lunedì 15 settembre 2025

SCIENZE - La scala dei tempi e fossili che racconta la storia della vita

  PALEONTOLOGIA - Paleo significa vecchio e antico. paleontologia è lo studio di cose antiche come : la preistoria, i fossili e le ere geologiche, i cambiamenti ambientali verificatisi nel nostro pianeta Terra. Il paleontologo è una naturalista e un naturalista è sempre un pò Rpaleontologo. Il naturalista studia cose vive come le piante e gli animali. Il paleontologo studia resti fossili di piante e animali morti, sepolti, che si sono conservati in mezzo alle rocce del sottosuolo. Una volta scoperti, i fossili vengono cavati ed estratti dal sottosuolo..Famosi paleontologi e geologi sono : George Cuvier (---------) naturalista francese, Charles Darwin (-------) naturalista inglese; Giovanni Cappellin  (--------) natuiralista di Bologna; Gaetano gemmellaro (---) naturalista di Catania e Palermo.   


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FOSSILI - I fossili sono i resti di animali e piante vissuti molti milioni di anni fà, in epoche passate chiamate ere geologiche come : Paleozoico, Mesozoico e Cenozoico o periodi geologici come : Giurassico, cretaceo, Miocene. Lee ere geologiche sono quattro e durano centinaia di milioni di anni (ma). I periodi geologici durano meno.  Vediamo lo schema sotto dal piu giovane e recente  : 

Antropozoico (Pleistocene) dura 2 ma

Cenozoico dura 70 ma

Mesozoico dura 186 ma

Paleozoico dura 296 ma





LEONARDO - Chi è stato il primo paleontologo ? Leonardo da Vinci è pertanto considerato da alcuni studiosi come il padre fondatore della paleontologia, in quanto interpretò la vera natura dei due maggiori gruppi di fossili, ossia i resti fossili (residui del corpo di organismi) e gli icnofossili (tracce lasciate da esseri muovendosi su un substrato).

PLEISTOCENE - Un periodo breve di 2 ma dove compare la specie umana homo sapiens cioè la nostra specie e genere a cui apparteniamo l'Uomo.  Un periodo che vede importanti cambiamenti come le glaciazioni e la migrazione di fauna e flora. Quando cambia l'ambiente anche le specie si adattano, si spostano o muoiono. L'alternarsi di caldo e freddo seleziona le specie. Un orso polare vive al polo nord. La sua pelliccia è di colore bianco come il ghiaccio e lo tiene caldo. Una giraffa ed un elefante vivono in Africa, in una zona calda e ricca di vegetazione.  Quando arriva una glaciazione gli animali indossano una pelliccia per ripararsi dal freddo. E' il caso dell'elefante lanoso o Mammuth. 

MAMMOUTH - Quando muore un Mammouth le sue ossa se sono sepolte possono conservarsi e non andare distrutte. Dono i fossili di Mammuth che troviamo sparsi in Europa, in Siberia, In America nelle zone vicino il polo nord ed in zone fredde. Trovare un fossile di Mammouth è un fatto raro ed importante. Questo significa che dopo uno attento studio paleontologico da parte di un naturalista che cura, conserva ed espone i resti fossili dentro un museo di scienza naturali. Vediamo anche fossili nei film e nei libri per ragazzi, nei documentari, nei cartoon. Dove sono stati trovati i mammouth ? In Italia in Toscana ... Lo sapevi che il mammut L’Aquila, uno degli scheletri più completi in Europa, fu scoperto quasi per caso? Questa scoperta, fatta nel 1954 vicino alla città abruzzese, ci offre una finestra su un passato remoto davvero sorprendente.


FIRENZE - I fossili di animali morti milioni di anni fà si trovano al Museo di geologia e paleontologia di Firenze. Per fortuna i resti fossili non sono andati distrutti. Si sono conservati in mezzo a strati di sabbia e argilla. Spesso si trovano fossili di animali vertebrati preistorici (tigri, elefanti, cervi) vicino i laghi o fiumi. La conservazione in fondo al lago dei resti animali veniva garantita dai sedimenti  di argilla che si depositavano sulle carcasse ed agivano praticamente da isolante. Questi detriti hanno anche provocato la formazione del particolare fenomeno naturale delle Balze del Valdarno. Gli innumerevoli ritrovamenti sono stati possibili specialmente grazie agli scavi avvenuti nell’ex bacino minerario di Santa Barbara, più recentemente a Pian di Scò nelle vicinanze del torrente Resco, ma anche casualmente dai contadini nelle campagne. Alcuni reperti si trovano al Museo Paleontologico di Montevarchi, ma vista l’enorme quantità di ritrovamenti, molti altri si trovano anche al Museo di Storia Naturale di Firenze. Fossili esposti al Museo di Firenze.






EOCENE - All’inizio dell’Eocene la distribuzione delle terre emerse e dei mari non differisce molto dall’attuale. Questo significa che l'Europa, l'America e l'Asia era in parte emersa. Si ha, infatti, una grande area continentale in corrispondenza dell’Europa del Nord sulla quale si estendono mari epicontinentali (es.: bacino di Parigi) e un vasto dominio marino mediterraneo a Sud. Successivamente si ha un’importante inversione del rilievo, poiché, in seguito al manifestarsi dei fenomeni orogenetici alpini, si delineano grandi catene montuose in corrispondenza delle precedenti depressioni geosinclinali. Infatti i movimenti dell’orogenesi alpina, già enunciatisi nel periodo precedente, si accentuano e portano alla formazione della catena pireneo-provenzale. L’attività magmatica è piuttosto intensa in relazione ai movimenti orogenetici. Il clima è ben differenziato e in tutta l’Europa ha carattere tipicamente tropicale. I resti fossili in buona parte marina denunciano una grande diffusione di foraminiferi, particolarmente delle Nummuliti, una ricca fauna di lamellibranchi e gasteropodi, di crostacei brachiuri, di pesci, e un notevole sviluppo di mammiferi. -- I più famosi strati dell'Eocene sono probabilmente quelli di Bolca nel Veneto, in cui sono stati rinvenute più di 160 specie di pesci, 250 specie di piante, crostacei, insetti, rettili ed uccelli. Un altro giacimento a conservazione eccezionale di età eocenica è quello di Messel in Germania, che ha fornito moltissimi resti di vertebrati tra i quali il Buxolestes ed il Diacodexis.




Echinidi dell' eocene della Florida, USA. 




EOCNE -  le nummuliti sono piccoli fossili della dimensione di una moneta. Tagliate e lucidate le rocce le sezioni mostrano quello che si vede nella foto sotto :






Ecco come si presenta l'eocene nella parte emersa. Una costa con pianura, poche colline e una catena montuosa che si sta sollevando. Grandi mammiferi e vertebrati vivono in mezzo a prati e boschi e foreste. Ci sono tutti le classi : pesci, anfibi, rettili, uccelli e e mammiferi. Manca solo l'uomo.  Ci sono gli antenati dei maiali soprattutto i Ruminanti (pecore, capre e vacche), che avendo saputo sviluppare un apparato digestivo particolare, li fece diventare gli erbivori dominanti.
 
   










CRETACEO - Il Cretaceo prende il nome da creta un sedimento fine che si deposita nel bacino di Parigi.  I dinosauri sono enormi rettili che si sono estinti a fine Cretaceo. I rettili compaiono nel Permiano. Agli inizi i rettili erano animali che discendono dagli anfibi e il nome significa che strisciavano. Hanno 4 zampe piccole  come i coccodrilli. I dinosauri si evolvono nel Giurassico e alla fine del Cretaceo sono estinti. Sono caratteristici del Mesozoico. Comparvero nel Trias e già alla fine di questo periodo erano diffusi abbondantemente. Questo significa che ci sono rettili sia a terra che a mare. Anche un tipo di rettile inizia a volare. Durante il Mesozoico conquistarono tutti gli ambienti: acqua, aria e, in particolare, terra, dove avevano un ruolo dominante, con forme sia erbivore (Diplodoco) sia carnivore (Tirannosauro), anche ad andatura bipede; la maggior parte era di dimensioni eccezionali (fino a 40-50 t di massa), ma alcuni non erano più grandi di un gatto (fig. 1). Al termine di questo periodo i Dinosaurri. si estinsero completamente, per cause non ancora del tutto chiarite. la teoria dell'asteroide spiega che la Terra fu colpita da un meteorite e le polveri si sollevarono oscurando il sole. In seguito l'inverno glaciale fece morire i dinosauri sopravvissuti all'impatto di fame e di freddo. Senza luce le piante sono destinate a morire. Se muoiono le piante non ce cibo per gli erbivori, e senza erbivori i carnivori sono destinati pure a morire. Avevano cranio piccolo con due arcate temporali, osso quadrato fisso, denti impiantati in alveoli (tecodonti), vertebre di tipo vario (opistocele, procele, anficele, platicele), ossa cave, arti anteriori meno sviluppati dei posteriori, corpo talora rivestito di dermascheletro, in forma di solida corazza con placche e aculei. 




UCCELLO - In Germania veniva estratta una pietra da incidere e usare per la stampa su carta (Xilografia). In mezzo alle rocce venne trovato un famoso fossile di uccello rettile. L' Archeopteyix  è un uccello fossile che vive tra la fine del Giurassico e l'inizio del Cretaceo rinvenuto a fine ottocento in una cava di pietra in Germania :













GIURASSICO - Il giurassico prende il nome dalle montagne del Giura al confine con Francia, Italia e Svizzera. In questo posto in mezzo alle rocce si trovano conchiglie fossili come le ammoniti. hanno dimensioni sia piccole che grandi, e sono fatte da un guscio carbonatico avvolto a spirale. Compaiono nel Giurassico e arrivano fino al Cretaceo. hanno una rapida evoluzione, questo significa che registrano lenti ma continui cambiamenti nella dimensione, nella forma e nelle abitudine. Ogni genere contiene specie diverse. E' il segno che l'evoluzione è un continuo cambiamento di animali e piante. Se vogliano fare un paragone pensiamo alle monete o alle automobili. Tutte simili ma mai uguali e ognuna segna un determinato periodo di tempo. Se studiate danno indicazione ambientali sul tipo di mare, vita e biologia.

   
 









LETTERATURA :

Ardito Desio - Geologia Applicata ed Milano

Lupia Palmieri - Globo terrestre e la sua evoluzione ed zanichelli 

Stoppani Antonio 1873 - Geologia statigrafica ed Milano 

Treccani 1938 - I dinosauri ed Roma






domenica 14 settembre 2025

Geologia - Il terremoto in Italia e nel mondo

 

ANTICO - Il periodo antico ha registrato numerosi terremoti che hanno lasciano segno e memoria nei documenti scritti da storici e filosofi. Il cinese Zhang Heng nel 132 d.C. inventò il primo sismoscopio in grado di rilevare la direzione di un sisma. Zhang Heng (132 d.C.): In Cina, inventò il primo sismoscopio, uno strumento in grado di rilevare le scosse e la direzione di un terremoto attraverso dei dragoni e delle palline che cadevano in appositi contenitori. Nel 1751, l'italiano Padre Andrea Bina costruì il primo sismografo a pendolo, mentre in Italia si sono distinti anche geologi come Giuseppe Mercalli e fisici come Padre Atto Maccioni e Padre Timoteo Bertelli. A livello internazionale, nomi chiave sono Robert Mallet, che compilò la prima carta sismica del mondo, e Inge Lehmann, che scoprì il nucleo solido della Terra attraverso lo studio delle onde sismiche. Chi studia i terremoti ? Padre Andrea Bina (1751): Sacerdote benedettino italiano, ideò il primo sismografo a pendolo, uno strumento capace di registrare le caratteristiche di un sisma lasciando solchi nella sabbia. Robert Mallet (1854): Il geologo inglese pubblicò la prima carta sismica del mondo, studiando la distribuzione globale della sismicità e le sue relazioni con la geografia terrestre. Padre Timoteo Bertelli (1868): Religioso italiano che realizzò il primo tromometro (strumento per registrare fenomeni microsismici), avviando la rilevazione continua dell'attività sismica. Giuseppe Mercalli (1902): Geologo e sacerdote italiano, creò una scala di intensità sismica (la scala Mercalli) basata sugli effetti del terremoto. Inge Lehmann (1936): Geofisica danese, scoprì l'esistenza del nucleo interno solido della Terra, fondamentale per comprendere la struttura del nostro pianeta attraverso l'analisi delle onde sismiche. Padre Atto Maccioni: Monaco francescano italiano vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, si distinse nello studio dei precursori sismici. 


SANTORINI - L'eruzione minoica di Thera, anche riferita come eruzione di Thera o eruzione di Santorini, fu una vasta e catastrofica eruzione vulcanica che si stima si sia verificata nella metà del secondo millennio a.C. L'eruzione fu uno dei più grandi eventi vulcanici accaduti sulla Terra, documentata storicamente. L'eruzione devastò l'isola di Thera (o Santorini), compreso l'insediamento minoico ad Akrotiri come pure aree comunitarie e agricole sulle isole vicine e sulle coste di Creta. L 'eruzione sembra avere ispirato certi miti greci e può avere causato scompiglio in Egitto. In aggiunta, si è congetturato che l'eruzione minoica e la distruzione della città di Akrotiri avesse fornito la base o altrimenti l'ispirazione a Platone per la narrazione del mito di Atlantide.

 Misteri Del Passato - IL MITO DI ATLANTIDE La prima volta che venne  menzionata l'isola leggendaria conosciuta con il nome di Atlantide, fu nei  dialoghi Timeo e Crizia scritti nel IV secolo

CRETA - Il terremoto di Creta del 365 o terremoto di Alessandria è stato un evento sismico con epicentro nel mare a sud dell'isola di Creta, avvenuto il 21 luglio del 365. Lo tsunami che ne derivò causò distruzioni ad Alessandria d'Egitto, note dalla testimonianza di Ammiano Marcellino che si trovò presente all'evento (il "giorno dell'orrore")  Si trattò del terremoto più forte registrato nel mar Mediterraneo (con una magnitudo ricostruita compresa tra 8,3 e 8,5), determinato dallo scontro della placca tettonica europea che si immerge (subduzione) sotto la placca egea lungo il piano di subduzione del cosiddetto arco ellenico. 


SPARTA - Sì, Sparta fu gravemente colpita da un terremoto nel 464 a.C., che causò danni significativi e diede il via a una grande rivolta degli Iloti, schiavi messeni, dando inizio alla terza guerra messenica. Sebbene l'antica Sparta non sia stata completamente distrutta, il terremoto fu un evento catastrofico che indebolì la città e contribuì all'escalation delle tensioni con la rivale Atene. Approfittando del caos, gli Iloti si ribellarono, scatenando la "Terza guerra messenica", un lungo e difficile conflitto per Sparta. Sparta chiese aiuto ad Atene, ma la delegazione ateniese fu rispedita indietro a causa di un incidente che aumentò la sfiducia tra le due città. Questo episodio indebolì la posizione degli spartani filo-ateniesi ad Atene e contribuì alla rottura dell'alleanza. Il terremoto rappresentò un grave colpo per le infrastrutture e l'economia di Sparta, costringendola a concentrare le proprie risorse sulla repressione della rivolta degli Iloti. L'incapacità di Sparta di gestire la crisi, insieme all'ascesa di Pericle ad Atene, portarono le due città su posizioni sempre più opposte, culminando nella guerra del Peloponneso. 

 

Il terremoto a Sparta, antica Grecia, 464 a.C., da Hutchinson's History of  the Nations, pub.1915 

 

 

 

MESSINA - Nel 362 d.C., un terremoto devastò Messina e Reggio Calabria, causando anche un maremoto e causando la scomparsa di numerosi centri abitati minori, con una drastica diminuzione della popolazione della Sicilia nord-orientale e della Calabria meridionale. Le città di Messina e Reggio Calabria furono devastate, e numerosi centri abitati minori scomparvero. Si verificò una drastica diminuzione della popolazione in quelle aree. 

ROMANO -      Rinvenimenti archeologici testimoniano che un disastroso terremoto seguito da un maremoto devasta le città di Messina e Reggio Calabria, causando la scomparsa di numerosi centri abitati minori e una drastica diminuzione della popolazione della Sicilia nord‑orientale e della Calabria meridionale. Colpita anche la città di Tindari. A Reggio dopo questo terremoto vengono ricostruite le terme pubbliche e restaurato il vicino palazzo del tribunale I romani riportano nei loro archivi notizie del terremoto del 56 aC e della distruzione della colonia romana di Potentia nel Picenum (3 km a sud di Porto Recanati). Nel 346 viene devastato il Sannio, tanti morti e città  danneggiate in un tratto dell'Appennino Meridionale.  I romani osservano e registrano che zone come Napoli e Capri, Pompei ed Ercolano sono zone sismiche. Tra un terremoto e l'altro passono mesi e anni. Un tempo breve che i romani registrano e segnano sull'annuario. Resta famosa l'eruzione e la distruzione di Pompei nel 79 dC. Anche la Sicilia e la Calabria sono zone sismiche. 

  Rinvenimenti archeologici testimoniano che un disastroso terremoto seguito da un maremoto devasta le città di Messina e Reggio Calabria, causando la scomparsa di numerosi centri abitati minori e una drastica diminuzione della popolazione della Sicilia nord‑orientale e della Calabria meridionale. Colpita anche la città di Tindari. A Reggio calabria dopo questo terremoto vengono ricostruite le terme pubbliche e restaurato il vicino palazzo del tribunale. Benevento viene distrutta la maggior parte di edifici importanti dell'epoca crollano o subiscono danni, in quella occasione datata 375 dC  morirono la metà degli abitanti della città  Roma, la città eterna non viene risparmiata. I romani credono che i terremoti siano punizioni divine, forse vengono puniti per le persecuzioni contro i cristiani.      La città fu colpita da un terremoto che fece crollare statue e i «portici nuovi», forse da identificare con le due parti del portico del Teatro di Pompeo. A questo terremoto è stata inoltre attribuita la responsabilità di un crollo nella navata maggiore della Basilica di San Paolo fuori le mura. Danneggiati anche il Colosseo e l'Anfiteatro romano

Crolli al Colosseo: questo terremoto ha avuto origine nella Marsica presso la zona del Lago Fucino. Qui un movimento di carattere distensivo ha dato origine a un fortissimo terremoto di magnitudo alta (6,5-7 Mw). Il sisma si è risentito in tutto il centro Italia, ma i danni maggiori si sono concentrati nella Marsica. 

 

MEDIOEVO - Nel Medioevo si conoscono pochi terremoti devastanti spesso sono quelli in zone sismiche come Italia ed Europa. Il terremoto del 701 devasta Selinunte e la Sicilia occidentale. Successivamente la città fu interessata solo ancora in modo episodico da insediamenti, per altro molto modesti (e.g. nell'alto medioevo divenne dimora di eremiti e comunità religiose). Il colpo di grazia, infine, le fu inferto da un violentissimo terremoto che, in epoca bizantina (VI-IX secolo), ridusse i suoi monumenti a un cumulo di rovine. Un ultimo vano tentativo di farla rinascere fu fatto in epoca araba (IX-XI secolo) - il cronista Edrisi la chiama "Rahl'-al-Asnam" cioè "villaggio dei pilastri" - dopo di che di Selinunte si perse pure la memoria.  ---  Quello che succede lontano oltre i confini del mondo, poco sappiamo e poco è stato scritto. Zone sismiche sono quelle dell'estremo oriente e dall'Asia come l'India e la Cina. Altri terremoti sono quelli della cintura del pacifico che gli indiani d'America subiscono e con cui sono costretti a convivere. 

 

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 FRIULI - Il terremoto del Friuli del 25 gennaio 1348 ebbe magnitudo massima stimata M ≈ 7,0: si stima che le vittime siano state, complessivamente, tra 9.900 e 20.000 fu un antico terremoto descritto nei libri di storia locale. Secoli dopo altri terremoti sempore nella stessa zona in Friuli, quello del 6 maggio e l’11 ed il 15 settembre 1976 di cui molti ancora si ricordano. Il sisma fu di magnitudo massima stimata M ≈ 7,0 e del X grado della Scala Mercalli, nelle zone più prossime all’epicentro. Il suo epicentro fu tra il Friuli e la Slovenia. Secondo le cronache del tempo, si verificarono 3 scosse: la prima debole, la seconda più forte e la terza, verso le 23:00, rovinosa (le ultime due molto ravvicinate). Ad esse seguirono forti scosse di assestamento fino al 5 marzo. L’evento causò notevoli danni a chiese, a case ed a castelli; molti villaggi furono distrutti; la terra iniziò ad emanare cattivi odori. I danni suddetti interessarono larga parte dell’Italia, nonché la Slovenia ed il vicino Stato austriaco della Carinzia, dove, ad esempio, Villach fu in gran parte distrutta da una frana, innescata dal terremoto: lì non rimase in piedi nemmeno una casa, crollarono molti edifici (tra i quali tutti i conventi ed il duomo) e molte furono vittime; nel contado, poi, furono rasi al suolo oltre 60 tra castelli e ville. Si stima che le vittime siano state, complessivamente, tra 9.900 e 20.000, non solo in Friuli, ma (in Italia) pure nel Bellunese, nel Veronese, nel Vicentino, a Venezia ed in Lombardia. Le scosse sismiche furono avvertite distintamente fino a Pisa, alla Germania ed alla Dalmazia. Danni si ebbero pure assai lontano, ad esempio anche a Roma e, addirittura, a Napoli. In Carnia le vittime furono più di 1.000 ed i danni ingenti: ad esempio, a Tolmezzo crollò il castello; a Gemona del Friuli più della metà delle abitazioni crollò subito o fu successivamente demolita ed il campanile del duomo fu fortemente lesionato seriamente; a Venzone vi furono danni ingenti ed il campanile del duomo fu abbattuto. * Alessandro Martelli Gen 2023

  

  

 

NOTO - Il terremoto della Val di Noto consistette in uno sciame sismico che coinvolse la Sicilia orientale tra il 9 e l’11 gennaio 1693, con epicentro nella costa a largo di Catania. Per tale ragione, dopo i tre terremoti la popolazione sopravvissuta dovette pure affrontare un violento maremoto che coinvolse l’intera costa ionica. Arrivando a colpire pure le zone più lontane dall’epicentro come la Calabria e Messina. Il tutto seguito dall’eruzione dell’Etna, connessa alle scosse, giusto per non farsi mancare nulla.


Val di Noto / Il terremoto del 1693 che sconvolse la Sicilia 

CALABRIA -  Terremoto a Reggio (Calabria) il 28/12/1908. I soldati cercano tra le macerie le vittime del terremoto. Illustrazione di Beltrame Achille Beltrame (Arzignano, 19 marzo 1871 – Milano, 19 febbraio 1945) è stato un illustratore e pittore italiano autore delle copertine del settimanale La Domenica del Corriere dal 1899 al 1944.

MESSINA - Quando si parla di Sicilia e terremoti, il pensiero corre alla terribile scossa avvenuta il 28 dicembre 1908, all’alba, con epicentro proprio sullo stretto di Messina, provocando morte e distruzione. Quel giorno, metà della popolazione della città siciliana perse la vita, mentre dall’altra parte dello stretto, a Reggio Calabria, morì un terzo della popolazione.Complessivamente, oltre 70mila persone, secondo alcune stime addirittura 82mila persone, morirono a causa di quella scossa: si tratta della tragedia più grande di sempre, legata a un evento naturale, mai avvenuta in Europa. Ma non è questa la scossa di terremoto più forte mai percepita nella Sicilia orientale. l’evento sismico più potente a livello nazionale fu il terremoto del 1693 che quasi cancellò Catania.

Il terremoto di Messina del 1908: la più grande catastrofe naturale  europea- Corriere.it

 

MARSICA - Il principale e più disastroso evento sismico storico che ha colpito l'area del Fucino è il terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915, un sisma di magnitudo 7 che ha raso al suolo Avezzano e altri centri della Marsica, causando oltre 30.000 morti e segnando un momento cruciale nella storia della regione. 

 I morti della Marsica sono tanti e sembra non ci siamo ricordi in memoria. Le noltizie viaggiano a mezzo stampa, visto che la radio entra in servizio solo nel 1924. La radio italiana è nata il 6 ottobre 1924 con la prima trasmissione regolare dell'Unione Radiofonica Italiana (URI), l'ente che rappresenta il nucleo dell'attuale RAI. La voce della violinista Ines Viviani Donarelli annunciò l'inaugurazione da Roma, un evento che diede inizio a un nuovo mezzo di comunicazione e intrattenimento per il paese. 

 Il terremoto della Marsica, anche conosciuto come “terremoto di Avezzano”, uno dei centri urbani più devastati dalla scossa. Alle 7:53 del 13 gennaio di cento anni fa, un terribile terremoto di magnitudo 7 (11° grado della scala Mercalli) causa più di 30mila vittime, colpendo un’area molto vasta dell’Italia centrale, con danni anche a Roma.  

  L?Ingv ricorda il terremoto della Marsica del 1915

 

 2015 - Ad aprire la manifestazione, il Presidente dell’Ingv, Stefano Gresta, il Capo del Dpc, Franco Gabrielli, il sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio, il Presidente dell’Istituzione centenario del terremoto della Marsica, Giovanbattista Pitoni e l’Assessore alla Protezione civile regionale, Mario Mazzocca. “Ricostruzioni: Marsica 1915, L’Aquila 2009” è, invece, il titolo del convegno che si terrà sabato 17 gennaio a Pescina (AQ), presso la Sala Conferenze del Teatro San Francesco. 

 

 

 

 BELICE - 14 gennaio 1968, il terremoto nel Belice A partire dal 14 gennaio del 1968 una serie di forti terremoti creava gravi danni nella zona della Sicilia occidentale conosciuta come Belice, fra Trapani e Palermo. Le scosse più forti si verificarono nella notte fra il 14 ed il 15. La più forte di tutte ebbe magnitudo momento 6.1 e causò le distruzioni maggiori. A Gibellina Vecchia, Montevago e Salaparuta Vecchia, venne raggiunto il X grado nella Scala Mercalli cioè distruzione totale. Le vittime di quel sisma furono centinaia. Oggi sui luoghi dove sorgeva Gibellina vecchia è sorto un monumento, il cretto di Burri (vedi foto più in basso). 1976, i terremoti di maggio e settembre nel Friuli. Nel 1976 una serie di forti terremoti sconvolse il Friuli. L’evento più potente, di magnitudo 6.5, si verificò il 6 maggio 1976 alle 21 della sera, e venne seguito da numerose repliche nei giorni e nei mesi successivi. Il bilancio fu molto pesante, con 990 vittime e migliaia di sfollati. Le aree più vicine all'epicentro furono i comuni di Gemona e Artegna. Dopo una relativa calma durante i mesi estivi, l’11 settembre e il 15 settembre, si verificarono altri forti terremoti, con magnitudo compresa fra 5.8 e 6.0. 

 

I terremoti del '900: Il terremoto del 15 gennaio 1968 nella Valle del  Belice (Parte 2) – INGVterremoti 

 

 FRIULI - Il terremoto del Friuli del 6 maggio 1976. fu un evento catastrofico che colpì la regione del Friuli-Venezia Giulia, causando circa 990 vittime, distruggendo numerose case e infrastrutture e lasciando centinaia di migliaia di persone senza tetto. Il sisma, soprannominato "l'Orcolat", ebbe una scossa principale di magnitudo 6,4-6,5 sulla scala Richter e fu seguito da altre scosse distruttive a settembre. Divenne però anche un esempio di forte resilienza e solidarietà, con la nascita di un modello di ricostruzione che coinvolse la comunità locale e portò alla costituzione della Protezione Civile. 

 

 

 

 

Terremoto Friuli, “Orcolat spezzò vite ma non piegò lo spirito della gente” 

 

 

TERREMOTI RECENTI -  Numerosi sono i terremoti che devastano l'Italia negli ultimi anni del novecento, a cavallo del secondo millennio. Quello del 1997 è il terremoto dell' Umbria. La regione ha un vasto e diffuso patrimonio fatto di centri storici nati prima e che conservano carattiri ch e ci riportano al medioevo. Il centro storico ben conservato, un patrimonio urbano e artistico da proteggere e tutelare.  Quello del 26 settembre 1997 è conosciuto come il terremoto in Umbria e Marche. Una serie di forti terremoti colpìsce l’Appennino centrale fra il 26 settembre 1997 ed il marzo del 1998. Il più forte ebbe magnitudo momento 6.0. Il bilancio fu di 11 morti, centinaia di feriti ed almeno 80.000 case danneggiate. Il terremoto colpì le aree dell’Appennino umbro-marchigiano, causando gravi danni anche al patrimonio artistico ed architettonico, con il crollo della volta della Basilica di San Francesco, ad Assisi, il crollo della lanterna del palazzo comunale di Foligno, ed il danneggiamento degli antichi borghi medievali di montagna. Passano 5 anni e il 31 ottobre 2002, è la volta del terremoto del Molise. I sismometri si muovono e indicano una zona sismica , un tratto dell' Appennino meridionale.  I geologici ci dicono che un terremoto di magnitudo momento 5.7 colpisce il Molise, in particolare la provincia di Campobasso. Le scosse causano il crollo di una scuola a San Giuliano di Puglia, in provincia di Campobasso. Nel crollo muoiono 27 bambini ed una maestra, durante l’orario delle lezioni. Il bilancio generale del sisma è di 30 morti. 

 L' ACQUILA - Il 6 aprile 2009, un altro il terremoto tremendo colpisce la città dell’Aquila. Anche questa volta l'energia liberata supera il quinto grado della scala Mercalli. -- Un terremoto di magnitudo momento 6.3 devasta la città de L’Aquila, in Abruzzo, e decine di Comuni limitrofi. Il terremoto coglie le persone in piena notte e le vittime sono 309. Almeno 80.000 gli sfollati. Crollano anche strutture pubbliche come la Casa dello Studente e parti dell’Università e dell’Ospedale. Il terremoto viene avvertito molto distintamente in tutta l’Italia centrale, anche a Roma, dove vengono lesionate alcune strutture archeologiche. Ancora una volta emerge una totale impreparazione dell’Italia al continuo succedersi di terremoti forti, nonostante siano note da tempo le aree a maggior rischio. L' area dell' Acquila è stata tormentata da tutta una serie terremoti come quelli dei secoli passati. L'Aquila è stata colpita da diversi terremoti storici di rilievo, i più distruttivi dei quali sono quelli del 1703 (il più violento, con oltre 6.000 vittime), del 1461 (con magnitudo 6.5), e il piu recente quello del 2009 (con 309 vittime e ingenti danni). Altri sismi importanti terremoti storici includono quello del 1315, del 1915 (terremoto della Marsica) e quelli altri che verranno dopo come quelli del 2016.   

 Accadde oggi: 6 aprile, un terribile terremoto colpisce L'Aquila -  Fremondoweb

 EMILIA - Il 20 maggio 2012, il terremoto in Emilia. A partire dal 20 maggio 2012 una serie di forti terremoti scuote la pianura padana emiliana, fra le province di Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia, Bologna e Rovigo. Il 20 maggio il terremoto più forte ha una magnitudo momento 6.1. Il 29 maggio una nuova forte scossa, con magnitudo momento 5.9, aggrava i danni e causa nuove vittime. Le vittime dei crolli sono 27. La serie di terremoti continua fino al 2016-2017, un arco di tempo durante il quale viene scosso il terremoto un pezzo dell'Appennino Tosca-emiliano dell’Italia centrale. Fra l’agosto del 2016 ed il gennaio del 2017 si sono verificati forti terremoti sull’Appennino centrale, fra Lazio, Umbria e Marche. L’evento sismico più forte è stato quello del 30 ottobre, con magnitudo momento 6.5, un terremoto meno forte del terremoto più forte in Italia da quello dell’Irpinia del 1980. Ma i danni sono enormi e i morti superano il centinaio. Il terremoto del 24 agosto ha creato devastazione fra i Comuni di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, causando 299 morti. Ad ottobre 2016 ed a gennaio 2017 i terremoti hanno colpito anche le aree più settentrionali, lungo la catena dei Monti Sibillini, causando ancora gravi danni. A cosa servono tutti questi terremoti se la memoria è destinata a cancellare i momenti più dolorosi e considerare i geologi italiano, bravi e preparati, come figli di un Dio minore.  

 A 12 anni dal sisma in Emilia cantieri ancora aperti - Il Sole 24 ORE

 

 

LETTERATURA :

Desio Ardito 1985 - Geologia applicata all' Ingegneria ed Hoepli 

INGV - Istituto Nazionale Geofisica  Vulcanologia di Roma, Napoli, Catania

Martelli Alessandro 2023 - Il terremoto in Friuli 

Mercalli Giuseppe 1907 - I vulcani e i terremoti dell'Italia meridionale

Stoppani Antonio 1883 - La bell' Italia ed Milano

Trevisan & Giglia 2003 - Introduzione alla Geologia, Stratigrafia, Tettonica ed Pacini Firenze

Gresta Stefano 2015 - Il terremoto di Avezzano del 1915 ed INGV Roma

Protezione Civile Italiana -  

 Gabrielli Franco - Protezione Civile Roma

 Università di Chieti e Pescara - Le costruzione di inizio Novecento 

 Regione Abruzzo - Archivio storico 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

sabato 6 settembre 2025

NAPOLI E POMPEI

NAPOLI  - Napoli sorge sulla costa campana, è un'antica colonia greca. Napoli prende il suo nome da Neapolis (Νεάπολις), che in greco significa "città nuova", e deriva da un precedente insediamento chiamato Palepolis («città vecchia»). Prima di Palepolis, esisteva un insediamento ancora più antico, Parthenope, fondato dai Cumani alla fine dell'VIII secolo a.C., il cui nome, secondo la leggenda, era legato a una sirena. 

 romanoimpero.com: NEAPOLIS - NAPOLI ( Campania )

 NAPOLI - Dopo gli Osci e i Greci, Neapolis fu romana. Nel VIII sec. a.c. il primo stanziamento avvenne sulla collina di Pizzofalcone e sull'isolotto di Megaride da parte dei Cumani, sviluppandosi in un centro abitato chiamato Partenope, dal nome della Sirena vinta da Ulisse, il cui sepolcro, secondo le fonti, fu ritrovato sulla costa napoletana, col corpo ancora intatto. Non è difficile comprendere che Partenope, nome indubbiamente greco, era un'antica Dea del mare, certamente sirena visto che le antiche Dee emergevano dalle acque ed avevano coda di pesce, anzi in genere erano bicaudate. Con l'avvento del patriarcato se ne è serbato il ricordo, ma come divinità minore. Infatti Dionisio di Alicarnasso (I sec. d.c.) definisce la città sepolcro di Parthenope e Strabone narra che anche al tempo suo ne era onorata la tomba e si celebravano feste annuali in suo onore. Numerose sono le testimonianze della fondazione cumana: Scimno di Chio, vissuto nel II sec. d.c., la dice fondata in ossequio ad un oracolo e Strabone, anteriore a lui di un secolo, la definisce colonia dei Cumani.

NAPOLI - In seguito alla distruzione del centro nel VI sec. a.c. ad opera di Cuma, la città fu rifondata in una zona più a valle prendendo il nome di Neapolis, cioè la "città nuova", ancora ad opera dei Cumani stessi insieme a un gruppo di coloni Rodii, verso la fine del VI - inizi V sec. a.c. Il vecchio insediamento di Partenope si chiamò invece Palaeapolis, cioè la "città vecchia". Alcune monete rinvenute nella necropoli di Porta Capuana raffiguranti la sirena Partenope e la Dea Athena, confermano che Neapolis già esisteva nel 470 a.c., e che alla fondazione della nuova città avrebbero partecipato oltre ai Cumani, anche coloni Phitecusani, cioè siracusani dell'isola di Ischia e forse anche Ateniesi, grandi adoratori di Athena. Col tempo però l'influenza ateniese decadde a partire dal 420 a.c., mentre il porto della città divenne uno dei più importanti del Mediterraneo, con uno sviluppo urbanistico che rimase tale sino alla metà del I sec. a.c.
 

  

NAPOLI - Napoli ebbe origine greca con Partenope e fu rifondata come Neapolis (Città Nuova) nel VI secolo a.C. dai Cumani  La città antica è ancora leggibile nella pianta del centro storico con i tre decumani, e tracce delle mura e di altre strutture greche sono visibili in vari punti, come Piazza Bellini. Napoli greca fiorì grazie al commercio marittimo, esportando prodotti e importando merci dal Mediterraneo orientale, come il vino, le ceramiche e l'olio. 

Da Partenope a Neapolis: l'origine greca della città - La Neapolis  Sotterrata

NAPOLI - Dal 1734, all’arrivo di Carlo di Borbone, il regno meridionale riacquistò la sua autonomia e Napoli riebbe il suo status di capitale, divenendo uno dei luoghi di interesse dei viaggiatori stranieri che intraprendevano il Grand Tour, specie dopo le scoperte dei resti delle antiche Ercolano e Pompei Fin dall’inizio i ministri che attorniavano il giovane re riorganizzarono gli apparati del commercio, un settore esercitato per tutta l’epoca vicereale in gran parte dagli stranieri. Fu anche ricostruita la flotta, necessaria per la difesa del regno e per quella delle navi mercantili e delle coste, assalite dai corsari barbareschi. Simile attenzione fu data alla ricostruzione della marina mercantile, per la quale furono accordati agli armatori premi di costruzione, specie per le grosse navi, pinchi e tartane, costruiti soprattutto nei cantieri sorrentini, a Piano e Meta, dove vi era una antica tradizione nautica. In quel periodo iniziarono i viaggi nel Mar del Nord, nel Baltico, nel Mar Nero e nelle Americhe. Per incrementare il commercio furono stipulati trattati con gli Ottomani e con i paesi del Nord Europa, Olanda, Danimarca, Svezia, Russia, da dove arrivavano pesce salato e materiali per la flotta. Inoltre, fu incrementato il commercio con la Francia e l’Inghilterra. * Sirago 2004 

 

 

POMPEI - Si scopre l'antica città di Pompei. L'antica città di Pompei venne riscoperta casualmente nel 1599, ma le esplorazioni sistematiche iniziarono solo nel 1748 sotto il re Carlo III di Borbone, portando alla luce le rovine ben conservate grazie alla cenere vulcanica che le aveva sepolte nel 79 d.C.. --La cronaca del nipote - Quando, nel 79 d.C., il Vesuvio esplose sommergendo Pompei e Ercolano, Plinio era capo di stato maggiore della Marina romana e comandava la flotta ormeggiata a Capo Miseno. Con lui era il nipote Plinio il Giovane che ci ha raccontato la sua fine. Incuriosito dall’eruzione, lo zio stava per recarsi a vedere di persona, da solo, quando ricevette una disperata richiesta d’aiuto da Rectina, vedova di un suo collega, Sesto Licinio Basso. Resosi conto del disastro incombente per migliaia di persone cambiò i piani e mobilitò le sue quadriremi per recuperare - tramite lance - i cittadini ammassati sulle spiagge da Ercolano a Stabia. Fu il primo salvataggio di civili con mezzi militari della storia. Plinio stesso, a bordo della Fortuna, diresse verso Stabia per salvare il suo ricchissimo amico Pomponiano il quale aveva già caricato i propri averi su due naves a vela, rimaste inchiodate a terra dai venti contrari. A causa del mare agitato e dell’oscurità, per il ritorno fu necessario attendere sulla spiaggia.  Plinio, già 56enne e grosso di corporatura, ebbe un malore; chiese dell’acqua e, aiutato da due schiavi, si sdraiò. Tre giorni dopo, il suo cadavere fu trovato intatto, come se dormisse. Stando al Giovane, era stato soffocato dalle polveri, ma si parla anche di un odore di zolfo, tipico di un gas letale, l’acido solfidrico, emesso sovente dai vulcani. 

 

 

 Scavi di Pompei: storia e attrattive del Parco Archeologico - Napoli Fans

 

STRADE - le strade romane all'interno della città erano disegnate secondo lo schma ortogonale del cardo e decumano. Il cardo e il decumano erano le due strade principali che organizzavano la pianta degli accampamenti militari romani e delle città romane, formando una griglia ortogonale. Il cardo era la strada principale orientata da nord a sud, mentre il decumano era quella da est a ovest. Il loro incrocio era il centro nevralgico della città, dove sorgeva la piazza principale (il forum). La pavimentazione romana consisteva in strade e piazze lastricate, principalmente con blocchi di pietra lavica chiamati basoli (o, in epoca più recente e volgare, sampietrini), disposti in modo da formare una superficie solida e durevole. Questa tecnica costruttiva, che includeva un robusto sottosuolo composto da vari strati di pietra, calce e ghiaia, garantiva resistenza all'usura e ai carichi pesanti dei veicoli. Dire finire sul lastrico significa fallire, chiudere finire in strada e perdere casa e bottega, deriva da lastra cioè pietra tagliata. "Sul lastrico" significa essere ridotto in miseria, senza mezzi di sostentamento, a seguito di un fallimento finanziario, una perdita di patrimonio o una grave difficoltà economica. L'espressione deriva dall'accezione letterale di "lastrico" come pavimentazione stradale, indicando l'idea di essere abbandonato per strada, senza un riparo o un luogo in cui vivere. -- La strada che vediamo veniva costruita così: per prima cosa si collocavano i bordi, che davano la direzione della strada, poi si scavava il terreno all'interno, dove si metteva uno strato di pietre piuttosto grandi, che formavano le fondamenta della strada (statumen); al di sopra si faceva una gettata di malta mista a pietrisco (rudus), che veniva ben battuto, poi sopra si metteva un terzo strato (nucleus), di malta, sabbia e pozzolana nel quale si affondavano i basoli, che così incastrati non si muovevano e formavano un piancito durissimo (pavimentum). 

Salaria: per capire - Come erano costruite le strade romane 

 

NAPOLI - Una delle voci più importanti era quella del commercio con la Gran Bretagna. Perciò nel 1753 Londra nominò come inviato straordinario sir James Gray, un fine diplomatico, appassionato cultore e mercante di arte antica. Per espletare il suo compito e raccogliere al più presto notizie su Napoli e il suo regno e sul commercio tra Napoli e l’Inghilterra interpellò George Hart e Harry Porter, i principali mercanti inglesi, che lo stesso anno stilarono una relazione: le navi inglesi caricavano molte merci, come l’olio a Gallipoli, i passi (uva passa) a Diamante e il sale in Sicilia, specie nel porto di Messina, dove venivano nominati dei “viceconsoli” * Lo Sardo 1991

 breve storia del porto di Napoli

NAPOLI - Durante la “guerra dei sette anni” (1757-1763) alcuni mercanti napoletani tra cui Lucio La Marra e il suo socio Gaspare Marchetti, approfittando della crisi degli inglesi, si introdussero con le loro navi nel commercio creando una sede a Londra: in tal modo riuscirono ad arrivare nelle Americhe (Martinica francese) (Sirago 2004). Quando Carlo divenne re di Spagna, nel 1759, lasciò a Napoli il giovane re Ferdinando sotto la tutela di un consiglio di reggenza presieduto dal ministro Tanucci. Il ministro continuò a gestire il regno inviando a Carlo ogni settimana una lettera per relazionare sul suo operato (Sirago, 2015). Dopo la fine della “guerra dei sette anni”, sancita dal trattato di pace firmato a Parigi nel 1763, venne attestata la supremazia marittima e coloniale dell’Inghilterra, interessata in buona parte ai traffici nel Mediterraneo e nel Levante. L’Italia, ponte naturale per il Levante, era uno dei punti nodali per il commercio inglese, specie nel porto di Livorno. Ma anche il giovane regno borbonico era un punto nodale per gli inglesi, che esportavano numerose materie prime e stoffe di qualità ordinaria utilizzate per le uniformi dei soldati, le livree dei servitori e gli abiti per il popolo: da qui l’interesse della monarchia inglese * Giura, 1997 e la notevole attività diplomatica, * Gigliola Pagano de Divitiis 1997. 

 La Napoli dei Borbone | Storia dell'Arte | Rai Scuola

NAPOLI - L’arrivo di Sir William Hamilton a Napoli. William Hamilton, figlio di lord Archibald, nato a Henley-on Thames nel 1730, da giovane aveva intrapreso la carriera militare, che aveva lasciato nel 1758, dopo il matrimonio con Catherine Barlow, di salute cagionevole. Quando il Gray era tornato in patria, spaventato dalla terribile carestia che imperversava su Napoli e sul Regno, con conseguente pestilenza (Carrino, 2020), Hamilton aveva chiesto di prenderne il posto. Il momento era molto critico, poiché si sentivano ancora i gravi effetti della carestia, ma egli chiedeva di venire a Napoli poiché i medici inglesi ritenevano che il clima della città partenopea potesse giovare alla moglie. Aveva però anche il desiderio di visitare le importanti scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei, uno dei suoi interessi primari, che poteva coltivare mentre si occupava degli affari diplomatici. Nel novembre del 1764 giunse in Napoli come “inviato straordinario e ministro plenipotenziario” inglese presso la corte borbonica napoletana durante la “reggenza” di Bernardo Tanucci. Con la moglie prese alloggio nel palazzo Sessa, a Cappella Vecchia, nel quartiere di Chiaia, da dove si poteva ammirare tutto il golfo di Napoli, descritta in modo magistrale da Goethe il 22 marzo 1787 * 2018

HAMILTON - Sir William Hamilton (1730-1803) fu archeologo, vulcanologo e diplomatico inglese, ambasciatore del Regno di Gran Bretagna a Napoli. nel suo periodo di permanenza a Napoli si interessa di archeologia e geologia e del vulcanismo del Vesuvio.  la scoperta di Pompei fatta secoli porta alla luce numerosi reperti che saranno venduti e finiranno al museo di Londra.

 Un diplomatico erudito nella Napoli del Settecento: sir William Hamilton |  Dialoghi Mediterranei

 


 POZZUOLI - La Solfatara di Pozzuoli si trova nella città di Pozzuoli, vicino a Napoli, all'interno dell'area vulcanica dei Campi Flegrei. È un vulcano attivo, caratterizzato da fumarole e getti di fango bollente, che rappresenta un sito di grande interesse geologico e naturalistico. La Solfatara si trova a circa tre chilometri dal centro di Pozzuoli, nel comune omonimo, e fa parte della provincia di Napoli. Prende il nome dallo zolfo di natura vulcanica che rende l'aria irrespirabile. E' noto che nelle zone vulcaniche si forma dello zolfo cristallino simile a quello diell' Etna di Catania e di Stromboli. 

 Solfatara di Pozzuoli: che cos'è e perché è pericolosa - Focus.it

 

POZZOLANA - Il calcetruzzo fu inventato dai romani che usano uno speciale cemento romano che i muratori e gli architetti hanno imparato ad usare. Quando si mescola malta di calce, sabbia e cenere vulcanica di pozzuoli cioè la pozzolana e acqua si forma un impasto che dopo indurisce e tiene ben legati i mattoni e blocchi per formare muri e case romane. -- La pozzolana romana è una roccia vulcanica, ricca di silice amorfa, utilizzata dagli antichi Romani come legante idraulico per creare un calcestruzzo eccezionalmente durevole e resistente all'acqua, grazie alla reazione con la calce e l'acqua. Questo materiale, estratto nei dintorni di Roma e Napoli, ha permesso la costruzione di capolavori come il Pantheon e di strutture portuali, rendendo le malte romane resistenti nel tempo e all'azione aggressiva dell'acqua. Gli antichi porti romani erano quelli di -- Gli antichi porti romani erano complessi di infrastrutture navali cruciali per l'economia e l'approvvigionamento dell'Impero, con esempi principali come Portus, il grande porto marittimo situato alla foce del Tevere e ampliato da Claudio e Traiano, e l'Emporium, il porto fluviale di Roma dedicato al commercio di merci come grano e olio. Altri porti importanti includono il primo porto marittimo di Ostia e il porto militare dei Navalia. 

 

MERCALLI - Giuseppe Mercalli (1850–1914) fu uno scienziato e sacerdote che dedicò la sua vita allo studio dei vulcani e dei terremoti, in particolare del Vesuvio, ideando la famosa "Scala Mercalli" per valutare l'intensità sismica in base agli effetti osservati. Prima di arrivare a Napoli ha lavorato e insegnato a MIlano e Monza. Quando arriva a Napoli si dedica allo studio dei fenomeni sismici e vulcanici. La sua opera fu fondamentale per l'educazione e la prevenzione dei rischi vulcanici, e le sue conferenze e interviste informavano regolarmente la popolazione sui pericoli e sulle misure di difesa. 1911 E' nominato alla direzione Giuseppe Mercalli  che rimarrà in carica fino al 1914. Mercalli dedicò la propria vita all'osservazione ed alla ricerca vulcanologica e sismologica. Fu il cronista accurato di tutti i più importanti terremoti e delle maggiori eruzioni vulcaniche che avvennero durante il quarantennio della sua attività scientifica. Tra i suoi meriti, ricordiamo la scala empirica dell'intensità dei terremoti basata sugli effetti prodotti, che da lui prende il nome, e la classificazione delle eruzioni vulcaniche. 1914 Muore a Napoli tragicamente Giuseppe Mercalli. Direttore pro tempore è Alessandro Malladra.

 

 

POMPEI - L'eruzione del Vesuvio sotterra sotto uno spesso strato di cenere l'antica città di Pompei. L'eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei nel 79 d.C. fu un evento pliniano caratterizzato da una colonna di gas e materiale vulcanico alta circa 25 km. .Questa colonna collassò, generando flussi piroclastici devastanti che seppellirono la città con cenere e lapilli, mentre la caduta di cenere e pomici causò il crollo dei tetti e la morte per soffocamento. La colonna di cenere stimata dai geologi e storici in 33 Km si dirige verso Pompei che viene investita insime ad Ercolano. -- Chi ha visitato Pompei o Ercolano sa che queste due città romane furono distrutte e sepolte dai prodotti dell'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Questi depositi vulcanici sono stati studiati per oltre due secoli, durante i quali sono stati proposti diversi modelli stratigrafici e genetici. Due nuovi studi, pubblicati nell'ultimo numero del Journal of the Geological Society, aggiornano la stratigrafia, la distribuzione e la cronologia di questa eruzione iconica. Il professor Claudio Scarpati, vulcanologo del DiSTAR - Dipartimento federiciano di Scienze della Terra, dell'Ambiente e delle Risorse, e collaboratori ridefiniscono la dinamica della fase Pliniana dell'eruzione, che durò circa 17 ore, durante le quali furono eruttati 6,4 km³ di materiale vulcanico da una colonna che oscillava tra i 14 e i 34 km di altezza. La fase iniziò intorno a mezzogiorno del 24 ottobre (o agosto) con la deposizione di uno strato sottile di cenere. Verso l'una, la colonna eruttiva salì rapidamente fino a 19 km, iniziando a depositare pomici bianche. Dopo diverse oscillazioni, raggiunse i 23 km alle 19.06. Poco dopo le 20, iniziarono a essere eruttate pomici grigie e, tra continui alti e bassi, la colonna raggiunse la massima altezza di 34 km tra mezzanotte e l'una. Alle 6.07 del 25 ottobre (o agosto), terminò la fase di colonna sostenuta. Durante queste ore, su Pompei si accumulò uno strato di pomici di circa tre metri, che seppellì la città, causando il crollo di numerosi tetti sovraccarichi e la morte di centinaia di Pompeiani rifugiatisi nelle case. Già dalla sera del 24, intorno alle 19 e fino alle 6 del mattino successivo, dalla colonna si staccarono porzioni di gas e cenere, che formarono nove correnti piroclastiche dirette in varie direzioni: alcune devastarono Ercolano, mentre altre si espansero nella campagna circostante fino a 10 km dal vulcano. La seconda fase dell'eruzione, che durò 14 ore, produsse sei correnti piroclastiche capaci di raggiungere fino a 25 km dal vulcano e risalire fino a 800 metri sulle montagne lungo il percorso. La tredicesima corrente, la più devastante, durò ben nove ore e distrusse ciò che rimaneva degli edifici di Pompei e Stabia, uccidendo i sopravvissuti che erano scampati alla prima fase. Queste nuove interpretazioni sono rilevanti non solo per la vulcanologia, ma anche per la storia e l'archeologia, oltre che per tutte le discipline impegnate a comprendere gli eventi culminati nell'eruzione del 79 d.C.. * Claudio Scarpati Marzo 2025

 File:Mt Vesuvius 79 AD eruption-la.svg - Wikipedia

SOMMA VESUVIANA - Cè un comune che si chiama Somma Vesuviana vuicino napoli. Prende il nome forse per la vicinanza del da Monte Somma e dal vulcano Vesuvio.. La città di Somma Vesuviana è indissolubilmente legata al Monte Somma (anzi alla Montagna di Somma) come il Monte Somma è legato indissolubilmente al Vesuvio. Come si sa il Monte Somma è la cima più piccola del famoso complesso vulcanico (1.121 metri) mentre il Vesuvio è leggermente più alto (1.281 metri). -- Somma è tra le cittadine dell’area vesuviana che ha avuto ed ha conservato il maggior numero di testimonianze archeologiche storiche, artistiche ed architettoniche. Scavi effettuati nel periodo 1933 – 1936, sotto la guida esperta del direttore degli scavi di Pompei, il prof. Matteo Della Corte, portarono alla luce una parte di una lussuosa villa di epoca Augustea, individuata come la probabile residenza in cui (apud Nolam secondo Tacito) morì Ottaviano Augusto. -- Sulle antiche pendici del Vesuvio, che, dopo l'eruzione del 79 d.C., causa la separazione del massiccio in due moli, assunse poi la denominazione di monte Somma, lasciando al nuovo cono la denominazione di Vesuvio, era insediata una folta serie di "villae rusticae". Questo a dimostrazione dell'intensa frequentazione della zona fin dall'epoca romana e della coltivazione di prodotti pregevoli (frutta, vino ed olio), smistati sui mercati delle vicine cittadine di Nola, Pompei e Napoli per procedere poi alla successiva commercializzazione nella lontana capitale in cui erano molto richiesti. Abbondantissimi gli insediamenti di epoca romana riscontrati nella zona, tra i quali notevole interesse architettonico presentano i ruderi della presunta "Villa di Augusto", individuata da Matteo Della Corte, intorno agli anni trenta, in località Starza della Regina.* Wiki 2025

 

AUGUSTO - Nel 2001 l’Università di Tokyo ha varato, grazie alla concessione della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Napoli, un progetto interdisciplinare di 6 anni (scadenza 2006). Oggetto della ricerca è l’area della cosiddetta Villa di Augusto, situata nella località di Starza della Regina, nel Comune di Somma Vesuviana. Il sito archeologico si trova alle pendici del Monte Somma, sul versante settentrionale del Vesuvio, in un’area più volte soggetta ai danni provocati dalle ripetute eruzioni vulcaniche; una zona dove comunque la successione degli eventi naturali e delle vicissitudini umane ha avuto un impatto secondario, rispetto a quanto verificatosi nella zona costiera, dove scavi e ricerche archeologiche furono iniziate precedentemente, a partire dalla prima decade del 18° secolo. I primi saggi presso Starza della Regina furono intrapresi negli anni ’30 del 20° secolo, dopo la fortuita scoperta nel corso di alcuni lavori agricoli di un muro di notevoli dimensioni che immediatamente fece pensare alla presenza di un complesso architettonico di una certa importanza. Gli scavi, eseguiti dal 1934 al 1936 da Matteo Della Corte sotto la supervisione di Amedeo Maiuri, portarono alla luce i resti di un edificio monumentale. L’edificio si era conservato sino all’altezza massima di 9 metri e fu distrutto, secondo le ipotesi degli stessi archeologi, “dal fango conseguente all’eruzione del 79 DC”, quando i lavori di restauro susseguenti al terremoto del 62 erano sempre in corso. Fra le vestigia allora scoperte, la più maestosa era la “colonnata con archi e pilastri” orientata da est ad ovest e di una lunghezza approssimata di 12 metri; essa era collegata perpendicolarmente ad un “muro di mattoni” decorato con tre nicchie. Inoltre furono scoperti “colonne e capitelli di marmo, pavimenti in mosaico, splendidi frammenti di statue raffiguranti persone con sontuose vesti, (…) stucchi policromi di muri e lacunari. Nonostante le investigazioni allora eseguite fossero limitate (approssimativamente 70 metri quadrati), i caratteri monumentali delle costruzioni riportate alla luce e la loro collocazione furono ritenuti elementi sufficienti per identificare il complesso quale la residenza nella quale l’imperatore Augusto trascorse gli ultimi giorni della sua vita, già più volte citata dalle fonti letterarie (Suet. Aug. 98; 100; Tib. 40 Tac., Ann., I, 5;I, 9; IV, 57) e situata apud Nolam... Da allora ogni anno è stata eseguita una nuova campagna di scavo che lentamente sta riportando alla luce l'intero complesso. (fonte:www.archemail.it)

 

 

 

Il Vesuvio del 79 d.C.: nuova lettura dell'eruzione che colpì Pompei e  Ercolano | In Ateneo 

 

RISCHIO - Cosa rischiano i napoletani ? Il grado di rischio è dato da un colore posto sulla mappa napoletana. Cosa è stato fatto ? La Regione Campania  ha ridefinito in data 13-02-2015  la zona gialla del Vesuvio. Come anticipato mesi fa dall'assessore Ing. Cosenza, la zona ricomprende molti comuni anche della provincia di Salerno, Avellino e Benevento. Vediamo, in dettaglio cosa è la zona gialla e come si è proceduto alla sua delimitazione. La "zona gialla" ricomprende aree potenzialmente esposte a materiali di ricaduta entro poche ore o giorni dall'insorgere dell'eruzione. Trattasi, prevalentemente, di ceneri vulcaniche e lapilli. In primo luogo, si è deciso di assumere come scenario di riferimento quello di venti in quota con direzione dai quadranti occidentali. La scelta è giustificata da osservazioni di natura statistica che indicano come siano prevalenti, in quota, venti provenienti dai quadranti occidentali. Poi, sulla base di studi e relazioni scientifiche, si è determinata la zona limite entro cui possono verificarsi quegli accumuli di materiale piroclastico (essenzialmente ceneri) che possono costituire una criticità seria per la statica degli edifici con pericolo di crolli. Tale valore è stato determinato nei 300kg/mq, con soglia di un + 5% (cui corrisponde un accumulo di circa 30 cm di cenere vulcanica). Dunque, si è tracciata una linea a forma ovale che abbraccia una serie di Comuni. Sono ben 65 quelli potenzialmente interessati. Qui trovate la mappa dettagliata con accumuli previsti ed elenco dei Comuni interessati. -- Il piano di emergenza per il Vesuvio individua principalmente due zone di rischio: la zona rossa e la zona gialla. La zona rossa è l'area più pericolosa, dove l'abitazione verrà distrutta da flussi piroclastici, mentre la zona gialla è esposta a ricadute di cenere e materiali piroclastici che possono danneggiare gli edifici. 

Campi Flegrei, Piano di evacuazione per mezzo milione di campani: cosa  prevede 

   

Mappa della provincia di Napoli: comuni con annunci di case ... 

 

LETTERATURA :

D'Ambrosio  Antonio  2002 -  Pompei: gli scavi dal 1748 al 1860, Milano, Electa

Della Corte  Matteo 1934 - Gli scavi di Pompei 

Mercalli Giuseppe  1913 - Il risveglio del Vesuvio