dei fiumi Ticino e Verzasca. Qui presso Campolongo affiorano delle dolomie. Il passo di Campolongo (Ju de Ćiaulunch in ladino) è un valico alpino delle Dolomiti posto a 1.875 m s.l.m., al confine fra Veneto e Trentino-Alto Adige.Mette in comunicazione il comune di Livinallongo del Col di Lana con quello di Corvara in Badia e più in generale la valle del Cordevole con la val Badia. Si trova nel cuore delle Dolomiti e forma il cosiddetto Sellaronda con il passo Pordoi, il passo Sella e il passo Gardena.Occasionalmente è stato trovato qualche campione di crisoberillo anche in territorio italiano, nella zona di contatto delle pegmatiti a Colico sul lago di Como ed in Valtellina. Pubblicazioni : Artini Ettore - Sulla presenza del crisoberillo nella dolomia di Campolongo (Canton Ticino).

TRENTO - I monti di trento sono fatti di dolomia (fm La dolomia principale) ... è una formazione geologica del Trias superiore alpino, da taluni autori identificata con il piano Norico: spessa fino a oltre 1200 m e costituita da dolomie e calcari dolomitici di colore da grigio a bianco, è molto diffusa in Italia e presente anche in altre regioni appartenenti all'area della Tetide. Mostra una stratificazione da regolare a massiccia ed è paleontologicamente caratterizzata da generi estinti di Lamellibranchi, Gasteropodi e Alghe. In alcune aree le condizioni di sedimentazione della Dolomia principale si sono proseguite anche nel piano successivo, il Retico. In trentino su strati di calcare sono state scoperte impronte fossili di dinosauro. Pubblicazioni : * Coltro Roberto - Intercalazioni terrigene nelle Dolomia principale di Val di Centa (Trento) ed. Trento * Del Campana Domenico - Fossili della dolomia principale della Valle del Brenta ed. Roma * Repossi Emilio - Ritrovamento di fossili nella dolomia del M. Gazzo presso Sestri Ponente / ed.  Befani, Roma


BELLUNO - … Nel 1839 muore ad Ogordo il mineralogista tedesco Friedrich Mohs …


    
SVIZZERA - Nella regione del Giura (Francia-Germania-Svizzera) si trovano numerosi laghi d'origine glaciale in fondo a valli dove un substrato composto da morene datanti dalle grandi glaciazioni del Quaternario (Günz, Mindel, Riss, Würm) garantisce l'impermeabilità del suolo.

MASETTI - Masetti Daniele, presentato da Napoleone Prandini al Rotary, lo ha presentato agli intervenuti. Professore associato di Sedimentologia presso il Dipartimento di Scienze Geologiche e Palentologiche dell’Università di Ferrara e professore ordinario di geologia stratigrafica presso il Dipartimento di Scienze Geologiche, Ambientali e Marine dell’Università di Trieste.  Responsabile dell’Unità di Ricerca di Ferrara del Cnr Alpi, nel 1996 e 1997 ha coordinato i sedimentologi italiani del Progetto di ricerca ‘Cape Roberts Drilling Project’.


LETTERATURA GEOLOGICA  DEL  TRENTINO :
 

Andreatta Ciro 1957 - La regione Trentino-Alto Adige e le sue risorse minerarie Ed. Trento
 

Andreatta Ciro 1939 - I giacimenti ferriferi della regione Boai-Comasine in Val di Peio (Trentino) ed. Roma

Bosellini 1972 -

Bosellini Alfonso 1978 - Tettonica delle placche e geologia ed Bovolenta, Ferrara

Bosellini Alfonso 1984 - Le Scienze della terra / Alfondo Bosellini ed. Italo Bovolenta, Ferrara


Bosellini Alfonso 1998 - Pericolo e rischio ambientali, gestione delle risorse, problemi dell'inquinamento ed Ferrara Bovolenta, 

 Bosellini, Alfonso 2005 - Storia geologica d'Italia : gli ultimi 200 milioni di anni ed Zanichelli, 

Leoanardi Piero 1955 -  Breve sintesi geologica delle dolomiti occidentali pp 80, ed Società Geologica Italiana, Roma

Masetti Daniele 1972 - 

Valvo Giovanni 1988 - Porfido, amore mio ed. Trento

Varotto M. 2019 - L’epopea della Marmolada nelle Alpi e Prealpi venete, Ed.  



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CARNIA - La Carnia è una regione montuosa del Friuli. Le montagne sono fatte di rocce antiche. Le rocce, le piu antiche in italia contengono fossili del Trias. Il trias è stato definito definito prima da geologi tedeschi è diviso in 3 parti. In Carnia si trovano le rocce del piano Carnico ...
 
 
 






TRIESTE - La località fossilifera Villaggio del Pescatore, vicino a Trieste, regala all'Italia un' altro dinosauro. Questa volta si tratta di un erbivoro, un adulto , chiamato simpaticamente Antonio . Quando il prof. Marco Dalla Vecchia si accorge che questo animale costituiva una nuova specie, unica al mondo, lo ribattezzò Tethyshadros insularis, nome che significa “dinosauro adrosauroide insulare della Tetide”. Antonio, lungo 4 metri, è il più completo dinosauro di dimensioni medio-grandi mai rinvenuto in Europa in tempi recenti, visse nel Cretaceo superiore (Maastrichtiano, circa 70 milioni di anni fa). "Diversamente dai suoi “parenti” del Nord America e dell’Asia che popolavano ampie zone continentali, Tethyshadros viveva su di un’isola relativamente piccola (grossomodo con la superficie dell’attuale Cuba) e da poco emersa dal mare, situata nella parte occidentale dell’oceano Tetide tra l’Africa e la massa continentale nord europea (corrispondente in gran parte all’attuale Scandinavia ed Europa orientale). Infatti, 70 milioni di anni fa l’Europa meridionale, centrale ed occidentale erano un arcipelago di isole situato a latitudini subtropicali .......... Tethyshadros non è un gigante, sebbene appaia grande in confronto ad un uomo. E’ piuttosto piccolo, invece, per le dimensioni corporee standard dei suoi “parenti”, probabilmente perché viveva su di un’isola. Infatti, specie animali di grandi dimensioni riducono la propria taglia quando rimangono isolate in territori di limitata estensione, un fenomeno noto come “nanismo insulare”. * M. Dalla Vecchia 





CARNIA -  Regione storica e geografica delle Alpi Orientali, nel Friuli-Venezia Giulia, che coincide con l’alto bacino del Tagliamento e trae il nome da quello degli antichi Carni, popolazione celtica abitante il bacino del Tagliamento e dell’Isonzo, sottomessa nel 115 a.C. da Marco Emilio Scauro. A N le Alpi Carniche delineano in senso E-O un’ossatura calcarea. Sono una sezione delle Alpi Orientali e vanno dal Passo di Monte Croce di Comelico alla soglia di Camporosso. Le cime maggiori sono il Coglians (2780 m) e il Peralba (2693 m), dove nasce il Piave, e il Cavallo di Pontebba (2239 m). Parallelamente a questi terreni calcarei si addossano nella zona meridionale formazioni scistose, in parte rafforzate da rocce eruttive (porfiriti). Una terza serie di terreni costituisce la Bassa C. (Alpi di Tolmezzo) e appartiene quasi interamente al calcare e alle dolomie.

 

 PORFIRITI -  [der. di porfiro]. – In petrografia, termine generico indicante una roccia effusiva paleovulcanica (corrispondente a una diorite, a un gabbro o a un diabase), a struttura distintamente porfirica, derivata da magmi dioritici e caratterizzata quindi dalla prevalenza di un plagioclasio sodico-calcico sugli elementi femici; a seconda della presenza o meno del quarzo si distinguono p. quarzifere e non quarzifere e, a seconda della natura e quantità degli elementi femici, in p. anfiboliche, micacee, ecc. In senso più lato il termine indica anche rocce eruttive filoniane a struttura porfirica che hanno la composizione delle dioriti, dei gabbri, e di altre rocce intrusive (p. dioritiche, gabbriche, ecc.).*Treccani.it

 




 

CARNICO -  In geologia è detto carnico il piano inferiore del Trias superiore a facies alpina. La serie tipica del carnico si trova nelle Alpi Venete e Trentine e comprende due zone: l’inferiore, detta strati di S. Cassiano, è costituita da un’alternanza di arenarie e peliti fossilifere. Andando verso l’alto aumentano gli strati e le inclusioni di grossi blocchi calcarei e dolomitici (S. Cassiano in Val Badia). Quella superiore, costituita dai cosiddetti strati di Raibl, è rappresentata da marne laminate bituminose con resti di pesci, calcari neri ammonitici. Al carnico appartengono le manifestazioni eruttive presenti nelle Dolomiti e in Lombardia

DOLOMITI - Le rocce più antiche, di età paleozoica, affioranti nell’area dolomitica sono delle rocce granitiche e metamorfiche scistose, filladi quarzifere. Insieme formano dei gruppi montuosi del versante sud delle Alpi Orientali, con speciali caratteristiche, dovute a calcari magnesiaci abbondantemente degradati per azione delle forze esogene, rotti e fratturati dalle spinte orogenetiche. Tali caratteristiche sono: il notevole spessore degli strati, l’alternanza con terreni meno erodibili, l’azione erosiva che fa apparire le cime come il residuo d’una massa, smembrata in guglie, torri, bastioni, muraglie, che talora si elevano su pianori rocciosi. Nel Giurassico, la tettonica distensiva disarticolò completamente la piattaforma carbonatica dando luogo a una serie di alti e bassi strutturali. In questi ultimi la sedimentazione continuò anche nel Giurassico e nel Cretaceo. L’orogenesi alpina portò alla definitiva emersione dell’area; le deformazioni non molto spinte hanno permesso di conservare sia la geometria dei corpi sedimentari sia l’originaria stratificazione. Nel 2009 le Dolomiti sono state inserite dall'UNESCO nella lista dei siti Patrimonio dell'umanità. * Treccani.it

DOLOMIA PRINCIPALE - Nel Carnico inferiore, contemporaneamente a una nuova fase di subsidenza riprese la sedimentazione carbonatica e si svilupparono così nuove scogliere che si estesero nei bacini circostanti. Questi depositi costituiscono la formazione di San Cassiano, nota per l’eccezionale stato di conservazione dei fossili. Verso la fine del Carnico, lo sviluppo delle facies carbonatiche organogene cessò quasi completamente e si depositarono dei sedimenti calcareo-marnosi, di ambiente costiero.A partire dal Norico in tutta l’area si depositarono dei sedimenti carbonatici in ambiente di piattaforma soggetta a temporanee e continue emersioni, costituenti la dolomia principale. * Treccani.it

Sotto foto di Monte Clapsavon 


 Monte Clapsavon – Cammina E Vola

MARMOLADA - I gruppi montuosi più noti sono quelli della Marmolada (3343 m), del Pelmo (3168), dell’Antelao (3263), del Cristallo (3221), delle Tofane (3243), del Sassolungo (3178), delle Tre Cime di Lavaredo (2999), delle Pale di San Martino (3193), del Latemar (2846), del Catinaccio (3002). Essendo questi gruppi compresi nelle Alpi Veneto-Tridentine, si dà a queste talora anche il nome di Alpi Dolomitiche. Resta tuttavia al di fuori il gruppo delle Dolomiti di Brenta, sulla destra dell’Adige.

 VAL GARDENA - Alla fine del Paleozoico (Permiano), nell’area iniziò una intensa attività vulcanica, connessa con l’apertura dell’antico oceano della Tetide, i cui prodotti sono rappresentati sia da lave che da ignimbriti. Su queste rocce si depositarono successivamente le arenarie della Val Gardena, in cui sono numerosi i resti fossili, spesso rappresentati da vegetali e orme di rettili e anfibi. Alla fine del Permiano, nell’area si instaurarono ambienti costiero-lagunari che permisero la deposizione di sedimenti calcareo-marnosi e gessiferi. 

 


 

RETICHE - Le alpi retiche ... 

 

MONACO - Paolo Monaco è un prof di Scienze ... Il libro nasce in seguito agli eventi sismici che hanno scosso l’Appennino centrale nel 2016 e alla grande nevicata di Rigopiano, in Abruzzo, nel 2017. Lo studio si fonda sul desiderio di spiegare una scienza semplice e fruibile da tutti: una geologia comprensibile, spiegata a una classe sgangherata, irriverente e immaginaria, senza tempo, spazio o luogo. La geologia esce così dai circoli accademici e si distende a 360 gradi. Tra gli obiettivi, riavvicinare le persone e la politica ai temi della geologia, una disciplina in declino in Italia ma ancora di importanza strategica.

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 Cartine geografiche del Veneto (Italia)

 

 VENETO - 

 

VERONA - 

 

 

Progetto europeo “life+ Remake”: protagonista il fiume Adige - Il NordEst  Quotidiano

VERONA - la Pianura Veronese, che comprende il Villafranchese, la Media Pianura veronese, la bassa Veronese, il Colognese e gran parte delle Valli Grandi Veronesi e l'alta pianura veronese che comprende soprattutto i paesi di Soave e San Bonifacio. La Lessinia, o Monti Lessini, è un altopiano e un supergruppo alpino nelle Prealpi Vicentine, situato per la maggior parte nella provincia di Verona e, solo parzialmente, in quelle di Vicenza e di Trento.

VERONA - La provincia di Verona la seconda provincia del Veneto dopo la provincia di Belluno. Il territorio veronese è composto per il 51% dalla pianura, per il 28% da colline e per il 18% da montagne mentre la superficie lacustre del lago di Garda rappresenta il 5% della superficie della provincia. (Wikipedia)

VERONA - In Veneto la parte montuosa è costituita dalle prealpi venete. Le montagne sono fatte da rocce sedimentarie di mare basso stratificate, come l'oolite del Monte Baldo (Barbujani Claudio,  Bosellini Alfonso, Sarti Massimo 1986). ... Il monte Baldo è un massiccio montuoso delle Prealpi Gardesane di altezza massima pari a 2218 m, esteso da nordest-sudovest, compreso tra le province di Trento e Verona, confinante a sud con la pianura . ... È costituito da una dorsale parallela al lago di Garda che si allunga per 40 km, tra il lago a ovest e la Vallagarina a est. A sud la dorsale è delimitata dalla piana di Caprino e a nord dalla valle di Loppio.

VERONA - Sul monte Baldo (Verona) notevole presenza di rocce calcaree ha favorito molti fenomeni carsici (carsismo), sono infatti visibili parecchi monoliti, conche e soprattutto doline, depressioni che si aprono verso grotte più profonde. Sono molto visibili anche sulle rocce dei solchi paralleli, dovuti alla facile erosione delle rocce carsiche da parte dell'acqua. 

VERONA - Il monte Baldo (Verona) è formato da calcare e dolomie formatesi tra il Triassico e l'Oligocene nell'Oceano Tetide, che allora ricopriva questa zona. L'innalzamento della catena ebbe inizio 40 milioni di anni fa, nell'ambito dell'orogenesi alpina. In mezzo a rocce carbonatiche si trovano basalti e tufiti del giurassico.  

VERONA - Sul monte Baldo (Verona) si possono trovare anche sporadici affioramenti di basalti e tufiti. Col tempo gli agenti atmosferici hanno eroso le cime creando le forme attuali. Il versante occidentale dell'anticlinale maggiore presenta la stratificazione delle rocce a franapoggio, cioè disposte inclinate verso il lago, mentre il versante orientale dello stesso presenta la testata degli strati, spezzati e interrotti da faglie.

 

CADORE - La Formazione di Livinallongo è costituita da un complesso stratificato, di potenza variabile (da 0 a 300 m, in eteropia laterale con i calcari e le dolomie di piattaforma carbonatica coeve), di calcari nodulari, ritmiti siliceo-calcaree, calcari detritici, tufiti (facies della “Pietra Verde del Cadore”) del Ladinico Inferiore (Triassico Medio), di colore dal grigio scuro al verde. La formazione affiora in area veneto – trentina, principalmente a cavallo tra le province di Trento e Belluno (Agordino, Pale di San Lucano, gruppo del Civetta, Val Fiorentina, Val di Fiemme, Val di Fassa, gruppo dei Monzoni, gruppo delle Pale di San Martino e Cadore). * Wikipedeia.it

 

 

 

TARAMELLI - Tortaquo Taramelli geologo ... 


 

 

MENEGHINI - Giuseppe Meneghini geologo ...

 

TOMMASI -  Nacque a Mantova il 25 aprile del 1858. Dopo gli studi classici compiuti nella città natale al R. Liceo Virgilio, nel 1875, avendo vinto per concorso un posto gratuito al prestigioso collegio Ghisleri, si iscrisse al corso di laurea in scienze naturali dell’Università di Pavia. Frequentò contemporaneamente anche il corso di magistero, ottenendo il diploma, assieme alla laurea, a pieni voti in scienze naturali nel 1881. A Pavia fu tra i primi allievi di Torquato Taramelli il quale, riconosciute le capacità del giovane studente, lo indirizzò verso gli studi di geologia e di paleontologia. Nacque, così, tra i due una profonda e sincera amicizia che li legò per tutta la vita. Dopo la laurea, Tommasi si trasferì a Pisa per un anno di perfezionamento alla scuola di Giuseppe Meneghini, uno dei maggiori paleontologi italiani dell’epoca. Nel 1883 vinse per concorso la cattedra di scienze naturali all’Istituto tecnico di Udine, che era stata del suo maestro Taramelli, succedendo a un altro naturalista lombardo, Camillo Marinoni, prematuramente scomparso nel gennaio dello stesso anno. Rimase a Udine fino al 1890, quando si trasferì all’Istituto tecnico di Pavia e fu chiamato dal Taramelli anche come assistente alla cattedra di geologia e paleontologia dell’Università. Nel 1903 ottenne la libera docenza e rimase a Pavia, insegnando all’Istituto tecnico e all’Università fino al 1914, quando chiese e ottenne il trasferimento a Mantova per rimanere vicino alla famiglia paterna, cui era molto legato. Morì a Mantova il 5 agosto del 1921. L’interesse scientifico di T. era rivolto alla geologia e soprattutto alla paleontologia, con speciale riguardo al Triassico delle Alpi. Nei sette anni in cui insegnò a Udine, proseguendo l’opera iniziata da Taramelli, si dedicò con passione allo studio di alcuni aspetti particolari della geologia friulana. Studiò i fossili triassici dei dintorni di Dogna, che illustrò in tre belle monografie; segnalò per primo la presenza del Carbonifero sul monte Pizzul (Paularo), le cui ricche flore fossili furono studiate dal suo amico e collega Luigi Bozzi. Scoprì e studiò un importante giacimento fossilifero del Cretacico Superiore nei pressi di Vernasso (San Pietro al Natisone), del quale descrisse gli abbondanti resti fossili di molluschi. Sulla base di queste faune e delle flore fossili, anch’esse studiate da Luigi Bozzi, stabilì la presenza del Cretacico Superiore in Friuli, fino ad allora solamente ipotizzata da Giulio Andrea Pirona e da Taramelli. Studiò alcuni fossili del Permiano Superiore e del Triassico Inferiore della Carnia. Dedicò alcune ricerche alle faune ladiniche del monte Clapsavon (Forni di Sotto), rinomata località fossilifera conosciuta fin dalla metà dell’Ottocento per gli abbondanti resti di ammonoidi, che erano stati magistralmente descritti e illustrati dall’austriaco Edmund von Mojsisovics nel 1881. Oltre agli ammonoidi, T. esaminò in dettaglio numerose forme di bivalvi e di gasteropodi, completando l’illustrazione dei fossili di questo importante giacimento. Nel 1888 pubblicò I terremoti nel Friuli dal 1116 al 1887, un interessante studio storico sull’attività sismica della regione, frutto di un paziente lavoro di ricerca nel quale fu aiutato, tra gli altri, da Vincenzo Joppi e da Alessandro Wolf. Nel 1893 pubblicò, assieme a Pirona e Taramelli, una relazione sul terremoto che aveva colpito Tolmezzo nel 1889. T. scrisse inoltre alcune poesie; una di queste, In riva al lago di Alesso, venne pubblicata nel mensile «Pagine friulane» nel 1890.

 

TOLMEZZO - Il terremoto di Tomezzo del 1889  ... 



LEONARDI - Piero Leonardi è nato a Valdobbiadene (Tv) il 29 gennaio 1908. Nel 1931 Piero Leonardi si è laureato in scienze naturali nellUniversità di Padova, presso il quale ha compiuto un tirocinio di specializzazione. Nel 1935 conseguì la libera docenza in geologia e paleontologia e fu nominato professore incaricato di paleontologia presso l'istituto di geologia dell'università di Padova come assistente alla cattedra di geologia coperta dal prof. Giorgio Dal Piaz. Nel maggio dello stesso anno si sposò con Elisa Giada da cui ebbe quattro figli. Nel 1949, Leonardi, allora docente a Padova, fu chiamato come professore straordinario presso l’Ateneo ferrarese come titolare della prima cattedra di geologia nel neonato Istituto di Geologia e Paleontologia dove curò le sezioni di Geologia, Paleontologia, Mineralogia e Preistoria. L’attività di ricerca scientifica di Leonardi cominciò molto presto, tanto che già prima della laurea pubblicava alcuni lavori di Paleontologia delle Dolomiti. A Ferrara l’attività di ricerca di Leonardi continuò e si ampliò in particolare per quanto riguarda la geologia e la paleontologia delle Dolomiti, la preistoria dei Colli Berici (Vicenza), dei Monti Lessini (Verona) e dell’Appennino emiliano-romagnolo e marchigiano. Si è interessato in particolar modo alla geologia, alla tettonica e alla geomorfologia: la sua principale attività di ricerca si è indirizzata per oltre un trentennio alle Dolomiti. documentata da un centinaio di pubblicazioni. A lui è intitolato il Museo di paleontologia e preistoria di Ferrara, che ha fondato nel 1964, ampliando il precedente Museo universitario di Stratigrafia, Paleontologia, Paleontologia dei vertebrati e Paleontologia umana.


 FABIANI - Fabiani Ramiro è stato un geologo italiano (Barbarano Vicentino 1879 - Roma 1954), prof. di geologia (dal 1925) alle univ. di Palermo, di Milano e poi di Roma; socio nazionale dei Lincei (1935). Dedicò gran parte della sua attività allo studio geologico delle Tre Venezie e della Sicilia, anche in connessione a problemi pratici riguardanti ricerche d'idrocarburi e la bonifica integrale. Condusse anche ricerche nell'Iraq, in Eritrea e in Etiopia. È autore di un Trattato di geologia (1952).* Treccani.it

 FABIANI - Fabiani Ramiro è stato un geologo veneziano. Nacque da Isidoro Fabiani, ex-segretario comunale di Barbarano Vicentino, e Angela Franzina. Le famiglia attraversò un periodo di ristrettezze economiche dopo la morte prematura di Isidoro. Compì gli studi secondari a Vicenza e quelli universitari presso l'Università di Padova, dove si laureò in matematica nell'ottobre 1901 e in scienze naturali nel giugno del 1903. Ebbe contatti scientifici con  il naturalista vicentino Paolo Lioy e con il prof. Giovanni Omboni, direttore dell'Istituto di geologia dell'Università di Padova. Divenne docente di geologia presso lo stesso ateneo e dal 1909 insegnò paleontologia. Dal 1925 al 1946 insegnò geologia all'Università di Palermo. Nella stessa università insegnò anche paleontologia e geografia fisica fino al 1936 e fu preside della facoltà dal 1932 al 1943. Dal 1925 gli venne affidato l'incarico di organizzare le ricerche petrolifere in Sicilia per conto, prima, del Ministero dell'Economia, poi, per quello dell'Industria e del Commercio e, successivamente al 1934, per conto dell'Agip. Nel 1946 si trasferì a Roma dove fu direttore dell'Istituto di geologia fino al 1949. Scrisse oltre 230 pubblicazioni. Morì a Roma a 74 anni.

 

 

 

LETTERATURA : 

* Leonardi Piero 1937 - Geologia del Territorio di Cavalese (Dolomiti Occidentali), STAG, Trento.

* Leonardi Piero 1946 - Darwin, La Scuola, Brescia pp. 152

* Leonardi Piero 1970 - Trattato di geologia ed UTET Torino 

* Leonardi Piero  1972 - La geologia dei monti tra Isarco e Piave in «L'Universo»  pp. 112-122.

 * Lippi Boncambi, L. Passeri, - Le dolomiti di Piero Leonardi: 

* Fabiani, Ramiro 1911 -  Fauna dei Calcari grigi della. valle del Chiampo (Vicenza) Venezia Atti Istituto Veneto, 70 1445-1470

*  Fabiani R. 1911 - Fauna dei Calcari grigi della. valle del Chiampo (Vicenza) Venezia Atti Istituto Veneto, 70 1445-1470

* Tommasi A. 1899  - La Fauna dei Calcari Rossi e Grigi del Monte Clapsavon nella Carnia occidentale Palaeontographia Italica 1900.); Vol. 1-54