sabato 6 settembre 2025

NAPOLI E POMPEI

NAPOLI  - Napoli sorge sulla costa campana, è un'antica colonia greca. Napoli prende il suo nome da Neapolis (Νεάπολις), che in greco significa "città nuova", e deriva da un precedente insediamento chiamato Palepolis («città vecchia»). Prima di Palepolis, esisteva un insediamento ancora più antico, Parthenope, fondato dai Cumani alla fine dell'VIII secolo a.C., il cui nome, secondo la leggenda, era legato a una sirena. 

 romanoimpero.com: NEAPOLIS - NAPOLI ( Campania )

 NAPOLI - Dopo gli Osci e i Greci, Neapolis fu romana. Nel VIII sec. a.c. il primo stanziamento avvenne sulla collina di Pizzofalcone e sull'isolotto di Megaride da parte dei Cumani, sviluppandosi in un centro abitato chiamato Partenope, dal nome della Sirena vinta da Ulisse, il cui sepolcro, secondo le fonti, fu ritrovato sulla costa napoletana, col corpo ancora intatto. Non è difficile comprendere che Partenope, nome indubbiamente greco, era un'antica Dea del mare, certamente sirena visto che le antiche Dee emergevano dalle acque ed avevano coda di pesce, anzi in genere erano bicaudate. Con l'avvento del patriarcato se ne è serbato il ricordo, ma come divinità minore. Infatti Dionisio di Alicarnasso (I sec. d.c.) definisce la città sepolcro di Parthenope e Strabone narra che anche al tempo suo ne era onorata la tomba e si celebravano feste annuali in suo onore. Numerose sono le testimonianze della fondazione cumana: Scimno di Chio, vissuto nel II sec. d.c., la dice fondata in ossequio ad un oracolo e Strabone, anteriore a lui di un secolo, la definisce colonia dei Cumani.

NAPOLI - In seguito alla distruzione del centro nel VI sec. a.c. ad opera di Cuma, la città fu rifondata in una zona più a valle prendendo il nome di Neapolis, cioè la "città nuova", ancora ad opera dei Cumani stessi insieme a un gruppo di coloni Rodii, verso la fine del VI - inizi V sec. a.c. Il vecchio insediamento di Partenope si chiamò invece Palaeapolis, cioè la "città vecchia". Alcune monete rinvenute nella necropoli di Porta Capuana raffiguranti la sirena Partenope e la Dea Athena, confermano che Neapolis già esisteva nel 470 a.c., e che alla fondazione della nuova città avrebbero partecipato oltre ai Cumani, anche coloni Phitecusani, cioè siracusani dell'isola di Ischia e forse anche Ateniesi, grandi adoratori di Athena. Col tempo però l'influenza ateniese decadde a partire dal 420 a.c., mentre il porto della città divenne uno dei più importanti del Mediterraneo, con uno sviluppo urbanistico che rimase tale sino alla metà del I sec. a.c.
 

  

NAPOLI - Napoli ebbe origine greca con Partenope e fu rifondata come Neapolis (Città Nuova) nel VI secolo a.C. dai Cumani  La città antica è ancora leggibile nella pianta del centro storico con i tre decumani, e tracce delle mura e di altre strutture greche sono visibili in vari punti, come Piazza Bellini. Napoli greca fiorì grazie al commercio marittimo, esportando prodotti e importando merci dal Mediterraneo orientale, come il vino, le ceramiche e l'olio. 

Da Partenope a Neapolis: l'origine greca della città - La Neapolis  Sotterrata

NAPOLI - Dal 1734, all’arrivo di Carlo di Borbone, il regno meridionale riacquistò la sua autonomia e Napoli riebbe il suo status di capitale, divenendo uno dei luoghi di interesse dei viaggiatori stranieri che intraprendevano il Grand Tour, specie dopo le scoperte dei resti delle antiche Ercolano e Pompei Fin dall’inizio i ministri che attorniavano il giovane re riorganizzarono gli apparati del commercio, un settore esercitato per tutta l’epoca vicereale in gran parte dagli stranieri. Fu anche ricostruita la flotta, necessaria per la difesa del regno e per quella delle navi mercantili e delle coste, assalite dai corsari barbareschi. Simile attenzione fu data alla ricostruzione della marina mercantile, per la quale furono accordati agli armatori premi di costruzione, specie per le grosse navi, pinchi e tartane, costruiti soprattutto nei cantieri sorrentini, a Piano e Meta, dove vi era una antica tradizione nautica. In quel periodo iniziarono i viaggi nel Mar del Nord, nel Baltico, nel Mar Nero e nelle Americhe. Per incrementare il commercio furono stipulati trattati con gli Ottomani e con i paesi del Nord Europa, Olanda, Danimarca, Svezia, Russia, da dove arrivavano pesce salato e materiali per la flotta. Inoltre, fu incrementato il commercio con la Francia e l’Inghilterra. * Sirago 2004 

 

 

POMPEI - Si scopre l'antica città di Pompei. L'antica città di Pompei venne riscoperta casualmente nel 1599, ma le esplorazioni sistematiche iniziarono solo nel 1748 sotto il re Carlo III di Borbone, portando alla luce le rovine ben conservate grazie alla cenere vulcanica che le aveva sepolte nel 79 d.C.. --La cronaca del nipote - Quando, nel 79 d.C., il Vesuvio esplose sommergendo Pompei e Ercolano, Plinio era capo di stato maggiore della Marina romana e comandava la flotta ormeggiata a Capo Miseno. Con lui era il nipote Plinio il Giovane che ci ha raccontato la sua fine. Incuriosito dall’eruzione, lo zio stava per recarsi a vedere di persona, da solo, quando ricevette una disperata richiesta d’aiuto da Rectina, vedova di un suo collega, Sesto Licinio Basso. Resosi conto del disastro incombente per migliaia di persone cambiò i piani e mobilitò le sue quadriremi per recuperare - tramite lance - i cittadini ammassati sulle spiagge da Ercolano a Stabia. Fu il primo salvataggio di civili con mezzi militari della storia. Plinio stesso, a bordo della Fortuna, diresse verso Stabia per salvare il suo ricchissimo amico Pomponiano il quale aveva già caricato i propri averi su due naves a vela, rimaste inchiodate a terra dai venti contrari. A causa del mare agitato e dell’oscurità, per il ritorno fu necessario attendere sulla spiaggia.  Plinio, già 56enne e grosso di corporatura, ebbe un malore; chiese dell’acqua e, aiutato da due schiavi, si sdraiò. Tre giorni dopo, il suo cadavere fu trovato intatto, come se dormisse. Stando al Giovane, era stato soffocato dalle polveri, ma si parla anche di un odore di zolfo, tipico di un gas letale, l’acido solfidrico, emesso sovente dai vulcani. 

 

 

 Scavi di Pompei: storia e attrattive del Parco Archeologico - Napoli Fans

 

STRADE - le strade romane all'interno della città erano disegnate secondo lo schma ortogonale del cardo e decumano. Il cardo e il decumano erano le due strade principali che organizzavano la pianta degli accampamenti militari romani e delle città romane, formando una griglia ortogonale. Il cardo era la strada principale orientata da nord a sud, mentre il decumano era quella da est a ovest. Il loro incrocio era il centro nevralgico della città, dove sorgeva la piazza principale (il forum). La pavimentazione romana consisteva in strade e piazze lastricate, principalmente con blocchi di pietra lavica chiamati basoli (o, in epoca più recente e volgare, sampietrini), disposti in modo da formare una superficie solida e durevole. Questa tecnica costruttiva, che includeva un robusto sottosuolo composto da vari strati di pietra, calce e ghiaia, garantiva resistenza all'usura e ai carichi pesanti dei veicoli. Dire finire sul lastrico significa fallire, chiudere finire in strada e perdere casa e bottega, deriva da lastra cioè pietra tagliata. "Sul lastrico" significa essere ridotto in miseria, senza mezzi di sostentamento, a seguito di un fallimento finanziario, una perdita di patrimonio o una grave difficoltà economica. L'espressione deriva dall'accezione letterale di "lastrico" come pavimentazione stradale, indicando l'idea di essere abbandonato per strada, senza un riparo o un luogo in cui vivere. -- La strada che vediamo veniva costruita così: per prima cosa si collocavano i bordi, che davano la direzione della strada, poi si scavava il terreno all'interno, dove si metteva uno strato di pietre piuttosto grandi, che formavano le fondamenta della strada (statumen); al di sopra si faceva una gettata di malta mista a pietrisco (rudus), che veniva ben battuto, poi sopra si metteva un terzo strato (nucleus), di malta, sabbia e pozzolana nel quale si affondavano i basoli, che così incastrati non si muovevano e formavano un piancito durissimo (pavimentum). 

Salaria: per capire - Come erano costruite le strade romane 

 

NAPOLI - Una delle voci più importanti era quella del commercio con la Gran Bretagna. Perciò nel 1753 Londra nominò come inviato straordinario sir James Gray, un fine diplomatico, appassionato cultore e mercante di arte antica. Per espletare il suo compito e raccogliere al più presto notizie su Napoli e il suo regno e sul commercio tra Napoli e l’Inghilterra interpellò George Hart e Harry Porter, i principali mercanti inglesi, che lo stesso anno stilarono una relazione: le navi inglesi caricavano molte merci, come l’olio a Gallipoli, i passi (uva passa) a Diamante e il sale in Sicilia, specie nel porto di Messina, dove venivano nominati dei “viceconsoli” * Lo Sardo 1991

 breve storia del porto di Napoli

NAPOLI - Durante la “guerra dei sette anni” (1757-1763) alcuni mercanti napoletani tra cui Lucio La Marra e il suo socio Gaspare Marchetti, approfittando della crisi degli inglesi, si introdussero con le loro navi nel commercio creando una sede a Londra: in tal modo riuscirono ad arrivare nelle Americhe (Martinica francese) (Sirago 2004). Quando Carlo divenne re di Spagna, nel 1759, lasciò a Napoli il giovane re Ferdinando sotto la tutela di un consiglio di reggenza presieduto dal ministro Tanucci. Il ministro continuò a gestire il regno inviando a Carlo ogni settimana una lettera per relazionare sul suo operato (Sirago, 2015). Dopo la fine della “guerra dei sette anni”, sancita dal trattato di pace firmato a Parigi nel 1763, venne attestata la supremazia marittima e coloniale dell’Inghilterra, interessata in buona parte ai traffici nel Mediterraneo e nel Levante. L’Italia, ponte naturale per il Levante, era uno dei punti nodali per il commercio inglese, specie nel porto di Livorno. Ma anche il giovane regno borbonico era un punto nodale per gli inglesi, che esportavano numerose materie prime e stoffe di qualità ordinaria utilizzate per le uniformi dei soldati, le livree dei servitori e gli abiti per il popolo: da qui l’interesse della monarchia inglese * Giura, 1997 e la notevole attività diplomatica, * Gigliola Pagano de Divitiis 1997. 

 La Napoli dei Borbone | Storia dell'Arte | Rai Scuola

NAPOLI - L’arrivo di Sir William Hamilton a Napoli. William Hamilton, figlio di lord Archibald, nato a Henley-on Thames nel 1730, da giovane aveva intrapreso la carriera militare, che aveva lasciato nel 1758, dopo il matrimonio con Catherine Barlow, di salute cagionevole. Quando il Gray era tornato in patria, spaventato dalla terribile carestia che imperversava su Napoli e sul Regno, con conseguente pestilenza (Carrino, 2020), Hamilton aveva chiesto di prenderne il posto. Il momento era molto critico, poiché si sentivano ancora i gravi effetti della carestia, ma egli chiedeva di venire a Napoli poiché i medici inglesi ritenevano che il clima della città partenopea potesse giovare alla moglie. Aveva però anche il desiderio di visitare le importanti scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei, uno dei suoi interessi primari, che poteva coltivare mentre si occupava degli affari diplomatici. Nel novembre del 1764 giunse in Napoli come “inviato straordinario e ministro plenipotenziario” inglese presso la corte borbonica napoletana durante la “reggenza” di Bernardo Tanucci. Con la moglie prese alloggio nel palazzo Sessa, a Cappella Vecchia, nel quartiere di Chiaia, da dove si poteva ammirare tutto il golfo di Napoli, descritta in modo magistrale da Goethe il 22 marzo 1787 * 2018

HAMILTON - Sir William Hamilton (1730-1803) fu archeologo, vulcanologo e diplomatico inglese, ambasciatore del Regno di Gran Bretagna a Napoli. nel suo periodo di permanenza a Napoli si interessa di archeologia e geologia e del vulcanismo del Vesuvio.  la scoperta di Pompei fatta secoli porta alla luce numerosi reperti che saranno venduti e finiranno al museo di Londra.

 Un diplomatico erudito nella Napoli del Settecento: sir William Hamilton |  Dialoghi Mediterranei

 


 POZZUOLI - La Solfatara di Pozzuoli si trova nella città di Pozzuoli, vicino a Napoli, all'interno dell'area vulcanica dei Campi Flegrei. È un vulcano attivo, caratterizzato da fumarole e getti di fango bollente, che rappresenta un sito di grande interesse geologico e naturalistico. La Solfatara si trova a circa tre chilometri dal centro di Pozzuoli, nel comune omonimo, e fa parte della provincia di Napoli. Prende il nome dallo zolfo di natura vulcanica che rende l'aria irrespirabile. E' noto che nelle zone vulcaniche si forma dello zolfo cristallino simile a quello diell' Etna di Catania e di Stromboli. 

 Solfatara di Pozzuoli: che cos'è e perché è pericolosa - Focus.it

 

POZZOLANA - Il calcetruzzo fu inventato dai romani che usano uno speciale cemento romano che i muratori e gli architetti hanno imparato ad usare. Quando si mescola malta di calce, sabbia e cenere vulcanica di pozzuoli cioè la pozzolana e acqua si forma un impasto che dopo indurisce e tiene ben legati i mattoni e blocchi per formare muri e case romane. -- La pozzolana romana è una roccia vulcanica, ricca di silice amorfa, utilizzata dagli antichi Romani come legante idraulico per creare un calcestruzzo eccezionalmente durevole e resistente all'acqua, grazie alla reazione con la calce e l'acqua. Questo materiale, estratto nei dintorni di Roma e Napoli, ha permesso la costruzione di capolavori come il Pantheon e di strutture portuali, rendendo le malte romane resistenti nel tempo e all'azione aggressiva dell'acqua. Gli antichi porti romani erano quelli di -- Gli antichi porti romani erano complessi di infrastrutture navali cruciali per l'economia e l'approvvigionamento dell'Impero, con esempi principali come Portus, il grande porto marittimo situato alla foce del Tevere e ampliato da Claudio e Traiano, e l'Emporium, il porto fluviale di Roma dedicato al commercio di merci come grano e olio. Altri porti importanti includono il primo porto marittimo di Ostia e il porto militare dei Navalia. 

 

MERCALLI - Giuseppe Mercalli (1850–1914) fu uno scienziato e sacerdote che dedicò la sua vita allo studio dei vulcani e dei terremoti, in particolare del Vesuvio, ideando la famosa "Scala Mercalli" per valutare l'intensità sismica in base agli effetti osservati. Prima di arrivare a Napoli ha lavorato e insegnato a MIlano e Monza. Quando arriva a Napoli si dedica allo studio dei fenomeni sismici e vulcanici. La sua opera fu fondamentale per l'educazione e la prevenzione dei rischi vulcanici, e le sue conferenze e interviste informavano regolarmente la popolazione sui pericoli e sulle misure di difesa. 1911 E' nominato alla direzione Giuseppe Mercalli  che rimarrà in carica fino al 1914. Mercalli dedicò la propria vita all'osservazione ed alla ricerca vulcanologica e sismologica. Fu il cronista accurato di tutti i più importanti terremoti e delle maggiori eruzioni vulcaniche che avvennero durante il quarantennio della sua attività scientifica. Tra i suoi meriti, ricordiamo la scala empirica dell'intensità dei terremoti basata sugli effetti prodotti, che da lui prende il nome, e la classificazione delle eruzioni vulcaniche. 1914 Muore a Napoli tragicamente Giuseppe Mercalli. Direttore pro tempore è Alessandro Malladra.

 

 

POMPEI - L'eruzione del Vesuvio sotterra sotto uno spesso strato di cenere l'antica città di Pompei. L'eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei nel 79 d.C. fu un evento pliniano caratterizzato da una colonna di gas e materiale vulcanico alta circa 25 km. .Questa colonna collassò, generando flussi piroclastici devastanti che seppellirono la città con cenere e lapilli, mentre la caduta di cenere e pomici causò il crollo dei tetti e la morte per soffocamento. La colonna di cenere stimata dai geologi e storici in 33 Km si dirige verso Pompei che viene investita insime ad Ercolano. -- Chi ha visitato Pompei o Ercolano sa che queste due città romane furono distrutte e sepolte dai prodotti dell'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Questi depositi vulcanici sono stati studiati per oltre due secoli, durante i quali sono stati proposti diversi modelli stratigrafici e genetici. Due nuovi studi, pubblicati nell'ultimo numero del Journal of the Geological Society, aggiornano la stratigrafia, la distribuzione e la cronologia di questa eruzione iconica. Il professor Claudio Scarpati, vulcanologo del DiSTAR - Dipartimento federiciano di Scienze della Terra, dell'Ambiente e delle Risorse, e collaboratori ridefiniscono la dinamica della fase Pliniana dell'eruzione, che durò circa 17 ore, durante le quali furono eruttati 6,4 km³ di materiale vulcanico da una colonna che oscillava tra i 14 e i 34 km di altezza. La fase iniziò intorno a mezzogiorno del 24 ottobre (o agosto) con la deposizione di uno strato sottile di cenere. Verso l'una, la colonna eruttiva salì rapidamente fino a 19 km, iniziando a depositare pomici bianche. Dopo diverse oscillazioni, raggiunse i 23 km alle 19.06. Poco dopo le 20, iniziarono a essere eruttate pomici grigie e, tra continui alti e bassi, la colonna raggiunse la massima altezza di 34 km tra mezzanotte e l'una. Alle 6.07 del 25 ottobre (o agosto), terminò la fase di colonna sostenuta. Durante queste ore, su Pompei si accumulò uno strato di pomici di circa tre metri, che seppellì la città, causando il crollo di numerosi tetti sovraccarichi e la morte di centinaia di Pompeiani rifugiatisi nelle case. Già dalla sera del 24, intorno alle 19 e fino alle 6 del mattino successivo, dalla colonna si staccarono porzioni di gas e cenere, che formarono nove correnti piroclastiche dirette in varie direzioni: alcune devastarono Ercolano, mentre altre si espansero nella campagna circostante fino a 10 km dal vulcano. La seconda fase dell'eruzione, che durò 14 ore, produsse sei correnti piroclastiche capaci di raggiungere fino a 25 km dal vulcano e risalire fino a 800 metri sulle montagne lungo il percorso. La tredicesima corrente, la più devastante, durò ben nove ore e distrusse ciò che rimaneva degli edifici di Pompei e Stabia, uccidendo i sopravvissuti che erano scampati alla prima fase. Queste nuove interpretazioni sono rilevanti non solo per la vulcanologia, ma anche per la storia e l'archeologia, oltre che per tutte le discipline impegnate a comprendere gli eventi culminati nell'eruzione del 79 d.C.. * Claudio Scarpati Marzo 2025

 File:Mt Vesuvius 79 AD eruption-la.svg - Wikipedia

SOMMA VESUVIANA - Cè un comune che si chiama Somma Vesuviana vuicino napoli. Prende il nome forse per la vicinanza del da Monte Somma e dal vulcano Vesuvio.. La città di Somma Vesuviana è indissolubilmente legata al Monte Somma (anzi alla Montagna di Somma) come il Monte Somma è legato indissolubilmente al Vesuvio. Come si sa il Monte Somma è la cima più piccola del famoso complesso vulcanico (1.121 metri) mentre il Vesuvio è leggermente più alto (1.281 metri). -- Somma è tra le cittadine dell’area vesuviana che ha avuto ed ha conservato il maggior numero di testimonianze archeologiche storiche, artistiche ed architettoniche. Scavi effettuati nel periodo 1933 – 1936, sotto la guida esperta del direttore degli scavi di Pompei, il prof. Matteo Della Corte, portarono alla luce una parte di una lussuosa villa di epoca Augustea, individuata come la probabile residenza in cui (apud Nolam secondo Tacito) morì Ottaviano Augusto. -- Sulle antiche pendici del Vesuvio, che, dopo l'eruzione del 79 d.C., causa la separazione del massiccio in due moli, assunse poi la denominazione di monte Somma, lasciando al nuovo cono la denominazione di Vesuvio, era insediata una folta serie di "villae rusticae". Questo a dimostrazione dell'intensa frequentazione della zona fin dall'epoca romana e della coltivazione di prodotti pregevoli (frutta, vino ed olio), smistati sui mercati delle vicine cittadine di Nola, Pompei e Napoli per procedere poi alla successiva commercializzazione nella lontana capitale in cui erano molto richiesti. Abbondantissimi gli insediamenti di epoca romana riscontrati nella zona, tra i quali notevole interesse architettonico presentano i ruderi della presunta "Villa di Augusto", individuata da Matteo Della Corte, intorno agli anni trenta, in località Starza della Regina.* Wiki 2025

 

AUGUSTO - Nel 2001 l’Università di Tokyo ha varato, grazie alla concessione della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Napoli, un progetto interdisciplinare di 6 anni (scadenza 2006). Oggetto della ricerca è l’area della cosiddetta Villa di Augusto, situata nella località di Starza della Regina, nel Comune di Somma Vesuviana. Il sito archeologico si trova alle pendici del Monte Somma, sul versante settentrionale del Vesuvio, in un’area più volte soggetta ai danni provocati dalle ripetute eruzioni vulcaniche; una zona dove comunque la successione degli eventi naturali e delle vicissitudini umane ha avuto un impatto secondario, rispetto a quanto verificatosi nella zona costiera, dove scavi e ricerche archeologiche furono iniziate precedentemente, a partire dalla prima decade del 18° secolo. I primi saggi presso Starza della Regina furono intrapresi negli anni ’30 del 20° secolo, dopo la fortuita scoperta nel corso di alcuni lavori agricoli di un muro di notevoli dimensioni che immediatamente fece pensare alla presenza di un complesso architettonico di una certa importanza. Gli scavi, eseguiti dal 1934 al 1936 da Matteo Della Corte sotto la supervisione di Amedeo Maiuri, portarono alla luce i resti di un edificio monumentale. L’edificio si era conservato sino all’altezza massima di 9 metri e fu distrutto, secondo le ipotesi degli stessi archeologi, “dal fango conseguente all’eruzione del 79 DC”, quando i lavori di restauro susseguenti al terremoto del 62 erano sempre in corso. Fra le vestigia allora scoperte, la più maestosa era la “colonnata con archi e pilastri” orientata da est ad ovest e di una lunghezza approssimata di 12 metri; essa era collegata perpendicolarmente ad un “muro di mattoni” decorato con tre nicchie. Inoltre furono scoperti “colonne e capitelli di marmo, pavimenti in mosaico, splendidi frammenti di statue raffiguranti persone con sontuose vesti, (…) stucchi policromi di muri e lacunari. Nonostante le investigazioni allora eseguite fossero limitate (approssimativamente 70 metri quadrati), i caratteri monumentali delle costruzioni riportate alla luce e la loro collocazione furono ritenuti elementi sufficienti per identificare il complesso quale la residenza nella quale l’imperatore Augusto trascorse gli ultimi giorni della sua vita, già più volte citata dalle fonti letterarie (Suet. Aug. 98; 100; Tib. 40 Tac., Ann., I, 5;I, 9; IV, 57) e situata apud Nolam... Da allora ogni anno è stata eseguita una nuova campagna di scavo che lentamente sta riportando alla luce l'intero complesso. (fonte:www.archemail.it)

 

 

 

Il Vesuvio del 79 d.C.: nuova lettura dell'eruzione che colpì Pompei e  Ercolano | In Ateneo 

 

RISCHIO - Cosa rischiano i napoletani ? Il grado di rischio è dato da un colore posto sulla mappa napoletana. Cosa è stato fatto ? La Regione Campania  ha ridefinito in data 13-02-2015  la zona gialla del Vesuvio. Come anticipato mesi fa dall'assessore Ing. Cosenza, la zona ricomprende molti comuni anche della provincia di Salerno, Avellino e Benevento. Vediamo, in dettaglio cosa è la zona gialla e come si è proceduto alla sua delimitazione. La "zona gialla" ricomprende aree potenzialmente esposte a materiali di ricaduta entro poche ore o giorni dall'insorgere dell'eruzione. Trattasi, prevalentemente, di ceneri vulcaniche e lapilli. In primo luogo, si è deciso di assumere come scenario di riferimento quello di venti in quota con direzione dai quadranti occidentali. La scelta è giustificata da osservazioni di natura statistica che indicano come siano prevalenti, in quota, venti provenienti dai quadranti occidentali. Poi, sulla base di studi e relazioni scientifiche, si è determinata la zona limite entro cui possono verificarsi quegli accumuli di materiale piroclastico (essenzialmente ceneri) che possono costituire una criticità seria per la statica degli edifici con pericolo di crolli. Tale valore è stato determinato nei 300kg/mq, con soglia di un + 5% (cui corrisponde un accumulo di circa 30 cm di cenere vulcanica). Dunque, si è tracciata una linea a forma ovale che abbraccia una serie di Comuni. Sono ben 65 quelli potenzialmente interessati. Qui trovate la mappa dettagliata con accumuli previsti ed elenco dei Comuni interessati. -- Il piano di emergenza per il Vesuvio individua principalmente due zone di rischio: la zona rossa e la zona gialla. La zona rossa è l'area più pericolosa, dove l'abitazione verrà distrutta da flussi piroclastici, mentre la zona gialla è esposta a ricadute di cenere e materiali piroclastici che possono danneggiare gli edifici. 

Campi Flegrei, Piano di evacuazione per mezzo milione di campani: cosa  prevede 

   

Mappa della provincia di Napoli: comuni con annunci di case ... 

 

LETTERATURA :

D'Ambrosio  Antonio  2002 -  Pompei: gli scavi dal 1748 al 1860, Milano, Electa

Della Corte  Matteo 1934 - Gli scavi di Pompei 

Mercalli Giuseppe  1913 - Il risveglio del Vesuvio 

 

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